Andrea Vitali “Olive comprese”

vitaicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasino1936, la solita Bellano. Una vecchietta morta improvvisamente, forse perché ha mangiato un piccione avvelenato; il suo pasciuto gatto cucinato in salmì; la svitata moglie del podestà convinta che la sorella premorta si sia reincarnata in una donna dalla doppia identità, improvvisamente apparsa a Bellano; la apparente scomparsa nella guerra civile di Spagna del giovane Garibotti, le bravate di quattro giovani vitelloni del paese; le preoccupazioni di uno di questi, tornato sulla retta via, poiché la sorella -uno scricciolo tutto casa e chiesa- sta per sposare uno dei suoi ex compagni di bisboccia dallo spropositato membro (un chilo e due, “olive comprese”: tanto il peso misurato dai vitelloni). Continua a leggere

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Valeria Parrella “Almarina”

par2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoVi sono libri anche molto impegnativi che ripagano, talora più che ampiamente, il lettore della fatica fatta, altri no. Questo breve testo, mentre lo leggevo, pensavo che appartenesse alla seconda categoria, ma in fondo non è vero.

Elisabetta Maiorano insegna materie scientifiche al carcere minorile di Nisida. Ha superato i cinquant’anni, svolge il suo lavoro con molto impegno e tanti dubbi, è rimasta da poco e all’improvviso vedova dell’amato marito, non ha figli, un passato aborto, forse beve un po’ troppo. Continua a leggere

Philipp Winkler “Hool”

hoolicona-voto-asino2Ennesima fregatura rifilatami dalla critica.

Il protagonista del romanzo è un ragazzotto direi decisamente psicopatico, capo della tifoseria hooligan della squadra di Hannover (mi si dirà: ma sei scemo a metterti a leggere ‘sta roba? Risponderò: mi sa che sono più scemo a fidarmi della critica che ha gridato al quasi capolavoro).

Del calcio in realtà a costoro importa poco o nulla, essendo solo il pretesto per menare le mani in scontri organizzati contro le tifoserie avversarie, che rappresenta il clou dei clou delle loro vite. Il resto è solo palestra, muscoli, tatuaggi, sigarette, sale da gioco, bar,  pizze surgelate, caffè, birra, cocaina, e l’armamentario di scemenze (culto per la tradizione del club, fedeltà, onore, rispetto ecc.) che accompagna la vita di queste persone . Continua a leggere

Kent Haruf “Crepuscolo”

haricona-voto-asino2icona-voto-asinoicona-voto-asino2Seconda puntata della trilogia che ha inizio con “Canto della pianura”, già commentato. Tornano i fratelli McPheron e Victoria e, come comprimari, Guthrie e Maggie Jones, a cui si aggiungono altri personaggi, fra i quali spicca Rose Tyler, solerte ed empatica assistente sociale, che prende il posto di Maggie nel ruolo di eroina.

La ricetta è la stessa del “Canto”; medesima ambientazione nel profondo e gelido nord rurale americano e rappresentazione di una vita dura e spesso marcata da disagi e dolori, che frequentemente si riverberano su bambini e adolescenti (due vivono in una roulotte scalcagnata con genitori inadeguati e zio violento; altri due con una madre alla deriva; uno con il burbero nonno di cui deve prendersi cura). Ma esistono squarci di umanità e gentilezza che ridanno al vivere senso, dignità e speranza. Continua a leggere

Pelham Grenville Wodehouse “Avanti Jeeves”

Protagonista di molti libri di Wodehouse, Jeeves è l’imperturbabile maggiordomo del nobile, ricco e nullafacente Bertie Wooster.

Il rapporto fra i due è singolare: anche se non esiste dialogo che non si concluda con la frase “Molto bene signore”, Jeeves è capace di lasciar cuocere il padrone nel suo brodo per giorni e giorni, per esempio se questi indossa una cravatta che lui disapprova; tutto ciò con grande preoccupazione di Bertie, specie quando, cioè spessissimo, si trova nel mare di guai in cui regolarmente si va a ficcare e da cui Jeeves lo tira fuori con i suoi asciutti consigli.

Il risultato è che si fa sempre e solo quello che dice Jeeves, al punto che quando Bertie approva uno dei suoi consigli (per esempio partire o sbarazzarsi di un certo oggetto), il biglietto è stato già comprato o l’oggetto è già stato distrutto. Continua a leggere

Carla Maria Russo “L’acquaiola”

Maria è una contadina che vive fra l’800 e il ‘900 in un imprecisato paesino montano del centro Italia. Povera quanto fiera, per tutta la vita non ha potuto contare che sulla forza delle sue infaticabili braccia, sottoponendosi a un durissimo lavoro venendo pagata la metà di un uomo: provvedere anche col caldo e col gelo ad approvigionare di acqua la grande casa dei padroni del paese, percorrendo più volte al giorno con asino e barili il sentiero di tre chilometri che porta alla fonte.
Ferrigna, severa e laconica; “… ha la forza per reggere mille avversità, la fatica, il dolore dell’animo e del corpo, ma non può ammettere di essere frugata nella sua intimità. Soffre di un pudore assoluto di sè, quasi una gelosia morbosa”.

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Mickey Spillane “Ti ucciderò”

Mike Hammer è un personaggio truculento, che fa giustizia da solo (“La polizia non mi interessa affatto. Se c’è qualcuno che vi sospetta, sono io. E sono solo io che conto, perchè, quando riesco a trovare chi è stato, quello è morto. E muore anche se non riesco a provarlo. Anzi, non c’è nemmeno bisogno che sia profondamente convinto. Bastano pochi indizi a vostro carico, e tocca a voi. Prima di riuscire, può darsi che debba fare fuori un mucchio di individui sudici come voi, ma potete scommettere che uno di loro sarà quello che cerco; quanto agli altri …. scalogna!”), pensa che “l’istinto sociale della donna è dipendere da un uomo” e che “mia moglie non deve lavorare. Voglio che stia a casa, dove so di poterla sempre trovare”, chiama la sua donna “gallinella”, i neri “negri” e questi gli rispondono chiamandolo “padrone”.

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Wilkie Collins “La pietra di luna”

colicona-voto-asino2icona-voto-asino2Romanzone ottocentesco. Un colonnello inglese durante le guerre coloniali in India ruba e porta in patria un leggendario diamante che adornava la sacra statua di una divinità indiana.  Il ladrone destina il gioiello ad ornare il bel collo della giovane nipote Rachel.

Sono ormai passati cinquant’anni dal furto, ma tre bramini sono sulle tracce del diamante per riportarlo in patria. Il gioiello sparisce la notte stessa in cui esso è stato consegnato a Rachel. Parte da qui una intricata trama, ricca di colpi di scena più o meno riusciti, nella quale si inseriscono alcuni personaggi fra cui spiccano in modo particolare il fedele e inflessibile capo-maggiordomo Betteridge, che nella sua vita sembra aver letto solo “Robinson Crosue” che usa come una specie di Bibbia per trarne insegnamenti per ogni caso della vita, e il Sergente Cuff, che a uno spiccatissimo senso di osservazione associa capacità logico-deduttive acutissime, e che solo una cosa può distrarre dalle sue indagini, ossia l’arte della coltivazione delle rose, che lo vede impegnato in interminabili dispute con il giardiniere della villa patrizia dei Verinder, teatro del furto, e nel quale si svolge la trama del libro. Cuff mi è parso il personaggio di gran lunga più riuscito, non solo perché le sue deduzioni sono tanto geniali quanto credibili -e i fatti alla fine gli daranno ovviamente ragione-, ma soprattutto per la sua felice caratterizzazione: molto meglio, per dire, del saccente e cervellotico Sherlock Holmes. Continua a leggere

Fred Uhlman “L’amico ritrovato”

uhicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asinoicona-voto-mezzoasinoQuesta novella (dalla introduzione di Arthur Koestler ho appreso che la novella si distingue dal racconto perché quest’ultima generalmente si articola su un unico episodio, un frammento di vita, mentre la novella è un romanzo in miniatura, pur non avendone la complessità strutturale e le qualità panoramiche) regge sempre più che bene, anche se mi ha colpito un po’ meno della prima volta che lo lessi.

Il racconto dell’amicizia nata sui severi banche di liceo fra il narratore adorante, un ragazzo ebreo studioso e acuto, e l’ariano e nobile Konradin è asciutto ed incisivo, e dà l’idea di un’amicizia fuori dal tempo, nutrita di letture, discussioni e, soprattutto, di un grande afflato idealista: chissà se oggi in tutto il mondo ne esiste anche solo una così. Continua a leggere

Franco Vanni “La regola del lupo”

vanni.jpegicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Dopo quello di Kellan, secondo omicidio di un ricco rampollo per il simpatico cronista Steno Molteni, sempre più somigliante al suo autore, che nel frattempo, e parlo di Steno e non dell’autore, ha cambiato donna ma non abitudini.

Questa volta dalla luccicante e trasgressiva Milano by night ci traferiamo sulle quiete e insidiose rive del lago di Como da dove proviene il protagonista e da dove in fondo non è mai voluto venire via.

Perché due colpi di pistola, e per di più sparati da due revolver diversi, hanno ucciso l’odioso Filippo Corti sulla sua barca? Continua a leggere