John Lansdale “Jane va al nord”

Jane ha trent’anni. È intraprendente, ingenua e sola, nonostante la sua avvenenza (“Non ho mai avuto problemi a conoscere uomini, ma ho sempre faticato a tenermeli, e sinceramente non ho saputo neanche scegliere bene“). Decide quasi per dispetto di andare al matrimonio di una delle sue antipaticissime e super-ordinarie sorelle, ma non ha i soldi per affrontare il viaggio dal Texas, dove vive, al “sud”. Incontra per caso la ruvida e scalcagnata Henry che deve anche lei affrontare più o meno lo stesso viaggio. Le due decidono di unire le forze e partono a bordo della scassatissima automobile di Henry. E’ un viaggio alla Lansdale, nel corso del quale ne succedono di tutti i colori, nelle atmosfere pulp e allucinate care al vecchio John (durante una di queste peripezie la povera quanto intrepida Jane pensa: “Volevo solo andare a un dannato matrimonio e invece sono finita in un carro bestiame dritta verso la servitù, e chissà cos’altro”), compreso l’affondamento di una macchinona in un lago con tre cattivissimi a bordo.

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Tove Jansson” Fair play “

IL Pubblico Ministero

Questo libro non vale un fico secco. Non è nemmeno un brutto libro. Semplicemente, non è un libro. Tanto per cominciare, non si capisce neanche se è un romanzo o una serie di racconti legati solo da alcuni personaggi comuni. A parte i due diciamo così principali – sui quali tornerò e avrò molto da dire! – gli altri personaggi appaiono e scompaiono come fantasmi, di loro non si sa nulla, ci fanno rimpiangere la servetta che entra in scena solo per annunciare che la cena è servita. Nessun approfondimento, non sappiamo che lavoro fanno e neppure il loro aspetto fisico. Di nessuno, ripeto nessuno, la signora Jansson si sforza di darci almeno qualche ragguaglio sul vestiario. Perché questo sforzo dovrebbe farlo il lettore, che in fondo paga fior di quattrini?  Dovremmo capire tutto di loro solo dai gesti e dalle poche battute che l’autrice mette loro in bocca? Francamente, mi sembra pretendere un po’ troppo dal povero lettore. E soprattutto, in questo non-libro non succede niente. Il lettore ha diritto di trovare una storia, un inizio, una fine, dei colpi di scena; qui non trova nulla di tutto ciò.

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Clara Sanchez “Le cose che non sai di me”

Mi resta di questo libro solo un interrogativo: come diavolo ho fatto a comprarlo.

La protagonista è una top model (ahi). Mentre torna in aereo da una sfilata, una corpulenta signora, dopo essersi scolata quattro o cinque gin tonic guarniti  “con una fettina di cetriolo“, la avverte che qualcuno vuole ucciderla (boh). L’aereo entra a quel punto in una turbolenza e tutti sono convinti di morire. Per fortuna non succede nulla e, atterrata, la modella, ritira i suoi oggetti dalla capelliera e va incontro festante al suo amore, ma per non guastare l’atmosfera nulla gli dice dello scampato pericolo (boh, boh).

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Annie Proulx “Gente del Wyoming”

Da questo romanzo (che come dimensioni più che un romanzo è un racconto) è stato tratto il fortunatissimo film “Brokeback Mountain” che, come raramente avviene, non tradisce la fonte di ispirazione, traducendo felicemente in immagini molto belle  la forte compenetrazione fra la storia e i luoghi, aspri e bellissimi, in cui essa accade.

Jack e Ennis sono due ragazzotti abbastanza rozzi e ruspanti, nel film resi per esigenze cinematografiche fin troppo belli, che il caso unisce mettendoli fianco a fianco a lavorare nel durissimo compito di pascolare e sorvegliare un numeroso gregge di pecore in incontaminate vallate, durante un rigido inverno.

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Antonio Scurati “M L’uomo della Provvidenza”

Il secondo libro di Scurati su Mussolini, “L’uomo della Provvidenza” è di più faticosa lettura rispetto al primo, ma questo fatto non ne inficia per nulla il valore.

Questo secondo libro è meno letterario del primo, ma più denso di documentazione di discorsi parlamentari, di note di polizia, di indicazioni programmatiche. Per cui più difficile.

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Donatella Di Pietrantonio “Borgo Sud”

Tornano le due protagoniste de “L’arminuta”.

L’arminuta è riuscita faticosamente a ripartire dalla famiglia povera e disgraziata nella quale era ritornata per costruirsi, laureata, una vita altrove all’Università di Grenoble, dopo un matrimonio fallito essendosi il marito scoperto omosessuale. Improvvisamente riceve una telefonata che la costringe a tornare a precipizio a Pescara in soccorso della sorella Adriana, rimasta come allora impulsiva, sanguigna, vitale, imprevedibile.

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John Fante “Chiedi alla polvere”

Romanzo tirato, sottilmente velato di delicata poesia. Poesia un po’ maledetta, ma anche, talvolta, inconsistentemente ironica.

John Fante, un nome mi ha sempre attirato, per la sua forza evocativa. Evocativa forse soltanto per me, ma tant’è. 

Amato spassionatamente da Charles Bukowski, maledetto come lui. Profondamente diverso, ma intrinsecamente identico: rara umanità disperata e caduca, ma capace di slancio e intensità. Entrambi indiscutibilmente maledetti poeti.

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John Banville “L’intoccabile”

A partire dagli anni ‘30 e per tutta la seconda guerra mondiale un gruppo di cinque accademici di Cambridge iniziò a svolgere per motivi puramente ideologici e del tutto gratuitamente un’attività di spionaggio a favore della Unione Sovietica.

Banville mette la sua formidabile penna a disposizione di questa vicenda, che assume ad emblema della difficoltà estrema del vivere, dove la parola “normalità” è pura apparenza ed inganno. Simbolo vivente di tutto ciò è il protagonista assoluto del libro, Victor Maskell, alter-ego romanzato di Anthony Blunt, uno dei cinque.

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Gesuino Némus “La teologia del cinghiale”

Attratto dal titolo e dai diversi premi ricevuti mi sono avventurato nella lettura di questo romanzo. L’inizio non è affatto male: ambientato in un piccolo paesino del nuorese “dimenticato anche dai diavoli”, e collocato nel luglio del 1969 (i giorni del primo sbarco sulla Luna), racconta del ritrovamento del cadavere di Bachisio Trudinu, cui segue il giorno stesso l’apparente suicidio per disperazione della moglie, cosa che lascia da solo il piccolo Matteo (bambino dalle misteriose facoltà che gli consentono di suonare sull’organo della chiesa sublimi composizioni che inventa lì per lì, così come di imparare il latino a una velocità vertiginosa), che sparisce da solo sulla circostante montagna.

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