Walter Zenga “Ero l’uomo ragno”

Walter Zenga è stato uno dei più grandi portieri italiani, ha giocato dieci stagioni nell’Inter vincendo uno scudetto e due Coppe Uefa, ed è stato il titolare fisso nella bella e sfortunata Nazionale di Vicini eliminata in semifinale agli europei in Germania del 1988 e ai mondiali casalinghi del 1990.

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Tommaso Landolfi “A caso”

Premio Strega 1975, consta di alcuni racconti il più importante dei quali è il primo, che dà il titolo all’intero volume. È l’immaginario dialogo fra una sorta di es e io del protagonista. La prima istanza lo incita a commettere un omicidio, per l’appunto, “a caso”. L’io chiede all’es, di fatto il mandante del delitto, le ragioni di tale gesto, e si sente rispondere: “per offendere, dirò così, completamente il Creatore e in ciò sperimentare inusitate voluttà“.

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Bill Bryson “Una passeggiata nei boschi”

L’Appalachian Trail è un leggendario sentiero lungo oltre 3100 km (a quanto pare nessuno ne conosce con esattezza la lunghezza) aperto fra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, e che congiunge la Georgia al Maine passando per un’altra decina di Stati.

Il libro, edito nel 1997, è il resoconto del viaggio intrapreso da Bryson con il suo amico Katz.

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Valerie Perrine “Tre”

Non avevo letto il precedente “Cambiare l’acqua dei fiori” e la mole del romanzo, nonché l’evidente confezione in stile best seller estivo da ombrellone in spiaggia non mi attirava troppo e così l’ho iniziato un po’ in sordina. Mi stavo piano piano abituando alle vicende adolescenziali dei tre inseparabili amici di prima infanzia Etienne, Adrien e Nina, quando a circa metà del romanzo l’autrice piazza un colpo di scena che non esito a definire tra i più clamorosi che mi sia mai capitato di leggere, anzi forse il più clamoroso di tutti.

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Giulia Caminito “L’acqua del lago non è mai dolce”

Tanto per incominciare Giulia Caminito non è affatto una scrittrice qualunque. In secondo luogo ha il merito di affrontare, e più che bene, il tema della povertà, che non mi risulta essere particolarmente frequentato, pur essendo noto che i poveri sono sempre di più (mentre i ricchi non si sa se sono sempre di meno, ma certamente sempre più ricchi).

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James Baldwin “Un altro mondo”

J. B. è autore di una certa importanza. Per esempio Paul Auster in “4321” lo cita diverse volte, il che mi ha incuriosito. Però questo libro a me proprio non è piaciuto.

Ambientato nella New York degli anni ’60, l’epoca in cui il libro è stato scritto, racconta la vita difficile e spesso tragica di coloro che ne sono protagonisti, a partire da Rufus, un giovane batterista jazz nero, sofferente e alla deriva. A lui si sostituisce nel racconto la sorella Ida, compressa in un umile lavoro di cameriera, ma che forse sta sbocciando quale cantante di grande talento. E devo dire che le descrizioni di Rufus e Ida quando suonano o  cantano nelle fumose e alcoliche atmosfere dei locali del tempo costituiscono la parte migliore del libro, per il resto soprattutto dedicato a descrivere l’impossibile interazione fra neri e bianchi. Principale rappresentante di questi ultimi è Vivaldo, amico fraterno di Rufus, che intraprende con Ida una relazione burrascosa e tossica per entrambi.

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