Sandro Veronesi “Il colibrì”

veroicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoI temi di questo romanzo l’infelicità e il dolore. Infelicità per non riuscire a realizzare, almeno sul piano dei rapporti personali, nulla di buono. Dolore per una serie di sciagure che il fato, sempre in agguato, procura al protagonista.

Eppure Marco Carrera (il Colibrì), non tanto per un colpo di fortuna, ma perché ancora una volta il fato -un fato oscuro e vagamente soprannaturale- vuole così, scampa da giovane a una morte sicura. Ma per il resto è sempre e solo infelicità: nasce in una famiglia infelice, forma una famiglia infelice, ama tutta la  vita di un amore infelice una donna che non avrà mai. Per non dire delle disgrazie che lo colpiscono, all’esito delle quali rimane “in piedi nel cratere fumante”. Continua a leggere

Luis Sepulveda “La fine della storia”

storiaicona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoJuan Belmonte  è un ex guerrigliero che desidererebbe tanto essere lasciato in pace a invecchiare con la sua compagna Veronica, che porta ancora i segni fisici e soprattutto psichici delle tremende torture inflittele dagli aguzzini di Pinochet, che la hanno letteralmente privata della parola.

Juan ne viste di tutti i colori: fedelissimo fino all’ultimo di Allende, ha in seguito combattuto in Bolivia, Nicaragua e in ogni luogo in cui occorresse sostenere la causa della libertà e del riscatto degli oppressi. Continua a leggere

Brett Easton Ellis “American psycho”

eeicona-voto-asino2Questo romanzo non è affatto scritto né costruito male, ma mi ha nauseato. Spiego.

New York, anni  ’80. Lo yuppie Pat Bateman, 26 anni, bello, straricco, in forma fisica apparentemente smagliante, racconta una vita fatta esclusivamente di: aperitivi, cene, locali notturni, ragazze preferibilmente bionde e dalle grandi tette, palestra, massaggi, shopping compulsivo, cocaina, alcool, cura maniacale del corpo, cura nell’abbigliamento. Questi due ultimi aspetti occupano largo spazio: la descrizione della cosmesi di Pat, che dice di bere 20 litri di acqua Evian al giorno (salvo poi strafarsi di droghe e alcolici) lascia allibiti, mentre non c’è incontro che non si apra con la descrizione di ciò che ciascuno indossa e della relativa griffe (dico, si tratta complessivamente di centinaia di elenchi). Continua a leggere

Paul Auster “La notte dell’oracolo”

austicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoSid è uno scrittore trentacinquenne miracolosamente scampato non si sa se a una malattia o a un incidente, e da poco tornato a casa dove l’aspetta l’amata moglie Grace, che di mestiere fa l’illustratrice.

Ha il dubbio se sarà ancora in grado di scrivere. Due eventi lo inducono a farlo: l’ispirazione tratta dal ritrovamento di un’opera inedita di una delle sue scrittrici preferite e l’acquisto di un bellissimo taccuino blu in una cartoleria gestita da un enigmatico signore cinese. Continua a leggere

Sybille Beford “Una visita a Don Otavio”

otavioicona-voto-asino2icona-voto-asino2Nonostante la entusiastica introduzione di Bruce Chatwin questo libro/romanzo di viaggio non mi ha appassionato. Scritto negli anni ’50 racconta un viaggio fatto in Messico da due signore americane, una delle quali, la Bedford, fa da narratrice. Non si può dire che il libro sia scritto male, tutt’altro, e talora contiene anche osservazioni acute ed intelligenti. Però queste due signore sicuramente benestanti, pur disposte a sottoporsi ai disagi e agli imprevisti che un viaggio del genere comporta (anche se la fissazione sulle precarie condizioni igieniche è stucchevole: cosa mai pensavano di trovare?) , sembrano più delle turiste che delle viaggiatrici “alla Chatwin”, che si prendono tutte le loro belle comodità servite e riverite, per quanto possibile, dalla ruspante popolazione locale, intrecciando di preferenza relazioni con le persone altolocate del luogo, siano esse locali o stranieri ivi trasferiti. Sembra in definitiva di assistere a delle atmosfere alla Scott Fitzgerald, più che alle atmosfere di viaggio “militante” alla Chatwin, alla Least Heat Moon ecc. Continua a leggere

Thomas Mann “Tonio Kröger”

mannicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Tonio è il rampollo di una ricca famiglia di commercianti che presto conoscerà la decadenza. La sua è una vita di sommessi e sofferti contrasti a partire da quello fra il padre, dal carattere nordico “contemplativo, profondo, corretto per puritanesimo e tendente alla malinconia” e la madre “di sangue esotico indefinito, bella, sensuale, ingenua, negligente e al tempo stesso passionale e d’una trascuratezza impulsiva“.

Egli non riesce ad appartenere appieno a nessuno di tali mondi, così come non riesce ad appartenere né a quello, pur vagheggiato, della mondanità e del divertimento, rappresentato dal suo compagno di scuola Hans Hasen e dalla sua amica Inge Holm, che compaiono all’inizio e alla fine di questo racconto (il giovane Tonio è innamorato di entrambi), né a quello della riflessione interiore, rappresentato dalla carriera di scrittore di successo, che intraprende. Continua a leggere

Joe R. Lansdale “Mucho Mojo”

landicona-voto-asinoicona-voto-mezzoasinoPenso che prima o poi sia capitato a tutti: uno si mette a leggere tutto contento il libro di un proprio autore preferito e non lo apprezza per nulla: grave delusione. A me è successo con questo romanzo nel quale ricompaiono Hap e Leonard, protagonisti del già recensito “Una stagione selvaggia” (tutto un’altra cosa). Continua a leggere

Gianrico Carofiglio “Il bordo vertiginoso delle cose”

caroicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Decisamente un buon libro che per certi versi mi ha sorpreso.

Enrico Vallesi è vicino alla cinquantina. Ha pubblicato dieci anni prima un libro di successo. In seguito, non essendo riuscito più a scrivere nulla di pubblicabile, si è rintanato in una attività di editor di libri altrui, quando addirittura non di ghost writer. È un uomo in crisi: lasciato rovinosamente cinque anni prima dalla sua donna, vive solo e beve forse un po’ troppo. Una mattina, per un concatenarsi di casi, mentre è al bar legge un articolo di cronaca che lo scuote; racconta della uccisione di un rapinatore, avvenuta a Bari, sua città natale, per dove decide di impulso di partire. Continua a leggere

Gustave Flaubert “L’educazione sentimentale”

icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoflau.jpegNiente da fare, io con Flaubert proprio non ci prendo.

Dopo precedenti esperienze, non esaltanti quando non proprio deludenti, ho riprovato con la sua ultima grande opera, che ho addirittura trovato la peggiore. La vicenda del giovane rampollo di provincia Frédéric Moreau e del suo travolgente amore a prima vista per Marie Arnoux, moglie del ricco e ambiguo Jacques, l’ho trovata lenta, fiacca; tutto un andare e venire fra salotti, feste, chiacchere, maneggi; e in, tale contesto, descrizioni ed elenchi interminabili e stucchevoli. Anche i frequenti e fitti riferimenti alle cronache di allora, se certamente interessanti per i lettori dell’epoca, finiscono, letti oggi, per non dire molto, poco aggiungendo al contesto storico che precedette i moti del ’48. Continua a leggere

John Irving “Il mondo secondo Garp”

irvingicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Ho letto questo lungo romanzo costantemente in bilico -curiosa sensazione- fra il considerarlo un gran bel libro o un libro non del tutto riuscito. Alla fine ho concluso che si tratta più semplicemente di un buon libro, anche se non imperdibile.

In buona sostanza il protagonista, Garp, nasce da una intrepida ragazza, Jenny Fields, che rifiuta i vantaggi della propria ricca famiglia facendo l’infermiera e procurandosi un figlio senza la seccatura di doverlo dividere con un padre.

Garp è un tipo un po’ strambo ma simpatico: studia, ha come hobby la lotta libera, sposa la dolce e bella figlia del suo allenatore, si decide a fare lo scrittore, cosa che gli riesce con medio successo, è un padre attento e molto apprensivo, corre a piedi dietro alle automobili che superano i limiti di velocità per redarguire il conducente, eccetera. Continua a leggere