George Saunders “Lincoln nel Bardo”

sa.pngicona-voto-mezzoasinoIl Bardo non è Shakespeare ma è una specie di Limbo tibetano. La vicenda si riferisce a una storia drammatica: in piena guerra civile americana, il figlio undicenne del Presidente Lincoln muore e viene accolto dalle anime che vagano nel Bardo. In un continuo alternarsi di commenti degli spiriti – tre principalmente ma ve ne sono altri minori – dovremmo capire il dramma esistenziale del ragazzo e del Presidente, combattuto fra i suoi sentimenti di padre e i doveri politici. E in aggiunta c’è un alternarsi di altri commenti presi da opere di cronachisti e biografi, servitori e membri della famiglia Lincoln in un misto di fiction e, credo, estratti di documenti storici reali. Non so se esistono veramente gli autori citati o se sia invece un espediente narrativo. Non so neppure se Lincoln abbia veramente avuto un figlio morto a undici anni. Ovviamente, nell’era digitale sarebbe facile togliersi queste curiosità, e forse un recensore scrupoloso dovrebbe farlo. Ma in realtà non mi interessa, perché quello che valuto è il risultato finale, che – poco importa se lavoro di creazione o di collezione – è un guazzabuglio incomprensibile e di nessun interesse. Anzi piuttosto irritante perché si capisce il tentativo di creare una raffinata opera di introspezione psicologica e di analisi morale, ma il risultato a mio avviso è davvero scadente.   Non ho nulla contro la tecnica di fare un collage di brani scritti da altri – ammesso che sia questo il caso. E’ anche questa letteratura, perché la scelta dei testi e la loro collocazione è un atto creativo. Ma il risultato non ha senso. E la parte che è certamente fiction è anche peggio.

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