Silvio D’Arzo “Casa d’altri”

A volte ci sono delle perle letterarie nelle quali ci si imbatte per puro caso: nel mio una intervista di Gene Gnocchi -ebbene sì- che indicava questo racconto lungo come una delle sue letture preferite.

In un sperduto borgo montanaro, credo negli anni ‘50, si muovono i due protagonisti: un prete forse stanco e rassegnato che amministra il suo sacerdozio come meglio può, e Zelinda, una anziana contadina che viene descritta così: “Aveva pelle scura e rugosa, e capelli color grigio-passera e vene dure e sporgenti come neanche un uomo le ha. E se una pianta può in qualche modo servire a dar l’idea di un cristiano, bene, un vecchio ulivo di fosso è quel che ci vuole per lei. Aggiungeteci poi due orecchini di rame e un grembiule nero alla vita e ai piedi qualcosa come i due zoccoli più curiosi del mondo. E aggiungeteci anche una certa aria di bestia selvatica o di bambino viziato o magari di tutti e due insieme. Eccola qui in due parole. A vederla così, mi pareva che ormai né stanchezza né noia potessero più qualche cosa su lei: si lasciava vivere e basta, ecco tutto.“.

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Imre Kertész “Essere senza destino”

Il quattordicenne Köves Györky, ebreo ungherese di media estrazione, un giorno, mentre viene portato al lavoro coattivo, viene improvvisamente fatto scendere assieme agli altri occupanti dal pullman che lo sta portando in fabbrica. Senza nessuna spiegazione viene caricato sul solito vagone ferroviario e portato, in condizioni terribili, ad Auschwitz. Qui la prima selezione, frutto di una rapida occhiata, fra gli abili al lavoro e gli inabili, che vanno al gas.Quello che segue è la solita storia di inaudite violenze e privazioni.

La particolarità e il maggior valore di questo libro credo sia nella descrizione, straordinariamente efficace e per alcuni versi insolita, della condizione degli internati.

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Enrico Ruggeri “Un gioco da ragazzi”

Enrico Ruggeri, milanese classe 1957, è un grande Artista (cantante sarebbe riduttivo) estremamente poliedrico, che ha scritto memorabili pezzi per altri (“Il mare d’inverno” per Loredana Bertè, “Quello che le donne non dicono” per Fiorella Mannoia) e per se stesso (“Non piango più”, “Il futuro è un’ipotesi”, “Anna e il freddo che ha”, “Nessuno tocchi Caino” con Andrea Mirò).

Ha fondato alla fine degli anni Settanta il gruppo Punk dei Decibel, è stato il primo a vincere il Festival di Sanremo con un brano Rock (“Mistero”) ben trent’anni prima dei Maneskin, ha condotto trasmissioni televisive di successo, presieduto la Nazionale di calcio cantanti ecc.

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Friedrich Dürrenmatt “Racconti”

Dall’autore di capolavori come “La promessa” o “La panne” o di comunque notevoli opere come “La morte della Pizia”, o “Grego cerca greca”, mi sarei aspettato molto di più. E invece i primi cinque o sei racconti (“La salsiccia”, “Il figlio”, “Il vecchio” ecc.) , scritti fra il 1945 e il 1947, che aprono questa raccolta, li ho trovati quasi illeggibili: macabri, oscuri, pesantissimi. E li ho lasciati perdere.

Poronga

Gore Vidal “L’età dell’oro”

Ultimo di un ciclo narrativo in 7 volumi sulla storia degli Stati Uniti, questo libro illustra, romanzandola,  la storia politica americana fra il 1939 ed il 1954. Siamo allo scoppio della seconda guerra mondiale, con l’opinione pubblica americana divisa fra gli interventisti e coloro -la maggioranza- che invece intendono rimanere estranei al conflitto in corso.

La vicenda collettiva si intreccia con quella di alcuni singoli intellettuali di spicco, quali un regista, una ex attrice diventata editrice, un inquieto giornalista. Queste figure letterarie operano assieme a personaggi storici, a partire da Roosevelt, alla fine del suo secondo  mandato presidenziale, la potente e influente moglie, una serie di politici e uomini di potere. Vidal illustra i complessi meccanismi, dinamiche, giochi di potere che già caratterizzavano fortemente la società statunitense di allora.

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Georges Simenon “Maigret e la chiromante”

La misteriosa uccisione di una chiromante si intreccia con una storia di sostituzione di persona a scopi speculativi da parte di una vedova sordida e priva di qualsiasi barlume di umanità.

Maigret dà anche qui prova del suo paziente intuito, delle sue doti di osservatore, e di una dolente e rassegnata partecipazione alle miserie umane con le quali il suo lavoro lo porta quotidianamente a misurarsi.

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Vidiadhar S. Naipaul “Una casa per Mr. Biswas”

Dopo la negativa esperienza con “Il massaggiatore mistico”, di cui ho già parlato, ho riprovato con questo, che è il romanzo più acclamato di Naipaul.

Protagonista è Biswas, la cui vita viene narrata fin dall’adolescenza, segnata dalla morte per annegamento del padre, di cui lui è incolpevole causa. Biswas è un personaggio un po’ lunare che viene seguito nelle sue peregrinazioni alla ricerca di una casa che sia la “sua” casa. Sposa, nemmeno lui sa bene come e perché, una giovane donna di cui si è invaghito a distanza, presto ricredendosi, e viene cooptato nella grande famiglia di origine di lei, dominata da una matrona che ne è il capo incontrastato.

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Jerome K. Jerome “Tre uomini in barca”

Tre giovani buontemponi e nullafacenti iniziano un viaggio in barca sul Tamigi, accompagnati da un cagnolino. Jerome ne narra le piccole avventure e disavventure, divagando con altri episodi umoristici.

Mi sono decisamente annoiato: fra continue bevute e mangiate il racconto mi è sembrato piatto e banale, e condito dal classico “spirito di patate”. Anche l’episodio che poi ho appreso essere il più famoso del libro, ossia la descrizione dei disastri combinati da uno zio tanto saccente quanto maldestro per appendere un quadro (storto), non l’avrei neppure notato.

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Stefania Auci “I leoni di Sicilia”

1799: Bagnara Calabra viene devastata dall’ennesimo terremoto. La famiglia Florio, estenuata da una vita povera e senza speranze, prende il coraggio a quattro mani ed emigra  a Palermo, in cerca di fortuna. I due maschi di casa, Paolo e Ignazio, rilevano un piccolo e malandato negozio di spezie, allora chiamato aromateria, e nella ostilità e scetticismo di tutti iniziano i loro piccoli traffici.

Parte da qui la saga dei Florio, che Stefania Auci segue nel corso di tre generazioni, in particolare quella di centro, dominata da Vincenzo, figlio di Paolo morto prematuramente, e di  Giuseppina, che verrà interamente formato nella sua attività dallo zio Ignazio; questi diviene il suo padre putativo, in un profondo legame ulteriormente rafforzato dal segreto amore fra Ignazio e Giuseppina, cui i due mai permetteranno di manifestarsi se non in piccoli quanto inequivocabili segni, peraltro ferreamente sorvegliati e repressi da entrambi. E questa è una delle cose migliori del romanzo.

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Fëdor Sologub “Peredonov Il demone meschino”

Ambientato nella Russia zarista, questo romanzo, scritto agli inizi del novecento, racconta  dei maneggi di Peredonov per ottenere un avanzamento nelle gerarchie statali del tempo. Peredonov è un pessimo professore di ginnasio, che insegna poco o nulla e che è solo impegnato nel vessare e maltrattare i suoi studenti, specie quelli di censo più basso, e ad aggirarsi fra i notabili locali, allisciandoli nella speranza di ottenere qualche vantaggio. E’ un arrivista viscido e privo di scrupoli, losco e cupo, maligno e cattivo,  superstizioso e ignorante, paranoico;  un esempio perfetto  di eroe negativo.

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