Stefan Zweig “Novella degli scacchi”

zw.pngQuesto breve racconto per me è un piccolo capolavoro: non è necessario conoscere né tanto meno amare il gioco degli scacchi per essere coinvolti da subito nella vicenda del campione mondiale in carica, un immaginario Mirko Czentovic, un individuo rozzo e ignorante in tutto tranne che nell’arte scacchistica. Nel corso di un viaggio in nave da New York a Buenos Aires Centovic viene  coinvolto, sfidato e alla fine battuto da un misterioso sconosciuto, il dottor B.,  che dichiara di non aver giocato a scacchi nei 40 anni precedenti. Al di là della suspense per l’andamento della sfida scacchistica, è la vicenda del dottor B. , che si rivela un ex aristocratico perseguitato dai seguaci di Hitler e della Gestapo, ad appassionare il lettore e a sorprenderlo con la genialità della rivelazione dell’origine della sua maestria e della sua somma conoscenza del gioco degli scacchi.

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Stefan Zweig “Gli occhi dell’eterno fratello”

stLa quarta di copertina, ancora più succinta delle normali abitudini dell’Adelphi, ci informa trattarsi di ” … Un libro amato da Hermann Hesse, che vedeva nella leggenda indiana dell’amico Zweig un’opera in sintonia con il suo Siddharta “. E allora partiamo da Siddharta che, come molti della mia generazione, ho letto e apprezzato a suo tempo, senza però mitizzarlo. Da diversi anni ormai trovo gente che dice di aver provato a rileggerlo e averlo trovato una noia insopportabile. Io non l’ho riletto – prima o poi lo farò – ma mi sembra che questi giudizi siano dettati da snobismo, giurerei anzi che molti non lo hanno neppure davvero riletto, si adeguano alla moda del momento, come per altri romanzi che vengono osannati o vituperati per seguire l’andazzo. Siddharta era un bel libro e – ripeto: senza mitizzarlo – sono convinto che tale rimanga anche in un contesto storico diverso.

Lasciamo Siddharta e veniamo a Gli occhi dell’eterno fratello – sottotitolo: una leggenda – racconto breve ma intenso, pubblicato nel 1922, lo stesso anno di Siddharta. In un contesto non specificato ma che è chiaramente quello mitologico indiano della Baghavadgita, appare Virata, un grande guerriero che salva il traballante trono del re dall’attacco dei nemici. Il re gli offre metà del suo regno, ma Virata rifiuta e giura di non impugnare mai più un’arma: senza averlo riconosciuto, ha ucciso il suo unico fratello, che era fra gli oppositori del re. Su insistenza di quest’ultimo, accetta di diventare il giudice del regno. Tutti lo lodano per come amministra la giustizia, ma ad un certo punto un reo lo accusa di non sapersi mettere nei suoi panni. Virata è sconvolto al punto di prendere, in incognito, il posto del condannato nelle prigioni, e dopo un mese decide che non può più assumersi la responsabilità di giudicare i suoi simili. Cerca allora di vivere da privato cittadino, ma un duro scontro con i figli sull’applicazione della giustizia domestica nei confronti degli schiavi lo induce d abbandonare anche quella vita. Nella quarta reincarnazione, diventa un eremita, ma la sua fama di saggio influenza il comportamento di molte persone, e anche in questo caso viene accusato di aver indotto un uomo, sia pure col suo solo esempio, a comportamenti sbagliati. Allora rinuncia anche al suo ruolo di saggio e va a fare il guardiano dei cani ( se a qualcuno tornassero in mente ricordi di studi di filosofia e la figura di Diogene il cinico credo che non sia un caso, in una fusione di filosofia orientale e occidentale ) e in questo ruolo infine morirà solitario e dimenticato da tutti, ma probabilmente felice o almeno in pace con se stesso.

Protagonista del racconto è naturalmente la Giustizia e la difficoltà o l’impossibilità di trovare il modo di applicarla con equità. Pur sconfinando spesso nell’etica, resta però un’opera letteraria di piacevolissima lettura, per la sospensione fra Oriente e Occidente, fra mito e realtà. Il tutto, nelle mani di un grande scrittore.

Tiresia

Stefan Zweig “Novella degli scacchi”

zwGli scacchi devono evidentemente essere ottima fonte di ispirazione per storie misteriose e per personaggi che lo sono ancora di più .

Protagonisti contrapposti di questa novella sono Mirko Czentovic, campione del mondo proveniente dall’est europeo, persona mediocrissima -quasi un ritardato- ma con un grigio quanto implacabile talento per la scacchiera, e il dottor B., che ha sviluppato una capacità scacchistica quasi prodigiosa in un modo incredibile, direi anzi sovrumano.

Non racconto altro per non rischiare di rovinare il piacere della lettura a chi vorrà cimentarsi con questo piccolo ma riuscitissimo libro.

È singolare osservare i punti di contatto con il romanzo di Maurensig (ad esempio il nazismo), ma anche il diverso e quasi antitetico ruolo che il gioco degli scacchi assume nei due libri: in quello di M. da metafora di scontro mortale a vero scontro mortale;  in quello di  Z. via estrema di salvezza dal crollo mentale e dalla pazzia.

Poronga

Stefan Zweig “Il mondo senza sonno”

ZweigQuando esce un libro di Zweig io mi precipito a leggerlo, e vi consiglio caldamente di fare altrettanto, a maggior ragione in questo caso. Anche se l’editore non ci dà molti elementi ( comunque merito a lui per l’iniziativa; io, del resto, non avevo mai sentito nominare le Edizioni Skira ) sembra di capire che siano testi inediti in Italia e che, essendo tutti centrati sull’argomento della Prima Guerre Mondiale, abbiano a che fare col centenario 1914-2014. In ogni caso, si tratta di due brevi articoli di giornale, di un racconto breve e di un racconto lungo.

Cominciando dai racconti, entrambi scritti nella primavera del ’18 dunque a guerra ancora in corso, descrivono in maniera esemplare l’orrore e l’assurdità della guerra, uno con un finale tragico, l’altro con un barlume di speranza. Nel racconto lungo, in particolare c’è una figura femminile eccezionale, una donna che rifiuta con tutte le sue forze quello che sembra inevitabile ma è una totale follia.

Dei due articoli, uno è stato scritto nel ’28, nel decennale della fine della guerra, e racconta la visita ad un campo di battaglia in Belgio dove vi fu un numero enorme di morti, raccolti in uno sterminato cimitero. Qualunque persona con un minimo di sensibilità, o anche solo di razionalità, non potrebbe non fare tesoro di questi fatti, e della magistrale descrizione di Zweig, per evitarne il ripetersi; purtroppo noi sappiamo che incombeva già l’incubo del nazismo.

Quello che ho trovato veramente eccezionale – e trovo giusto che abbia dato il titolo alla raccolta – è il primo articolo. Con grande lucidità Zweig predice che questa guerra sarà diversa da tutte le altre della storia, che lascerà dietro di sé cambiamenti enormi e irreversibili, e che l’Europa non sarà mai più la stessa. Consentitemi una lunga citazione a proposito delle dispute territoriali, perché a me ha fatto venire in mente episodi molto più vicini a noi, e cioè la guerra nella ex-Jugoslavia:

“Quando la febbre sarà diminuita, tutto acquisterà un valore nuovo ai nostri occhi, e ciò che adesso è simile sarà diverso. Le città tedesche: con quale sentimento le guarderemo dopo questa lotta. E Parigi: quanto diversa, inconsueta apparirà ai nostri sensi! Lo so fin d’ora: dopo la pioggia di bombe tedesche sulla cittadella, non potrò più sedere con gli stessi amici, ospite nella stessa casa di Liegi con lo stesso sentimento; tra alcuni anni al di qua e al di là del confine calerà l’ombra dei caduti che assorbirà il calore delle parole con il gelo del suo respiro.”

E adesso vi riservo il colpo di scena finale, perché tale è stato per me: queste parole, e in generale la grande lucidità dell’analisi di tutto l’articolo, possono sembrare sentire comune dopo la fine della guerra, o almeno dopo anni o sia pur mesi dall’inizio. Ebbene, Zweig scriveva il 18 agosto 1914, venti giorni dopo l’inizio della guerra. L’inevitabile conclusione è quella che chi ama la letteratura sa, o almeno sente: la sensibilità di un grande artista spesso vede prima e più lontano di sociologi, politologi e scienziati sociali.

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