Murakami Haruki “La strana biblioteca”

muraAccidenti! Frequento l’Asino da più di un anno e ancora non ho imparato a leggere le sue preziose recensioni prima di avvicinarmi a un libro! E’ così che sono caduta per la seconda volta, dopo Norwegian Wood, nella trappola di Murakami Haruki! Unica attenuante, il libro non l’ho comprato, ma me l’hanno regalato a Natale. Si tratta di “La strana biblioteca”, ultima surreale costruzione letteraria dello scrittore giapponese che pare destinato ogni anno a farsi soffiare il Nobel da qualcun altro. E’ una fiaba, un raccontino, una novella, non saprei bene come definirla né a che età sia indirizzata, se a ragazzini cyber punk o ad adulti che conservano la paura del lupo mannaro.

Racconta della discesa di un giovane studente nel ventre di una biblioteca, tra segrete stanze cui ti conduce un vecchio arcigno con frustino, sorvegliate da un pover’uomo vestito di pelli di pecora. Rinchiuso in una cella, il protagonista sarà costretto a imparare a memoria tre tomi sulla tassazione nell’Impero Ottomano, non per salvarsi la pelle, ma bensì per dare la possibilità al vecchio arcigno di segargli il cranio per succhiare la sua conoscenza. E mi fermo qui.

Il racconto, edito da Einaudi, è scritto su pagine molto spesse, per fortuna illustrate da un bravissimo Lorenzo Ceccotti, elemento assolutamente indispensabile per assicurare un minimo di vivacità  a ciò che mi è parso un puro esercizio di stile, senz’anima né cuore, studiato a tavolino per creare effetti adrenalinici francamente non pervenuti.

Ed è così che, leggendo “La strana biblioteca” in un’oretta, alla luce della applique del mio letto, sono sprofondata in un sonno profondo e per nulla turbato…

Ayelet

Haruki Murakami “1Q84”

MURAMannaggia, lo sapevo, ho fatto male.
Nonostante “Tokyo blues”, che mi era piaciuto proprio poco, il “vasto successo di pubblico e di critica” mi ha indotto a imbarcarmi nella lettura di questo mattonazzo di oltre 700 pagine (delle quali, avendo acquistato l’e-book, non mi ero reso conto; il caro, vecchio libro cartaceo mi avrebbe forse scoraggiato).
Il libro narra in parallelo due storie: quella della fisioterapista/killer di uomini indegni di vivere Aomame, e quella del ghost-writer Tengo.
Il romanzo scorre per circa la metà senza impennate, almeno però rivelando un certo sforzo costruttivo; poi a un certo punto si complica con storie di sette religiose, terrorismo, fenomeni paranormali, esoterismo, doppie lune, doppi mondi (il 1984 nel quale è ambientato il romanzo e dove vive il mondo “vero”, e l’anno 1Q84, una specie di mondo “altro” che non ho ben capito come entra ed esce dal racconto); e poi piccole e strane creature (i Little People), persone riceventi e percepienti, crisalidi d’aria ecc. Insomma, un pateracchio.
Oltretutto Murakami è lento, prolisso, ripetitivo, scialbo; ha anche delle strane fissazioni come quella delle ascelle (prevalentemente sudate), o dei seni (nessuna delle giovani protagoniste del libro si sottrae alla relativa descrizione anatomica che viene più volte ribadita) o dei lampioni “al vapore di mercurio” (guai a chiamarli semplicemente lampioni).
Una boiata.
Poronga