Walter Fontana “Splendido visto da qui”

fontWalter Fontana è l’autore della battuta che Gino e Michele, quelli di ”Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano”, hanno indicato come la battuta del secolo: “Era un bambino presuntuoso e saccente. Quando la maestra di prima elementare gli chiese <Ma tu credi in Dio?>, lui rispose: <Beh, credere è una parola grossa. Diciamo che lo stimo>”.

È autore di testi televisivi e teatrali ed ha scritto alcuni libri, che ho letto con piacere divertendomi molto.

L’ultimo è “Splendido visto da qui”, di cui passo a parlare.

2051: la vita sulla terra è molto cambiata. Per eliminare la paura del futuro, lo si è abolito. Tutti vivono ciclicamente all’interno di un decennio che ciascuno si è scelto: Sessanta, Settanta, Ottanta, Novanta e Zero.

Alla fine di ogni decennio tutto viene riportato all’inizio e si ripete: nessuna sorpresa, nessuna ansia, nessuna delusione.

Leo vive a Settanta e fa lo spazzino; questo mestiere è però diventato abbastanza delicato. Non si tratta solo di smaltire rifiuti ma di esaminarli in modo da verificare che siano omogenei al periodo di riferimento. In caso contrario la cosa va segnalata perché è indizio della presenza di “traveller”, soggetti che trafficano oggetti da un decennio all’altro, il che costituisce crimine gravissimo.

Leo è un uomo che dice di sé: “Sto bene in condizione di quiete. Non sono il tipo adatto alle cose che succedono”. Si fa chiamare “merdamolla” dal suo rozzissimo capo camion (d’altra parte confessa: “tendo a ubbidire a chi ho di fronte”). E’ il tipo che ha “sempre azzeccato tutte le decisioni che non ha preso” e che, convocato nel potentissimo e sinistro Quartiere Generale, considera il suicidio un tutto sommato plausibile espediente per non andarci (anche se neppure sa di che si tratta).

Eppure Leo a un certo punto…

Non dico altro, salvo che la storia, come il suo protagonista, è stralunata ma credibile, il libro singolare, divertente -ma tutt’altro che futile-, talvolta esilarante e decisamente ben scritto (un unico appunto: lo avrei preferito un po’ più serrato).

Molto godibili anche le rievocazioni dei decenni andati:

Distinse un panettoncino Motta, il Mottino, quello che ha dentro la carta d’identità di vero figlio del panettone da un chilo, il gioco Lie Detector, la saponetta Lux, quella delle dive, un pacchetto di figurine Panini (raccolta Campioni dello Sport), tenute insieme con un elastico di gomma spessa e capeggiate da Graziano Mancinelli a cavallo”.

E che dire del “Cremifrutto Althea, un cubetto di marmellata muscolosa, solida come una gomma da bicicletta, resistente a ogni tentativo di spalmatura” che ha funestato le merende di tanti bambini anni ‘60?

Mi è sembrato di rivivere pezzetti del passato tramite la rievocazione non nostalgica (o si?) di cose che neppure sapevo di ricordare.

Poronga

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