Danilo Kiš “Il liuto e le cicatrici”

kisRecentemente la signora Nilsson ci ha parlato di libri da tenere vicino al letto per le letture serali, e di altri da tenere invece in soggiorno per leggerne qualche pagina ogni tanto ( mi ricorda un po’ Woody Allen, ma la sua logica era diversa, per chi si ricorda Provaci ancora, Sam )  Fra questi ultimi, da assaporare lentamente perché è possibile leggerne anche solo una o due pagine ogni tanto, metterei senz’altro questo Il liuto e le cicatrici. Sono sette brevi racconti, scritti fra il 1980 e il 1986, alcuni dei quali sarebbero dovuti apparire nella sua opera più nota, la Enciclopedia dei morti. Per varie vicende vennero pubblicati postumi, ma chi ha apprezzato quel libro non può non essere interessato a questa ideale continuazione/integrazione.

Kiš è stato uno scrittore serbo-montenegrino di famiglia ebraica, ovviamente perseguitato e insofferente a tutti i regimi politici, esule a Parigi, dove Kundera lo definì il più grande e il meno visibile di quella generazione di scrittori ribelli dell’Europa centrale di cui lui stesso faceva parte. La scrittura  di Kiš  è limpida, netta, e trova nella forma letteraria del racconto la sua espressione migliore. E’ uno scrittore di estrema intelligenza e nitidezza di pensiero. Va letto lentamente e con pazienza, non è una lettura facile ma può riservare grandi soddisfazioni. Come nell’Enciclopedia, anche in questi racconti la morte ha un ruolo importante, come parte della riflessione sulla vita degli uomini.:

” Lo scrittore … deve osservare la vita nella sua totalità: Deve fare intravedere il grande tema della morte perché l’uomo sia meno superbo, meno egoista, meno malevolo e, d’altra parte, deve dare un senso alla vita. L’arte è l’equilibrio di queste due visioni contraddittorie. Il dovere dell’uomo, soprattutto  dello scrittore …  è di andarsene da questo mondo lasciando dietro di sé non l’opera, tutto è opera, ma un po’ di bontà, un po’ di conoscenza. Ogni parola scritta è come l’atto della creazione. ”

Come tutti i grandi autori di racconti, Kiš sa  mischiare benissimo realtà e finzione, creare personaggi di fantasia ma inserire anche personaggi della vita reale. E’ uno scrittore raffinato e non sempre facile ma, per chi non lo conosce e vuole provare, ha un grande vantaggio: non occorre leggerne 50 o 100 pagine per capire se fa per noi, basta una pagina o due per entrare subito nel suo mondo letterario e decidere se continuare o meno il viaggio. Io riporto, dopo quello di prima,  qualche breve brano, per dare un piccolo assaggio della sua scrittura.

” Il signor … un uomo dalla mascella forte e dallo sguardo pacato e mite ( come se la parte inferiore del volto e quella superiore fossero separate da secoli di civiltà )

” Era una di quelle donne che non sanno invecchiare, che aggiungono alla sventura del tempo che passa la maschera grottesca di una finta giovinezza ”

E per finire con una curiosità, quella che a me sembra davvero una finezza, ammesso che esista, la figura letteraria della metafora inversa:

” Era un autunno piovoso e cupo di fine ottobre. Il vento con brusche raffiche strappava le foglie dei pioppi. Le foglie volteggiavano in alto e di lato, come volantini gettati da un aereo, poi planavano a terra. ”

Qualunque D’Annunzio di provincia saprebbe paragonare i volantini gettati da un aereo a foglie morte, ma ci vuole una mente acuta e uno sguardo disincantato per paragonare le foglie ai volantini!

Tiresia