George Eliot “Middlemarch”

middlePrendete una cittadina rurale dell’Inghilterra intorno al 1830 e guardatevi intorno. Passeggiate per i sentieri tra i campi che costeggiano ruscelli e terreni coltivati, entrate nei salotti eleganti della piccola aristocrazia terriera e della borghesia di provincia, date una sbirciatina in qualche taverna e in qualche semplice casupola dove uno stuolo di marmocchi gioca  in un angolo mentre la mamma prepara conserve e fa il bucato.

Oppure provate a leggere «Middlemarch» di George Eliot e più o meno l’effetto sarà lo stesso. Con in più la possibilità di incontrare e fare la conoscenza con una piccola galleria di personaggi che vi stupiranno per la loro intensità e vivezza.

A partire dalla bella e radiosa Dorothea, personificazione di una mente illuminata da un’intelligenza brillante e un fervido idealismo, o dal giovane Fred Vincy, amante di ozi e cavalli ma dotato di un animo affettuoso e nobile. I personaggi più riusciti e accattivanti sono quelli che incarnano la grandezza dell’animo e dei sentimenti umani oppure chi per innata bonarietà, come Mr Brooke e la minuscola Miss Noble, o per amore del progresso  scientifico come il giovane medico Lydgate, si scontra con la grettezza di un mondo provinciale ottuso e bigotto. George Eliot dimostra comunque di nutrire un’immensa fiducia nella bontà che alberga nell’uomo malgrado l’influsso pernicioso della grettezza in cui può cadere  un animo debole se il mediocre contesto sociale in cui vive lo spinge con troppa veemenza e brutalità  verso il baratro di una vita votata all’egoistico perseguimento di scopi banali e meschini.

Per darvi un assaggio della voce insieme intensa e appassionata, ma anche brillante e ironica che risuona in ogni pagina ecco le primissime battute del romanzo, da un bizzarro ma accattivante Prologo:

«Chi, fra coloro che aspirano a conoscere la storia dell’uomo e a sapere in che modo il suo impasto misterioso reagisca ai mutevoli esperimenti del Tempo, non si è soffermato, almeno brevemente, sulla vita di Santa Teresa? Chi non ha avuto un sorriso indulgente al pensiero della bambina che una mattina, tenendo per mano il fratello ancor più piccolo di lei, partì a cercare il martirio nel paese dei Mori? Uscirono con il loro passo incerto dall’austera Avila, gli occhi spalancati e lo sguardo inerme di due cerbiatti, ma il cuore già palpitante all’idea dell’unità nazionale, finché non si imbatterono inesorabilmente nella realtà quotidiana rappresentata dagli zii, che li distolsero dalla loro grande impresa.»

A voi decidere se desiderate conoscere il resto…

la signora nilsson

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