Mark Rowlands “Il lupo e il filosofo”

rowQuesto libro mi è stato prestato e consigliato da un’amica. Non ero sicuro di aver voglia di leggerlo ma alla fine l’ho fatto, anche perché nel frattempo ero stato incuriosito dal grande e duraturo successo che il libro ha avuto in Gran Bretagna negli ormai nove anni da quando è uscito. Rowlands ha insegnato filosofia in varie università e in vari paesi, ma è un professore un po’ strano: giocatore di rugby, pugile dilettante in gioventù per sbarcare il lunario, grande bevitore. Insomma, una specie di Bukowski della filosofia. In università si presentava, fra lo sconcerto e l’entusiasmo degli studenti, col suo lupo – non cane lupo ma vero lupo – che stava sotto la cattedra lanciando di tanto in tanto dei possenti ululati. E al lupo ha dedicato, dopo la sua morte, questo libro, uno strano miscuglio di etologia, filosofia, autobiografia e romanzo. In sintesi, un po’ Jack London, un po’ Kerouac, un po’ Nietzsche. Il meticciato culturale può produrre risultati ottimi o sgangherati. Qui a mio parere siamo più o meno a metà strada. Non mi sento di dire che il risultato sia un completo fallimento, ma non ho provato il fascino che altri hanno dichiarato per questa miscela di generi.

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Libri d’estate

mont.pngTroppi libri, mi sono resa conto in ritardo, erano rimasti fuori dalla rapida carrellata delle mie letture estive, perciò consentitemi di ritornare sui miei passi e, tanto per cominciare, di aggiungere al saggio di Hillman, un libro bellissimo che descrive la storia di un uomo e di un lupo e dei pensieri che la vita col lupo induce nella mente dell’uomo. Il lupo e il filosofo di Mark Rowlands: si legge come un romanzo, ma è un agile e intelligente libro di filosofia morale.

E poi c’è Noverar le stelle di Marco Pivato: una tranquilla passeggiata tra scienza e poesia, che sottolinea i legami e le reciproche contaminazioni tra due modalità interpretative che solo in superficie son agli antipodi. So che sono numerosi gli asinisti che amano leggere in qualche modo di scienza e di come le nuove teorie della fisica stiano rivoluzionando la nostra visione del mondo, e a tutti  loro consiglio questo gradevolissimo libretto, ricco di folgoranti citazioni e siderei pensieri.

C’è anche un altro libro di racconti che mi ha accompagnato in questi mesi e che ho trovato a tratti stupendo. Racconti d’inverno di Karen Blixen. È vero, non tutti i racconti sono altrettanto riusciti: alcuni, mi è parso, sono guastati da macchinosi  mentalismi e da un linguaggio sin troppo arzigogolato, ma gli altri sono scintillanti, imperdibili. Così «Il campo del dolore» che unisce potenti emozioni a un’universale riflessione sulla condizione umana o «L’eroina», tanto avvincente quanto insolito e brillante nella rappresentazione  dei rapporti tra il maschile e il femminile. Assolutamente perfetta la brevissima «Storia blu», racconto nel racconto che apre la raccolta. Poetica e suggestiva rimane  iscritta nel cuore. Indimenticabile.

E per concludere un altro paio di libri abbandonati: Il liberatore dei popoli oppressi di Arto Paasilinna di cui, dopo l’incantevole Anno della lepre, non ho più trovato nulla di abbastanza divertente da proseguire oltre la prima ventina di pagine. Come se non fosse più stato capace di ricreare quell’equilibrio perfetto tra invenzione e  assurdità, tra stramberia e grazia che rendono L’anno della lepre un libro così delizioso e unico.

E Roderick Duddle di Michele Mari: perfetto come pastiche letterario ma poco avvincente e, in ultima analisi credibile, come lettura in sé.

Infine, La donna in bianco di Wilkie  Collins. Avevo trovato straordinariamente piacevole Pietra di luna e speravo di ritrovare anche qui quello humour, quell’abilità narrativa che mi avevano fatto pensare a un grande scrittore. Tuttavia, dopo un bell’esordio dalle atmosfere misteriose, mi sono arenata in una storia d’amore noiosa quanto un uomo in pantofole e non so più se proseguire. Magari  qualche asinista può dirmi se ne valga la pena o no.

la signora nilsson