Javier Marìas “Domani nella battaglia pensa a me”

icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2“Domani nella battaglia, pensa a me” è un romanzo che ci immerge in una situazione paradossale, fortemente emotiva, dalla quale non riusciamo a staccarci per molte pagine.

Poi, finalmente si tira un sospiro…ma qui nascono i veri problemi.

Il protagonista, Victor, tenta di uscire da questo drammatico evento, in un qualche modo del tutto approssimativo, commettendo errori e rimanendone profondamente segnato (come sarebbe sicuramente capitato ad ognuno di noi, per cui si crea immediatamente con lui una sorta di critica comprensione…).

Uscirne veramente però, sia emotivamente che nel concreto, si rivela praticamente impossibile. Per Victor la vita è mutata nello spazio di una notte e vi sarà per sempre, una “vita prima” ed una “vita dopo” quella notte, notte in cui pensava soltanto di vivere una occasionale avventura galante. Continua a leggere

Javier Marìas “Il tuo volto domani”

il1Questo è un romanzo interminabile in tre volumi, per complessive 1240 pagine. Vale la pena di imbarcarsi in un’opera così titanica? Io l’ho fatto con piacere, con tempi rallentati. Poronga ha detto di aver cominciato a leggere il primo volume della trilogia e di averlo mollato pensando ” questo si crede Proust “. C’è del vero, nel senso che il modello letterario è quello di una scrittura torrenziale, piena di divagazioni che sviano dal centro della trama e diventano esse stesse trama. Dirò addirittura di più: tutta l’opera di Marìas, non solo questi tre volumi, è quasi un unico lunghissimo romanzo nel quale appaiono spesso gli stessi personaggi e vengono ripresi fili sospesi ma mai abbandonati del tutto.

Non proverò neppure a riassumere la trama di questo interminabile romanzo. Perché al di là delle mille divagazioni una trama c’è ed è complessa e avvincente, con storie d’amore, di spionaggio, di rapporti familiari e come in molti altri suoi libri il rapporto col Franchismo, la Guerra Civile e più in generale la storia della Spagna nel ventesimo secolo. Marìas ha una scrittura affascinante e una grande capacità di intrecciare diversi racconti senza mai lasciarli andare, li riprende magari dopo centinaia di pagine. Il vantaggio e che anche se è vero che per leggere tutta questa roba uno dovrebbe giocarsi le ferie, è anche vero che la sua è una scrittura affascinante proprio perché debordante e si può leggere qua e là traendone sempre piacere. Diciamo che è il tipico libro che uno può tenere sul comodino e leggerne qualche pagina ogni tanto. Ci si mettesse anche un anno, il piacere è assicurato. So che non tutti saranno d’accordo, perché entrare nella scrittura di Marìas richiede all’inizio una certa fatica e la reazione di Poronga è del tutto legittima. Eppure, in questo come in altri libri, io sono stato affascinato dall’intelligenza, dalla cultura enciclopedica e dall’ironia di Marìas.Tanto per dare un piccolo saggio dell’ironia, chi inizierebbe un libro di oltre 1.200 pagine con queste parole: ” Non bisognerebbe raccontare mai niente, né dare dati né tirare in ballo storie né fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra … ” ? E più avanti fa dire a un personaggio, che non a caso è una spia di alto livello  ” La verità è che tutto tende a essere creduto, in prima istanza. E’ molto strano, ma così succede.

Leggere Marìas non significa soltanto leggere un’opera di narrativa. La narrativa c’è sicuramente nella struttura del romanzo, ma viene continuamente interrotta da incisi storici, filosofici, psicologici. La lettura è impegnativa, richiede attenzione e disponibilità ad affrontare i grandi temi, e anche la capacità di mettere in gioco le proprie opinioni consolidate che vengono spesso sfidate dalla mente acuta di Marìas. Ma la mia opinione è che, affrontandolo quasi più come una raccolta di saggi che come un romanzo, se ne possono trarre grandi soddisfazioni.

 

Tiresia

Javier Marias “Un cuore così bianco”

mariNon avevo ancora letto niente di Marìas, ho iniziato con questo Corazon Blanco per l’entusiasta raccomandazione di un amico, sfortunatamente non asinista ma del cui giudizio mi fido moltissimo. L’ho trovato un  romanzo poliedrico, divertente e drammatico, affascinante e coinvolgente. In esso si muovono personaggi dotati di grande empatia, che Marìas riesce a farci conoscere intimamente con poche precise e coloratissime pennellate. Il protagonista è un uomo colto, di professione traduttore-interprete (la stessa professione di Marìas), tormentato dal rapporto con il padre, facoltoso imprenditore e collezionista d’arte, con una burrascosa vita familiare il cui mistero inizia dalla prima pagina e  si svela solo alla fine. Un libro che richiede tempo per essere letto e assimilato, non un libro da ombrellone… anche se le pagine sottilmente e spietatamente ironiche sul lavoro degli interpreti  e sul mondo dei potenti che popolano i grandi eventi internazionali   sono di una bellezza straordinaria e talmente divertenti da ricordare alcuni passaggi di Infinite Jest .Per me un libro da leggere  e da consigliare.

Silver 3

P.S.  Ho visto a posteriori  alcuni asinistici commenti contrastanti su Marìas. Decisamente dovrò leggere qualcos’altro per conoscerlo meglio

Javier Marìas ” Asì empieza lo malo “

mariasHo visto che in passato sull’Asino si è già discusso di Marìas, con opinioni discordanti. Io mi iscrivo fra gli estimatori, e approfittando di un viaggio, ho comprato il suo ultimo libro, sicuro che presto verrà tradotto in Italia come tutti gli altri. Marìas è visto in Spagna, a volte con un po’ di sufficienza, come ” il più inglese degli scrittori spagnoli “, se non addirittura uno scrittore inglese sotto mentite spoglie. Non a caso è stato il traduttore di Sterne, e al linguaggio di Sterne spesso si ispira; e molto si ispira  a Shakespeare, dalle cui opere ha più volte tratto i titoli dei suoi libri. Anche in questo caso: a parlare è Amleto, nella scena in cui uccide Polonio. Nell’originale ” Thus bad begins ” ( così comincia il male ). Asprezza della lingua anglosassone: 4 sole vocali, contro 9 dell’italiano ( e dello spagnolo ). Vale la pena di riportare anche le parole immediatamente precedenti e seguenti, perché a più riprese citate, non sempre a proposito, dai protagonisti: ” Io debbo essere crudele, solo per esser buono: così il male comincia, e il peggio resta indietro. “.

La trama è apparentemente semplice: il narratore racconta di come, nel 1980, assunse l’incarico di assistente di un regista, apparentemente felice del suo matrimonio, ma in realtà incapace di perdonare i passati tradimenti della moglie. In più, la moglie incarica il protagonista di indagare su alcune voci intorno a un noto medico, amico di famiglia. Questi, nel passaggio dal franchismo alla democrazia, si è fatto benvolere dagli ambienti progressisti. Ma in realtà si è macchiato di un duplice sordido  ricatto: prima, godendo dell’appoggio del regime, ha ricattato mogli e figlie di oppositori per averne i favori sessuali; e poi ha sfruttato il loro senso di vergogna per farsi passare per un sostenitore dei progressisti. Come dicevo, la trama è apparentemente semplice, ma qui interviene la particolare tecnica di scrittura di Marìas. Un linguaggio fatto di periodi molto lunghi e con scarsa punteggiatura, che più che esprimere affermazioni e nessi causali ruotano attorno a domande, dubbi e incertezze, in continuo dialogo col lettore. Se non si entra nello spirito di questo stile, capisco che si possa provare irritazione. Critici illustri hanno paragonato, magari per svillaneggiarlo, Marìas a Proust. Fatte salve le debite differenze – non necessariamente a favore di Proust – il paragone può reggere: in un certo senso, l’intera opera di Marìas è una Ricerca, i contorni fra i diversi libri sono sfumati, come è sfumato il confine fra fiction e realtà. ( personaggi reali e altri di fantasia, che spesso ritornano nei diversi romanzi, mischiandosi a ricordi autobiografici ). Come Proust, per capirlo appieno bisognerebbe leggerlo tutto.

Ma lasciamo stare Proust e torniamo a Shakespeare che Marìas – e chi scrive – ama certamente di più. Dell’autore inglese Marìas condivide i grandi temi, che anche in questo libro sono sottilmente analizzati: la giustizia, il potere,il ricatto di chi un piccolo o grande potere detiene, la vendetta, il perdono, il desiderio sessuale, la gelosia… Come pochi altri Marìas sa mettere a nudo con spietatezza le contraddizioni e i tormenti interiori dei suoi personaggi. E a Shakespeare lo porta anche una concezione filosofica di fondo: un radicale scetticismo, crudele anche, ma necessario.

In conclusione: vale la pena di sobbarcarsi la lettura di questo romanzo non facile e non breve ( nell’originale spagnolo, oltre 500 pagine )? Per me senz’altro sì: Marìas va letto come uno scrittore che, più che dirci qualcosa, vuole dialogare con noi. E in questo caso vuole anche fare i conti col passato ( nello specifico, la Spagna franchista, ma potrebbe essere l’Italia fascista o la Russia comunista ). Qui comincia il male. E come Amleto, non ha certezze da offrirci, ma solo dubbi, però ben argomentati. Voi cosa preferite?

Tiresia

Javier Marìas “Quando le donne dormono”

mariasJavier Marìas è il più interessante scrittore spagnolo vivente, autore di romanzi bellissimi come ” Tutte le anime ” e ” Domani nella battaglia pensa a me “. I suoi libri sono molto raffinati e non di facile lettura, ma danno grande soddisfazione anche se richiedono un notevole impegno. E’ un grande amante della letteratura inglese e di Shakespeare, dai cui versi ha tratto i titoli di alcuni suoi libri, beffandosi di paludati critici che non se ne erano accorti.
Questa che viene pubblicata adesso è una raccolta di 12 brevi o brevissimi racconti, uscita in Spagna nel 1990, quindi scritti prima dei suoi romanzi maggiori. Anche se ritengo che, proprio per la profondità della sua arte narrativa, la dimensione ideale di Marìas sia il romanzo più che il racconto, anche qui si vede la maestria del grande scrittore, e anzi per chi non conosce Marìas può forse essere un buon primo approccio ad un autore che secondo me vale senz’altro la pena di leggere. Anche perché qui rispetto ai romanzi il tono è più lieve, Marìas si diverte giocando con fantasmi ( c’è persino quello di Emiliano Zapata ), con amori impossibili, con l’eterno tema del ” doppio “. Due uomini bloccati in ascensore si scambiano confidenze come mai farebbero nella vita normale. Un uomo filma tutti i giorni la moglie per avere un ricordo delle sue ultime ore di vita quando lei morirà, pur essendo di 25 anni più giovane di lui, ma argomenta la cosa con logica perfetta. Su tutto dominano uno sguardo ironico e una scrittura impeccabile.
Per finire, una tirata d’orecchi alla Einaudi. Il libro è stato pubblicato in spagnolo con lo stesso titolo nel 1990. Neppure due righe però per spiegare se i racconti erano stati scritti allora o in precedenza, se erano stati pubblicati su riviste o altro. In seconda di copertina si dice che sono stati scritti ” nell’arco di trent’anni “. Marìas è del ’51, avrebbe cominciato a scriverli a 9 anni ! Va bene che oggi con Internet si possono trovare queste informazioni, ma bisogna almeno conoscere lo spagnolo, e in fondo noi i nostri quattordici euro e mezzo glieli diamo, potrebbero offrirci questo piccolo servizio, ¿ verdad ?
Traddles