Enrique Vila-Matas “Dottor Pasavento”

vilaL’innominato narratore è uno scrittore spagnolo di discreta fama che è stato invitato a Siviglia per discutere con Bernardo Atxaga, uno scrittore basco realmente esistente (come tutti i molti che vengono menzionati nel libro) del rapporto fra realtà e finzione. A poche ore dall’inizio della conferenza, pur avendovi a lungo riflettuto, egli non sa ancora cosa dirà. Tutto questo rimuginate fa affiorare i temi più cari allo scrittore, ed ha un ben singolare effetto: egli, invece che presentarsi alla conferenza, fa perdere ogni traccia di sé (in seguito constatando tristemente che nessuno se ne accorge) e inizia un lungo peregrinare che lo porterà in giro per mezza Europa: Parigi, Napoli, Zurigo, Herisau (il luogo dell’ospedale psichiatrico in cui  Robert Walser, eroe e nume ispiratore di quest’opera, visse internato per 32 anni), fino a una località credo inventata, Lokunowo, dove il racconto si chiude.

Questo peregrinare non è casuale ma è in svariati modo collegato ai temi che lo scrittore sta approfondendo: la solitudine, lo stare in disparte, il coltivare la propria “bella infelicità” (in effetti lo scrittore ha ottimi motivi per essere infelice: un matrimonio disastroso, l’unica figlia morta di droga, i genitori suicidi), il crescente distacco -che si trasforma in vera e propria ripugnanza- dalla fama letteraria, il ritirarsi dal mondo fino all’estrema e sublime conseguenza: la sparizione nel nulla. Tutti temi che ebbero in Robert Walser un grande interprete.

In questo quadro si innestano gli ulteriori temi del confine fra “normalità” e pazzia –lo scrittore vi cammina in bilico (ogni tanto sente delle “voci”), per quanto la follia non venga mai descritta come uno stato di sofferenza-, e quello della identità personale: nel corso del racconto lo scrittore assume ben tre ulteriori identità, quella del dottor Pasavento, psichiatra a riposo, del dottor Ingravallo, protagonista del “Pasticciaccio” gaddiano, e quella di Thomas Pynchon, il famoso scrittore americano che nessuno sa dove viva.

Altro tema di fondo è il dilemma fra casualità e destino.

Che dire: non credo di essere il lettore più adatto per questo tipo di libri (e me piace soprattutto chi mi racconta storie, e tramite esse, idee e pensieri, mentre qui il rapporto è esattamente rovesciato), ma seppure con qualche fatica e dei momenti di “lettura veloce”, sono arrivato alla fine di questo non facile testo, di cui ho percepito il singolare fascino.

BUON ANNO A TUTTI !

Poronga