Daniel Kehlmann “I fratelli Friedland”

kArthur Friedland, aspirante scrittore in cerca di successo, ha tre figli maschi, di cui due gemelli,  da due mogli diverse. Un giorno li porta a vedere uno spettacolo di un famoso ipnotizzatore ( ” con me non funziona di certo “). Come si può immaginare, viene ipnotizzato, rivela a se stesso e agli altri aspetti della propria personalità tenuti nascosti, e da lì la vita dei quattro cambia. Il padre si allontana, per ricomparire soltanto molti anno dopo, i tre fratelli dovranno trovare una loro strada.

Il titolo originale tedesco è semplicemente F, e alla fine si apprenderà che è il nome del protagonista del romanzo di Arthur, ma soprattutto che sta per Fato. E il destino è il grande protagonista di questo romanzo, che potremmo senz’altro definire filosofico. E’ un libro sulla difficoltà di trovare una propria strada nella vita, sull’importanza del caso ma anche sulla necessità di prendere la vita nelle nostre mani. I tre fratelli hanno storie diverse e tutte problematiche. Il maggiore, ossessivamente interessato al passatempo ormai fuori moda del cubo di Rubik, trova sfogo nel cibo e diventa un prete che non crede in Dio ma si fa molte domande sulla religione e la metafisica; uno dei gemelli lavora nelle finanza, ma finisce nei guai e quando arriva la crisi del 2008 viene travolto ma in un certo senso quasi salvato ( mal comune mezzo gaudio ). La storia dell’altro gemello è forse la più interessante e comunque senz’altro la più divertente: pittore di talento, si specializza nel falsificare le opere di un altro pittore, con l’accordo di quest’ultimo. Una sorta di ghost writer, ma la cosa si presta a riflessioni non banali sul confine che separa la mediocrità dalla grandezza e sul ruolo del talento. La ricomparsa nel finale del padre, che ha finalmente raggiunto il successo, servirà in qualche modo a tirare le fila delle vite dei quattro protagonisti. Simbolicamente, il romanzo che ha dato il successo ad Arthur si intitola Il mio nome è Nessuno, e il richiamo a Ulisse e alla prima grande menzogna nella storia letteraria dell’occidente Indica che la menzogna in modi diversi domina la vita dei quattro membri della famiglia Friedland.

Ho letto questo libro perché avevo apprezzato il romanzo che aveva reso famoso a livello internazionale a soli trent’anni Kehlmann, La misura del mondo, e prima di questo un altro che mi era piaciuto anche di più, E’ tutta una finzione ( con un ringraziamento a Paola Capriolo, grande conoscitrice della letteratura in lingua tedesca, per aver parlato in termini molto lusinghieri di una giovane autore allora del tutto sconosciuto in Italia ).  L’ho trovato uno scrittore originale, che sa ideare storie intelligenti, senza cadere nel cerebrale delle avanguardie e ha una scrittura allo stesso tempo profonda e leggibile. Questo libro è forse il suo più ambizioso per le tematiche, però tutto sommato mi è piaciuto meno degli altri due, ma Kehlmann non è ancora quarantenne e quest’opera fa parte di una sua ricerca che va avanti e secondo me vale la pena di seguire.  E comunque vale sicuramente la pena di leggere gli altri due romanzi.

P-S.  D’Orrico, critico del Corriere,l’ ha definito un candidato al titolo di peggior romanzo dell’anno. Non fidatevi, anche solo come provocazione. Vi offro soltanto l’incipit, che in un romanzo non è certamente tutto, ma è importante, e questo secondo me è un bell’incipit:

” Anni dopo, erano adulti da un pezzo e ciascuno invischiato nella propria infelicità, nessuno dei figli di Arthur Friedland ricordava più chi, quel pomeriggio, avesse avuto l’idea di andare dall’ipnotizzatore. ”

Tiresia

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