Bianca Pitzorno “Il sogno della macchina da cucire”

Bianca Pitzorno, nota soprattutto per essere valente autrice di libri per bambini, si cimenta qui nientemeno che col romanzo d’appendice. L’eroina di questo romanzo, collocato verso la fine dell’ottocento, è una giovane sartina, di umilissime origini, avviata all’arte del ricamo dalla nonna. Laboriosa, intrepida, intraprendente, fa tutto il possibile per mantenere una qualche indipendenza, così sottraendosi all’amaro destino delle giovani ragazze costrette ad andare a servizio nelle famiglie ricche, ridotte a una condizione di quasi schiavitù (“non uscivano mai di casa tranne che per la messa“), e spesso vittime degli appetiti sessuali dei maschi di famiglia: un vero incubo.

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Melissa Bank “Manuale di caccia e pesca per ragazze”

Già il titolo di questo libro, spassoso e stravagante, lascia intendere che ci troviamo di fronte a qualcosa di singolare; la lettura conferma questa impressione.

Si tratta di una raccolta di racconti che sono quasi tutti collegati dal fatto che riguardano la medesima persona, Jane, colta in diversi momenti della sua vita.

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Lydia Davis “Osservazione sulle faccende domestiche”

Il racconto? scherzo? aforisma? miniatura? che dà il titolo a questa raccolta consiste in ciò: “Sotto tutto questo sporco il pavimento è davvero pulitissimo”.

Per scrivere e pubblicare una cosa del genere i casi sono due: o sei matto o sei un genio. Lydia Davis è un genio (com’è che questo termine è declinabile solo al maschile?), non a caso indicata come autrice di culto da David Foster Wallace, e non solo da lui.

Per decidersi a comprare i suoi libri basta dare un’occhiata alle sue foto, anche recenti (ha 75 anni), dalle quali spesso sbuca quel suo sguardo birichino e ironico che è tutto un programma.

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Paolo Cognetti “La felicità del lupo”

A Paolo Cognetti rappresentare e raccontare la montagna riesce decisamente bene: sia quella scintillante dei panorami grandi e sontuosi, sia quella disadorna e anche un po’ malinconica delle basse stagioni, quando diventa umida e grigia, ma sempre in grado di sorprenderti con spettacolari colpi di scena.

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Alberto Ravasio “La vita sessuale di Guglielmo Sputacchiera”

Guglielmo Sputacchiera è un trentenne laureato, disoccupato, mantenuto dai genitori e che ancora vive coi suoi. Ha “l’impatto sociale e morale di un deceduto”, “il magnetismo mondano di un tostapane” e nessuna prospettiva o speranza. Nulla di -ahimè-  nuovo, se non fosse che un mattino, al risveglio, si ritrova trasformato in donna, con tanto di seni e vagina. Che deve fare? In qualche modo si rassegna e si adegua.

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Sally Rooney “Normal people”

Sally Rooney racconta con affetto ed empatia il complicato e acerbo amore fra due ragazzi, Connell e Marianne, nel corso di quattro anni; e lo fa tramite una invenzione narrativa abbastanza felice, consistente in una serie di capitoli, separati l’uno dall’altro di alcuni mesi,  che seguono la vicenda fotografandola nelle sue varie fasi.

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Mohamed Mbougar Sarr “La più recondita memoria degli uomini”’

Il protagonista di questo romanzo, un giovane scrittore nigeriano residente a Parigi, apprende dello sconvolgente  libro di un autore africano, pubblicato negli anni ’30, dal titolo “Il Labirinto del disumano” introvabile da decenni, ma sul quale riesce a mettere le mani grazie all’incontro con una specie di scrittrice-fattucchiera sessantenne che gli presta la sua copia. Il libro “è la storia di un uomo, un Re sanguinario che cerca il Potere ed è pronto a commettere il Male assoluto per ottenerlo, ma scopre che anche le strade del Male assoluto lo riportano all’Umanità”. Vabbè.

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Ermanno Rea “L’ultima lezione”

All’alba del 15 aprile 1987 Federico Caffè dopo aver allineato sul comodino l’orologio, la carta d’identità, il libretto di assegni e pochi altri effetti personali esce di casa senza lasciar tracce. Si tratta della scomparsa più clamorosa ed enigmatica assieme a quella, avvenuta alcuni anni prima, del fisico Ettore Majorana.

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