Junior Diaz “La breve favolosa vita di Oscar Wao”

diazOscar è un ragazzo nero di origini dominicane; è ossessionato dalle storie fantasy, che lui stesso scrive, e dalle ragazze, che ama appassionatamente, non ricambiato, essendo obeso e anche abbastanza nerd. Il suo più grande timore è di morire vergine.

È il principale ma non unico protagonista del libro; figure di rilievo sono anche la sorella Lola e la madre Belicia, che lascia la Repubblica Dominicana per sottrarsi a una delle più spietate, corrotte e immorali dittature del centro-sud America, vale a dire quella di Rafael Trujillo, uomo dagli insaziabili appetiti di denaro e di donne. Trujillo è molto presente nel romanzo sia come figura storica ma anche come demiurgo, almeno in parte, degli eventi narrati.

Lola e Belicia sono donne straordinariamente vitali e combattive, oltre che di una bellezza debordante che contribuisce non poco a far passare loro un sacco di guai.

Il romanzo ha un andamento particolare, nel senso che le storie dei protagonisti, cui si aggiunge anche quella del nonno di Oscar, Abelardo, vengono raccontate in modo non cronologico ma intersecandole fra di loro.

Il denominatore comune è rappresentato dal micidiale fukù (noi diremmo sfiga) che perseguita tutti i membri della famiglia condannandoli volta a volta  a rovesci economici, fughe e incidenti vari, legnate e, soprattutto, ad amori infelici.

La principale attrattiva del libro è che Diaz sembra un nipotino dotato di G. Màrquez.

Certo non arriva ai suoi livelli ma lo ricorda in modo credibile e genuino; ad esempio dove racconta che “quando Trujillo ottenne il centotrè per cento dei voti alle elezioni nessuno riuscì a rimanere serio quanto lui”; o nel seguente passo (ma altri ve ne sono):

Quell’estate, per la cronaca, la nostra Belicia sviluppò un cuerpazo così pazzesco che solo un pornografo o un fumettista avrebbe potuto idearlo coscientemente. Ogni quartiere ha la propria tetùa ma Beli era la Tetùa Suprema, la sue tetas erano globi di dimensioni così inverosimilmente titaniche da spingere ogni anima generosa a compatire la loro proprietaria, e ogni maschio eterosessuale nelle vicinanze a riconsiderare la propria triste vita”.

Forse non è un romanzo imperdibile, ma vale senz’altro la pena leggerlo, specie per gli orfani del grande Gabo.

Premio Pulitzer 2008.

Poronga

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