Peter Handke “Prima del calcio di rigore”

Josef Bloch, ex portiere di calcio, viene improvvisamente licenziato dal lavoro che svolgeva presso un cantiere edile. Inizia qui il questo breve romanzo, che descrive la sue peregrinazioni in una città che non viene nominata. Josef si muove come un automa, vaga per strade, mercati, cinema, una pensione per passare la notte, cerca al telefono persone che non trova mai, si imbatte in una donna che è disposta a passare la notte con lui e, apparentemente senza motivo, dopo un frettoloso rapporto sessuale la strangola, senza che però questo assurdo episodio lasci traccia alcuna nel  racconto e , almeno apparentemente, sulla sua psiche. Nel suo girovagare fa discorsi solitari e si pone una serie di domande sul perché dei singoli fatti, anche quelli più minuti e insignificanti, cui assiste, cui non trova mai risposte.

Va allo stadio dove si sta giocando una partita, e vede calciare un calcio di rigore che viene miseramente fallito. Fine.

Un gelido, singolare racconto, che si svolge come attraverso la successione di una serie di istantanee in bianco e nero, descritte con poche e secche parole, in una atmosfera rarefatta e quasi sonnambula: “Vide che nei frutteti le casse piene di mele venivano rovesciate nei sacchi. Una bicicletta che lo superò slittava di qua e di là nel fango. Vide due contadini darsi la mano sulla porta di un negozio; le mani erano così asciutte che le sentì frusciare. Dai sentieri campestri strisce di melma impresse dai trattori conducevano fino alla strada asfaltata. I parcheggi davanti ai negozi si svuotavano; i clienti ritardatari passavano dall’ingresso posteriore. ‘Schiuma’ ‘scorreva’ ‘giù’ per i gradini del portone. ‘Piumini’ erano stesi ‘dietro’ ‘le finestre’. Le lavagne nere con le scritte dei prezzi furono riportate nei negozi’. E via di questo passo.

Dopo questo romanzo nacque una collaborazione fra Handke e Wim Wenders, e la cosa non mi stupisce perché mi sembra di scorgere una forte affinità rappresentativa fra i due. Però il bellissimo “Nel corso del tempo” è davvero un’altra cosa.

Poronga

Peter Handke “Infelicità senza desideri”

han.jpgicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Peter Handke è uno scrittore cupo e severo i cui personaggi, fondamentalmente soli, si muovono quasi fossero automi.

In un luogo dagli inverni freddi, le estati afose, gli autunni umidi e nebbiosi vive l’umanità qui descritta : “goccioloni sulle funi del bucato, rospi che ti tagliavano la strada nel buio con un salto, moscerini, insetti, farfalle notturne anche di giorno, vermi e millepiedi sotto i ciocchi della legnaia; bisognava difendersi da tutto questo, non c’era altro da fare. Raramente senza desideri e felici, in qualche modo, per lo più senza desideri e un poco infelici“.

La infelicità senza desideri di cui si parla in questo piccolo libro è quella della madre di Hanke, donna forte e chiusa, dalla “tristezza inguaribile” e vissuta “senza predilezioni”. Continua a leggere