Olga Tokarczuk “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti”

olgaIl titolo di questo insolito romanzo scritto da una delle scrittrici polacche contemporanee più note in patria, ma a quanto ne so io, ben poco conosciuta da noi, viene da uno dei Proverbi dell’Inferno di William Blake. E delle opere profetiche di Blake condivide le cadenze bibliche del linguaggio, la densità, l’inquietante forza di suggestione.

Un romanzo, questo di Olga Tokarczuk, che gioca coi generi letterari e nasconde dietro la forma del giallo un’analisi spietata della dilagante crudeltà del nostro tempo. Attraverso uno stile a un tempo ironico e appassionato, vi è descritto un mondo che sta andando alla deriva in una bufera d’indifferenza umana arroganza.

Le vicende, una serie di misteriosi omicidi in un piccolo paesino di provincia nella Conca di Klodzko, sono narrate da una vecchia eccentrica di cui il lettore segue il flusso di coscienza accedendo, in questo modo, a un punto di vista alquanto straniante e a una visione delle cose che di volta in volta ribolle impetuosa e carica d’indignazione o si smorza facendosi dolente e commossa. Attraverso una lunga galleria di personaggi paradossali e grotteschi viene dipinto via via davanti ai suoi occhi un mondo apocalittico e scriteriato, retto da una sotterranea follia.

Ecco un piccolo assaggio, scelto quasi a caso, dell’originalità della voce narrante, graffiante e intensa, il vero perno attorno a cui ruota l’inconsueta bellezza di questo libro:

«La primavera inizia a maggio e la annuncia, senza volerlo, il Dentista, che porta davanti a casa un antico apparecchio per trapanare i denti e una poltrona da dentista altrettanto vetusta. La spolvera con alcune passate di straccio, zaf, zaf, e la libera dalle ragnatele e dal fieno: i due arnesi hanno svernato nel granaio e sono stati tirati fuori solo di tanto in tanto, al manifestarsi di una necessità impellente(…)

Purtroppo anni prima gli era stato vietato l’esercizio della professione a causa dell’abuso di alcol. È strano che non vietino l’esercizio della professione a causa della vista debole. Questo Disturbo può essere molto più dannoso per il paziente. E il Dentista portava lenti forti, una delle quali era incollata con il nastro adesivo.

Quel giorno stava trivellando il dente a un uomo. Era difficile riconoscere i tratti del suo viso, deformato dal dolore e leggermente intontito dall’alcol con cui il Dentista anestetizzava i pazienti. L’orribile suono del trapano perforava il cervello e riportava alla memoria i ricordi più terrificanti dell’infanzia

Benché il disvelamento finale suggerisca che la dissennata e sanguinaria assurdità del piccolo universo della Conca di Klodzko verrà presto convenientemente neutralizzata, resta nel lettore l’inquietante sensazione che quel capovolgimento di valori che ha visto all’opera nelle pagine del romanzo, e di cui non può non avere riconosciuto le tracce nella propria esistenza quotidiana, stia ormai deformando la realtà in maniera ineluttabile.

Come dice Blake:

 Quando un’Allodola è ferita all’ala

Un Cherubino smette di cantare.

E, senza quel canto, sembra volerci dimostrare Olga Tokarczuk, la vita non sarà mai più la stessa.

la signora nilsson