Jòn Kalman Stefánsson “Grande come l’universo”

ste.pngVedo che l’islandese Stefànsson è un autore molto amato sull’Asino, dove sono stati recensiti 5 suoi libri, dal primo pubblicato in Italia – Luce d’estate ed è subito notte  – alla trilogia costituita da Paradiso e inferno, La tristezza degli angeli e Il cuore dell’uomo, fino a I pesci non hanno gambe, prima parte di un dittico di cui questo libro è la conclusione. La struttura a cicli narrativi in due o tre parti è giustificata dal notevole respiro dei suoi temi, che descrivono non solo molti personaggi, ma diverse generazioni e sostanzialmente una intera nazione, ovviamente l’Islanda. Del resto, si è già detto che più che romanzi nel senso canonico del termine i suoi libri hanno la vastità del poema epico, sono a tutti gli effetti poesia in prosa. La cosa è resa ancora più affascinante dal fatto che le storie sono raccontate da una voce narrante che, nel caso della trilogia, è rappresentata da un coro di anime defunte, e nel dittico successivo da una voce misteriosa che solo alla fine si intuisce essere in sostanza un doppio del protagonista , una specie di coscienza in continuo dialogo con lui ( una sorta di Io freudiano? ).

Non ha molto senso raccontare la storia, se non per dire che Ari, il protagonista che già avevamo conosciuto, torna in Islanda dalla Danimarca per rivedere il padre morente, e continui salti narrativi ci portano su e giù per tre generazioni – il sottotitolo è: Storia di una famiglia – e un arco temporale che va dagli anni Cinquanta a oggi, ma con incursioni fuori da ogni tempo. Ritroviamo personaggi già incontrati in libri precedenti, ma non c’è un filo conduttore tipico dei romanzi, solo diverse situazioni, persone, stati d’animo. In questo libro poi, più che in altri, sono onnipresenti l’infelicità, il dolore e la morte. Che allegria, direte voi; ma un poeta descrive la vita e non lo si può criticare perché affronta temi che nella vita hanno parte importante.

Io avevo letto sia la trilogia sia I pesci non hanno gambe ed ero rimasto affascinato. Devo dire invece che questo libro mi ha lasciato piuttosto freddo, e lo dico con dispiacere perché penso che davvero Stefànsson sia una delle voci più interessanti ed originali della letteratura contemporanea. Non cerco neanche di spiegare perché, e il motivo è che riconosco che anche in questo caso si tratta più di poesia, sia pur in forma di prosa, che di un romanzo. In questo riconosco che Stefànsson non ha cambiato strada, poeta era e poeta rimane. Ma la poesia ha più a che fare con le emozioni che con la logica con la quale si può valutare un romanzo, e quindi mi limito a segnalare questa mia insoddisfazione. Che naturalmente può essere anche dovuta ad un mio stato d’animo e quindi mi piacerebbe sentire il parere di altri Asinisti che avevano apprezzato i suoi libri precedenti.

Traddles

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One thought on “Jòn Kalman Stefánsson “Grande come l’universo”

  1. Caro Traddles,
    adoro Stefansson e, come con tutti gli autori amatissimi, e custodisco i suoi nuovi libri in modo da poterne avere uno da leggere in un momento in cui sia importante la compagnia di un amico prediletto…
    Questo fa sì che io non abbia ancora letto i suoi due ultimi libri. Mi spiace che l’ultimo ti abbia deluso… ma appena lo leggo, ti racconterò.

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