Louise Erdrich “Il guardiano notturno”

Premio Pulitzer 2021. La lettura di questo libro, unitamente al precedente de “Il sussurro degli alberi”, già commentato, conferma l’impressione che il conferimento di questo premio sia, almeno in alcuni casi, determinato molto più dal tema trattato, politicamente corretto, che non dalla qualità del libro premiato.

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Daniel Pennac “Il paradiso degli orchi”

Di questo libro mi ricordavo, oltre al lavoro di Benjamin Malaussène quale capro espiatorio all’ufficio reclami di un Grande Magazzino parigino, l’altra geniale invenzione di Pennac, vale a dire la sua famiglia. Una famiglia generata da una madre eternamente assente che partorisce figli, poi abbandonandoli, a partire dal primogenito Ben; seguono la strampalata Louna (in procinto di scodellare a sua volta due gemelli), la dolcissima Clara, che Ben sembra proprio sposerebbe volentieri se non fosse la sua sorella(stra), la astroveggete Thérèse (che spesso ci becca), Jèrèmy, con una inquietante propensione per la sperimentazione su sostanze esplosive, il Piccolo dagli occhiali rosa e, per finire, il puzzolentissimo quanto amato cagnone Julius, che fa le boccacce quale esito degli attacchi epilettici cui è soggetto. “Sono un fratello padre”, dice di sé Ben.

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Jean-Paul Dubois “Una vita francese”

La vita francese narrata è quella di Paul Blick: la assurda morte del fratellino maggiore, l’entusiastica adesione al maggio francese e ai suoi sogni, una tanto regalata quanto inutile laurea in sociologia, l’iniziale lavoro di bidello, poi quello di giornalista presso un famoso periodico sportivo, il matrimonio con la bellissima figlia del padrone subito assorbita dalla sua attività di capitana di industria,  i figli e il lavoro di “mammo” ante litteram, la relazione extraconiugale con una amica di famiglia dal sedere spaziale (in estasi perché Paul non indossa le mutande: vabbè), la fama mondiale ottenuta di colpo quale fotografo (ma non occorre un lungo apprendistato?), il vertice di carriera allorché François Mitterrand gli chiede di scattargli delle fotografie, il rifiuto, e di qui in poi il rapido declino: il tragico tracollo affettivo e finanziario, la morte della amata madre, il nuovo lavoro di giardiniere, la figlia  colpita da una grave forma di depressione.

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Miguel de Cervantes “Don Chisciotte della Mancha”

Cominciamo a dire che Don Chisciotte è una bravissima persona: di adamantina sincerità (non solo non conosce menzogna, ma neppure la concepisce), onesto, fedele, generoso, totalmente disinteressato. Ma è anche fiero, indomito, orgoglioso, coraggiosissimo, fumantino, pervaso da un senso di onnipotenza che lo porta a disastrose sconfitte dalle quali sempre si rialza, per quanto malconcio: una  specie di Wile Coyote del 1600. Ed infine è anche un bambino: sognatore, ingenuo, credulone.

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Alberto Saibene “Milano fine Novecento”

Perdonate volentieri a codesto libro il colore della coperta. Un colore tipico delle mantelle che in Isvizzera indossano gli stradini nei giorni di pioggia: un lampo radioattivo che vi consentirà di ritrovarlo anche al buio. Perdonatelo perché l’editore, peraltro prestigioso, è di Bellinzona e perché l’autore vi prenderà dolcemente per mano conducendovi in un sapido viaggio attraverso la Milano del secolo scorso.

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Allan Gurganus “Il mio cuore è un serraglio”

Gurganus è veramente un autore notevole. Dopo il bello e insolito  “Non abbiate paura”, già commentato, ho ora letto questo libro che si compone di otto racconti medio-lunghi, di cui non saprei indicare il  migliore, essendo tutti di livello ottimo, per non dire proprio eccellente.

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Gianrico Carofiglio  “Rancore“

Non avevo più voglia di leggere Carofiglio ma ho seguito il consiglio di una persona di cui mi fido. E tantomeno avevo voglia di scrivere di nuovo recensioni ai suoi libri, e infatti questa non è una recensione, ma mi limito a esercitare il mio diritto di opinione e critica costituzionalmente garantito, che Carofiglio senz’altro mi riconoscerebbe. E, dato che ho imparato ormai 50 anni fa dai miei maestri intellettuali – ce li ho anche io, e forse molti sono gli stessi di Carofiglio – che non possiamo prescindere dai nostri giudizi di valore, e quindi la cosa più onesta è dichiararli in modo che ognuno possa valutare, bene, dirò senza reticenze che a me Carofiglio sta proprio antipatico. Il che non vuol dire che non gli riconosca molti meriti, e spesso sono d’accordo con quanto dice, ma trovo insopportabile il suo atteggiamento: spocchioso, arrogante e auto-celebrativo.

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Cesare Zavattini “Parliamo tanto di me”

A dispetto del titolo questo piccolo libro non parla tanto del protagonista, quanto di una immaginaria avventura che parte da un bizzarro mondo popolato di spiriti e fantasmi.

Uno di questi prende il narratore e lo trasporta in volo in un fulmineo viaggio di sapore dantesco che si dipana fra Purgatorio, Paradiso e soprattutto Inferno, con visita a svariate bolge.

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Nicola Crocetti & Jovanotti “Poesie da spiaggia”

Sul piano della convenienza nulla da dire. Alla fine per 15 euro vi portate a casa 115 poesie che fanno più o meno 13 cent a poesia (44 poesie italiane e 71 poesie tradotte). Mark Twain direbbe che non è proprio un affarone, però di questi tempi non vi potete proprio lamentare. Ma vale la pena acquistare questo volumetto dal bel titolo ammiccante e disimpegnato? La risposta è: dipende da qual tipo di lettori di poesia voi siate.

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