Alistair MacLeod “Il dono di sangue del sale perduto”

mcUna delle più belle raccolte di racconti che ho mai letto; nettamente superiore, per fare un paragone, a quelli della pur celebratissima Alice Munro, che ne ha sì scritto qualcuno notevole assai, ma disseminato fra altri di molto inferiori.

Definirei il libro di MacLeod epico, anche se il suo soggetto non sono avventure, imprese, atti di coraggio ma i sentimenti: sentimenti semplici, primari, ma smisuratamente grandi, quali l’amore -rappresentato in tutte le sue forme: filiale, di coppia, familiare- e il rapporto con la natura.

M. in circa 10 racconti descrive tutto questo, e in certi momenti lo fa talmente bene, con tale forza di penetrazione da lasciarti attonito, addirittura scosso.

L’autore faceva parte di una delle tante famiglie scozzesi che, credo a partire dalla fine dell’ottocento, furono costrette ad emigrare in Canada, e precisamente nella regione che fu chiamata Nuova Scotia, e che qui, lungi dal perdere la loro identità etnica e culturale, continuarono, sia pure in condizioni climatiche durissime, a vivere esattamente come erano abituate a fare.

M. racconta questa mantenuta identità così semplice eppure così potente: il senso della famiglia, o meglio del clan; la vita nella natura, che seppure imposta da esigenze di sostentamento si ramifica in vincoli così saldi e profondi da continuare ad influenzare anche quelli, fra le giovani generazioni, che si sono urbanizzati e svolgono professioni intellettuali (si veda ad esempio “La strada per Ranking”); il rapporto profondo ma mai sdolcinato con gli animali (e qui di terribile bellezza è il racconto “In autunno”); l’amore per i genitori (“La barca “, fra le più belle pagine di amor filiale e ho mai letto), l’amore di coppia (“L’isola”, elegiaco e commovente); il ricordo vivente della lingua e del canto gaelico (“L’accordo della perfezione”), i lavori in miniera, sul mare, in campagna.

M. scrive in modo straordinariamente nitido e semplice, con molta precisione; si può dire che la sua scrittura non si sovrappone mai a ciò che racconta ma ne è sempre lo specchio fedele; e così tocca il cuore.

Un libro in certi punti veramente splendido e memorabile, che ha quale unico limite una certa monotonia tematica (ma ciò accade in non più di tre o quattro racconti).

Stranamente si tratta di uno scrittore quasi sconosciuto e pochissimo tradotto in Italia (in particolar modo non lo è quello che sembra essere il suo capolavoro, ossia la raccolta di racconti “No great mischief”).

Poronga