Valerie Perrine “Tre”

Non avevo letto il precedente “Cambiare l’acqua dei fiori” e la mole del romanzo, nonché l’evidente confezione in stile best seller estivo da ombrellone in spiaggia non mi attirava troppo e così l’ho iniziato un po’ in sordina. Mi stavo piano piano abituando alle vicende adolescenziali dei tre inseparabili amici di prima infanzia Etienne, Adrien e Nina, quando a circa metà del romanzo l’autrice piazza un colpo di scena che non esito a definire tra i più clamorosi che mi sia mai capitato di leggere, anzi forse il più clamoroso di tutti.

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Giulia Caminito “L’acqua del lago non è mai dolce”

Tanto per incominciare Giulia Caminito non è affatto una scrittrice qualunque. In secondo luogo ha il merito di affrontare, e più che bene, il tema della povertà, che non mi risulta essere particolarmente frequentato, pur essendo noto che i poveri sono sempre di più (mentre i ricchi non si sa se sono sempre di meno, ma certamente sempre più ricchi).

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James Baldwin “Un altro mondo”

J. B. è autore di una certa importanza. Per esempio Paul Auster in “4321” lo cita diverse volte, il che mi ha incuriosito. Però questo libro a me proprio non è piaciuto.

Ambientato nella New York degli anni ’60, l’epoca in cui il libro è stato scritto, racconta la vita difficile e spesso tragica di coloro che ne sono protagonisti, a partire da Rufus, un giovane batterista jazz nero, sofferente e alla deriva. A lui si sostituisce nel racconto la sorella Ida, compressa in un umile lavoro di cameriera, ma che forse sta sbocciando quale cantante di grande talento. E devo dire che le descrizioni di Rufus e Ida quando suonano o  cantano nelle fumose e alcoliche atmosfere dei locali del tempo costituiscono la parte migliore del libro, per il resto soprattutto dedicato a descrivere l’impossibile interazione fra neri e bianchi. Principale rappresentante di questi ultimi è Vivaldo, amico fraterno di Rufus, che intraprende con Ida una relazione burrascosa e tossica per entrambi.

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Jennifer Haig “L’America sottosopra”

Bakerton, una cittadina della Pennsylvania, è nata e ha prosperato, subendo peraltro i pesanti effetti collaterali dell’inquinamento, grazie all’estrazione del carbon fossile di cui il suo sottosuolo era ricchissimo. Cessata questa attività e chiuse le miniere, Bakerton è caduta in uno stato quasi comatoso, fino a che non viene messa a punto una nuova tecnica di estrazione dal suolo di gas effettuata grazie alla devastante fratturazione del terreno, che comporta immani scavi sotterranei.

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Colson Whitehead “I ragazzi della Nickel”

Il terreno adiacente al riformatorio Nickel Academy comincia a restituire ossa umane. Vengono effettuati scavi ed accertamenti e si verifica che quelle ossa appartengono a dei ragazzi neri con i quali i “metodi correttivi” utilizzati nel riformatorio sono stati spinti all’estremo.

Parte di qui questo bel romanzo, per il quale Whitehad ha ottenuto il secondo  premio Pulitzer nel giro di 3 anni, entrando in una ristrettissima élite, se non sbaglio comprendente solo Tarkington, Faulkner e Updike.

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Charles Bukowski “Taccuino di un vecchio sporcaccione”

Anche la lettura di questo libro, che non ho neppure terminato, conferma che, tranne che per rare eccezioni, il Bukowski narratore a me non dice nulla di particolare, anzi, non mi piace proprio.

B. attraverso una serie di rapidi quadri illustra il suo disgusto per il vivere: una condizione perennemente abbrutita, triste e depressa, senza un futuro che non sia quello delle scommesse ai cavalli, regolarmente perse. Il punto è che tutto ciò viene rappresentato in modo greve, ripetitivo, senza mai un’impennata; e l’insistito e meccanico richiamo al bere, vomitare, cagare diventa solo noioso, e fastidioso.

Poronga

Bernardine Evaristo “Ragazza, donna, altro”

Fate che state sdraiati su un comodo lettino con il mare luccicante davanti, il sole ancora caldo e l’aria fresca oppure seduti su una bella sdraio di fronte a una verde vallata con le montagne intorno, con un libro in mano. Ecco, questo  libro: “ragazza, donna, altro” di Bernardine Evaristo, ovvero il piacere puro della lettura, così raro.

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Patrick Radden Keefe “Non dire niente”

I libri sono un po’ come i figli che una volta lasciati liberi di girare per il mondo si formano indipendentemente da quale fosse in origine l’idea del loro “autore”.

E così, se con il suo nuovo saggio Patrick Keefe voleva raccontarci il sequestro mortale di Jean McConville e il dramma dei suoi tanti figli rimasti orfani, il libro finisce invece per rivelarci invece la storia di un’altra ennesima straordinaria figura femminile  del ‘900, storia che, mio limite, conoscevo poco.  

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Pelham G. Wodehouse “Love among the chickens”

Jeremy Garnet, giovane scrittore di insicuro successo, mentre è alle prese con problemi di ispirazione, viene travolto dal vulcanico quanto scervellato Ukridge, un suo vecchio conoscente, che lo coinvolge di imperio in una strampalatissima impresa imperniata sull’allevamento di polli, dei quali entrambi non sanno assolutamente nulla.

Mentre viaggia in treno verso la sede che Uckridge ha scelto per l’allevamento, si trova seduto davanti alla dolce Phyllis della quale si innamora seduta stante, anche perché la ragazza, inaspettatamente, ha in mano una copia del suo unico libro finora pubblicato (sul quale ovviamente, si produrrà del tutto inconsapevolmente in giudizi non molto lusinghieri).

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