Paola Capriolo “Mi ricordo”

capriIn generale non riesco ad appassionarmi per gli scrittori italiani contemporanei, ma ho sempre seguito con interesse Paola Capriolo sin dai suoi esordi giovanili, ormai quasi trenta anni fa. Di lei mi incuriosiva la notevole cultura, la passione per la letteratura e la filosofia tedesche, che ne fanno anche una delle migliori traduttrici da quella lingua, e anche le sue qualità di opinionista equilibrata, razionale e non faziosa. Dopo i suoi primi cinque romanzi, pubblicati a ritmo annuale fra i 25 e i 30 anni, che ho trovato tutti di buon livello, c’è stata una pausa di tre anni sino a La spettatrice, che per me resta il suo libro migliore. Segue qualche romanzo un po’ meno riuscito, ma di nuovo due belli a cavallo del secolo, Il sogno dell’agnello e Una di loro. Poi l’ho un po’ persa di vista, anche per qualche sua escursione in altri campi – storie per bambini, critica letteraria, una riscrittura di Gilgamesh – ma ho anche la sensazione – spero di sbagliarmi – che sia un po’ boicottata negli ambienti letterari e che i suoi libri non siano molto promossi dalle case editrici, che spesso cambia. Non ho elementi per affermarlo, ma il fatto di essere molto raffinata, forse persino un po’ altera e austera, temo che non la renda molto popolare. A me è simpatica proprio per questo. Comunque, un paio di anni fa ho letto con piacere Caino.

In questo nuovo romanzo seguiamo le storie di due donne, una adolescente idealista e una cinquantenne disincantata. Adela, ragazza ebrea amante della poesia, intrattiene un rapporto epistolare con un poeta a cui si rivolge col titolo di Maestro, e con cui condivide le passioni letterarie, all’insegna del famoso La bellezza salverà il mondo del principe Myskin di Dostoevskij. Purtroppo, siamo nella seconda metà degli anni Trenta, e il Maestro, per convinzione o per viltà, comincia a simpatizzare per il nazismo e mostra via via più imbarazzo nel portare avanti una corrispondenza con una ragazza ebrea, che pure inizialmente aveva eletto a sua musa ispiratrice. ( Piccola parentesi: questa metà del libro mi ha ricordato quel bellissimo romanzo epistolare che è Destinatario sconosciuto, che consiglio caldamente. Anche se qui abbiamo le lettere di ambedue i corrispondenti, mentre di Adela leggiamo solo le sue e non le risposte del Maestro, entrambi i libri descrivono benissimo la lenta, vile, inesorabile discesa nel conformismo dell’opinione dominante e nel tradimento dei sentimenti ).

La seconda vicenda di Mi ricordo ci porta invece una sessantina di anni dopo, e la protagonista è Sonja, una cinquantenne un po’ misteriosa che va a fare la badante di un vecchio scorbutico e solitario, seguendolo sino alla sua morte e restando l’unico suo punto di riferimento. Come si intuisce sin dall’inizio e come si scopre andando avanti nella lettura, le due vicende sono legate e dense di risvolti tragici, soprattutto per il destino di Adela negli anni del nazismo e della guerra. Ma non voglio svelare troppo per non togliere il piacere della sorpresa a chi leggerà il libro. Voglio concludere dicendo che la storia è interessante e che Paola Capriolo a mio avviso scrive bene e sa creare dei personaggi di grande forza. Come dicevo già prima, non è una scrittrice facile, e in questi casi il confine fra scrittura intensa e profonda e quello che magari potrebbe sembrare manierismo è piuttosto sfumato. Io propendo per la prima ipotesi, ma lascio giudicare a voi riportando un brano che può essere valutato soggettivamente in un modo o nell’altro: ” … Ricordi che una volta chiariti, sottratti alla nebbia infantile in cui erano avvolti, sono capaci di aggredire il presente con furia cannibalesca ”

Tiresia

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