Italo Calvino “Se una notte d’inverno un viaggiatore”

Avvicinandosi il centenario della nascita di Italo Calvino ho visto diversi recenti articoli a lui dedicati.

Vorrei quindi parlare di quello che è il suo libro che mi è piaciuto di più (anche se è una bella gara).

“Se una notte” è un inno alla lettura e alla scrittura, che ne sono i protagonisti.

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Fëdor Dostoevskij “Il coccodrillo”

In questo racconto, neppure terminato ma che vale assolutamente la pena di leggere, Dostoevskij dà prova della sua vis comica e surreale.

Il 13 gennaio 1865 Ivan Matveič, un modesto quanto borioso funzionario della complicatissima burocrazia zarista, va a visitare in compagnia della moglie, Elena Ivanovna, giovane, graziosa e un po’ scervellata, e di un  amico, un padiglione messo in piedi da un esilarante avventuriero tedesco, che esibisce oltre ad alcune spelacchiate scimmie un gigantesco coccodrillo richiuso in uno scatolone di latta.

Il coccodrillo, poveretto, non è molto vispo, per cui Matveič si mette a stuzzicarlo con un bastoncino. A un certo punto l’amico ode un grido e vede “il povero Ivan Matveič nelle spaventose fauci del coccodrillo: azzannato per i fianchi e già in posizione orizzontale per aria, agitava disperatamente le gambe… Dopo aver rivoltato nelle sue orride fauci il povero Ivan Matveič, il coccodrillo ingoiò dapprima le gambe, quindi, risputando un po’ Ivan Matveič che cercava di saltare fuori e si aggrappava con le mani alla cassa, lo risucchiò di nuovo e questa volta fin sopra i lombi“. Ivan Matveič lotta, riaffiora, sparisce, riaffiora ancora ma sempre meno, perdendo anche gli occhiali e finendo interamente inghiottito. L’amico inizialmente pensa che se ciò fosse capitato a lui sarebbe stata una “terribile seccatura“; dice poi che “questo comparire e scomparire di una testa umana ancora viva era davvero spaventoso ma al tempo stesso … aveva qualcosa di così comico che all’improvviso e inopinatamente scoppiai in una risata; subito dopo, tuttavia, rendendomi conto che in qualità di amico di famiglia era indecoroso ridere in un simile momento, mi voltai verso Elena Ivanovna e le dissi con aria compassionevole ‘Il nostro Ivan Matveič è kaputt’”.

L’amico viene spedito da Ivan Matveič, vivo e vegeto nella pancia del coccodrillo, e anzi abbastanza comodo, a consultare un suo pari grado, che però, appresa la notizia, non è di alcun aiuto, limitandosi a dice “di avere sempre pensato che gli sarebbe capitato qualcosa del genere“, “perché le persone troppo istruite ficcano il naso dappertutto, e principalmente là dove nessuno richiede la loro presenza”.

Siamo all’inizio del racconto e altro non dico salvo, per far capire meglio di cosa si tratta e il clima che si respira in questo piccolo libro, che il protagonista non se la passa tanto male dentro il coccodrillo pensando addirittura di organizzare delle serate mondane (lui dentro al coccodrillo, naturalmente), anche se la moglie obietta che “un marito dovrebbe abitare nella sua casa, non in un coccodrillo“.

Io ho trovato questo racconto fantastico e perfettamente a livello con altri grandi classici della letteratura russa del genere, a partire da “Il naso” e “Il cappotto” del grande Gogol.

Poronga

Roberto Caselli “Parole di Dante”

Questo libro lo ha scritto un lettore. Con l’umiltà di un lettore, la curiosità di un lettore, l’amore sviscerato di un lettore“. Proprio così, come dice la quarta di copertina.

Roberto Caselli non è (almeno finora, ma farebbe bene a cambiare idea) uno scrittore, anche se con  la parola scritta, vista la sua professione, ha sempre avuto molto a che fare.

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Giulia Caminito “Un giorno verrà”

Giulia Caminito è proprio brava. Vincitrice con pieno merito del Campiello con l’eccellente “L’acqua del lago non è mai dolce”, già commentato, dà mostra delle sue notevoli qualità anche in questo romanzo, scritto due anni prima.

Ambientato agli inizi del Novecento nelle Marche, racconta innanzi tutto l’epopea degli umili, quelli che non possiedono nulla “se non le braccia per lavorare”, rassegnati al fatto che “chi lavora sa di doversi fare male, con una falce, con un vecchio ferro, cadendo da un fienile, schiacciato da un carro, battuto da uno zoccolo, trascinato troppo al largo da un peschereccio, bruciato da una pala del pane bollente, piegato tra incudine e martello, il loro era un corpo che doveva ferirsi“; e ridotti a una condizione di schiavitù, dove “il padrone faceva le leggi dei suoi campi, decideva chi lavorava e chi no, chi si sposava e chi no, in quanti si sarebbero dovuti sedere alla tavola del contadino;  i figli in più il padrone li mandava via“.

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Stephen Crane “Il segno rosso del coraggio”

Nato nel 1871 e morto nel 1900, Stephen Crane ebbe nel corso della sua breve vita una produzione letteraria vasta e importante. Non a caso Paul Auster gli dedica una monumentale biografia, da poco apparsa, dall’eloquente titolo “Il ragazzo in fiamme”.

Il suo libro più importante è questo romanzo, ambientato nel corso delle Guerre di Secessione americane, scritto a soli 24 anni, ma che evidenzia una maturità narrativa sorprendente; ancor più se si pensa che Crane la guerra non l’aveva mai neppure vista.

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Antonio Susca e Giancarla Rotondi, “L’aria brucia”

“L’aria brucia”, pubblicato nel 2018 da Redstarpress, mi era sfuggito, l’ho recuperato e letto d’un fiato. Un libro straordinario, unico e fondamentale, in cui i due autori, Antonio Susca e Giancarla Rotondi (complimenti a loro), ricostruiscono nel dettaglio le innumerevoli rivolte carcerarie del decennio 1968/1977, inframmezzate da evasioni tentate e riuscite, prima che la mannaia dello Stato repressivo calasse implacabile sulla ennesima e paralella rivoluzione contro il potere di quegli anni di totale fermento.

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Jonas Jonasson “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”

Allan Karlsson, nonostante i 100 anni appena compiuti, salta dalla finestra del ricovero per anziani nel quale soggiorna e saluta la non gradita compagnia, in particolare una inserviente-virago che proprio non sopporta.

Stanti queste premesse il realismo non è certo cosa che ci si possa aspettare da questo libro; occorre quindi abbandonarsi fiduciosi alla sbrigliata fantasia di J. J.

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Lauren Groff “Matrix”

Nell’Inghilterra della fine del XII secolo Marie, la diciassettenne figlia illegittima di un re, ed amante ripudiata della regina Eleonora d’Aquitania, viene allontanata da Corte e rinchiusa in convento.

Marie è una creatura quasi mitologica: altissima ed imponente, dalla non comune forza fisica, intraprendente e spregiudicata, si integra perfettamente nella vita dell’Abbazia divenendone rapidamente vice-priora, priora e poi badessa.

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Bianca Pitzorno “Il sogno della macchina da cucire”

Bianca Pitzorno, nota soprattutto per essere valente autrice di libri per bambini, si cimenta qui nientemeno che col romanzo d’appendice. L’eroina di questo romanzo, collocato verso la fine dell’ottocento, è una giovane sartina, di umilissime origini, avviata all’arte del ricamo dalla nonna. Laboriosa, intrepida, intraprendente, fa tutto il possibile per mantenere una qualche indipendenza, così sottraendosi all’amaro destino delle giovani ragazze costrette ad andare a servizio nelle famiglie ricche, ridotte a una condizione di quasi schiavitù (“non uscivano mai di casa tranne che per la messa“), e spesso vittime degli appetiti sessuali dei maschi di famiglia: un vero incubo.

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