Georges Simenon “Il Presidente”

simeicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoIl protagonista di questo breve romanzo, che conosceremo sempre e solo come “Il presidente”, è stato un monumento della vita politica francese, una specie di De Gaulle in tempo di pace.

Nove volte primo ministro, ventidue volte ministro, ha mancato l’elezione a Presidente della Repubblica, che tutti davano per scontata, per una di quelle capriole/congiure che talvolta contraddistinguono la vita politica. Continua a leggere

Mario Soldati “Le lettere da Capri”

lettereicona-voto-mezzoasinoHarry, marito di Jane, nutre una oscura passione carnale per la prostituta Dorothea. Quando, dopo anni di continui tradimenti, sta per confessarglielo, scopre che Jane è stata preda di una ancora più selvaggia passione per una specie di gigolò italiano di nome Aldo.

In mezzo a questi due poli stanno interminabili e frequenti psicologismi e contorcimenti che ad essere onesto, anche se mi spiace dirlo, mi sono sembrati da posta del cuore, con descrizione di amori e sentimenti cervellotici e, soprattutto, noiosissimi. Continua a leggere

Tom Wolfe “Il falò delle vanità”

wolicona-voto-asinoicona-voto-asinoicona-voto-mezzoasinoIn piena epoca reaganiana si muove il trentottenne Sherman Mc Coy, che si autodefinisce uno dei “Padroni dell’Universo”. Uomo di punta di una delle principali società borsistiche della Grande Mela capace di lucrare in un giorno milioni di dollari da una sola operazione, guadagna cifre da capogiro e vive nel lusso più sfrenato: superattico in Park Avenue, una moglie arredatrice che spende fortune, frotte di servitori, un tenore di vita pazzesco. Per lui è perfettamente normale pagare più di 1.000 solo per farsi portare e riprendere da una fiammante auto privata con autista a una festa che dista solo pochi minuti a piedi da casa sua. Continua a leggere

Sandro Veronesi “XY”

veroicona-voto-asino2icona-voto-asino2Uno sperduto e isolato paese nei monti trentini (niente telefono, niente televisione, un solo spaccio) è teatro di un omicidio plurimo tanto efferato quanto assurdo: una slitta carica di dieci turisti più il conducente viene ritrovata grazie a uno dei cavalli che la trasportava (anche il cavallo avrà gli incubi): tutti i gitanti sono trovati morti nei modi più assurdi -uno addirittura divorato da uno squalo estinto- davanti ha un grande abete soffuso di sangue ghiacciato proveniente dalle vittime. Continua a leggere

Ian McEwan “Lo scarafaggio”

cockicona-voto-asino2icona-voto-asino2Una mattina, al risveglio, uno scarafaggio si ritrova trasformato in un uomo. E che uomo! Trattasi infatti nientedimeno che di Jim Sams, il primo ministro britannico, che insieme al suo governo fa passare una riforma epocale che rovescia il criterio fondamentale dell’economia di scambio: d’ora in poi chi lavorerà dovrà pagare per farlo, chi venderà un bene qualsiasi dovrà riconoscere all’acquirente il prezzo del suo valore, e così via per ogni tipo di transazione. Ogni forma di risparmio è bandita: più “compri” e più ti arricchisci. Continua a leggere

Maylis de Kerengal “Corniche Kennedy”

ddekicona-voto-asino2icona-voto-asino2Sul lungomare di Marsiglia, noto anche come Corniche Kennedy, dei ragazzi e ragazze adolescenti si ritrovano, ascoltano musica, fumano (anche qualche canna), litigano, pomiciano e soprattutto si esibiscono in arditi tuffi, anche da grandi altezze.

I ragazzi, anche se non si capisce bene perché, sono malvisti e diventano un problema anche per la polizia. Di loro si deve suo malgrado occupare Sylvestre Opéra, gigantesco commissario triste, diabetico, un po’ claudicante, ma con una sua dignità: una brava persona. Continua a leggere

Amos Oz “Una pace perfetta”

ozicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Oz ambienta anche questo romanzo in un Kibbutz israeliano, a metà degli anni ’60, alla vigilia della guerra dei sei giorni, e lo popola di una serie di personaggi forti e ben delineati: Yolek Lifshitz, il capo del Kibbutz, uno dei padri della Patria, irruento, inesauribile e ingombrante; la fumantina moglie Hana; il figlio Yonatan, inquieto, irrisolto e consumato dalla volontà di fuggire non importa dove, il che culmina in una solitaria, rischiosissima e quasi fiabesca incursione a Petra; la moglie di questo Rimona, bella, lenta, eterea, fanciullesca, enigmatica, protettiva (forse il personaggio più riuscito);  Azariah, giunto al kibbutz in una notte invernale di pioggia: cita di continuo Spinoza, suona la chitarra, dimostra un talento da meccanico quasi sovrannaturale, e si insedia a casa di Yonatan e Rimona, di cui subito si innamora, dando vita a un singolare ménage à trois; Shrulik, saggio e modesto, che succede a Yolek nella conduzione del Kibbuz, e che sembra quasi un alter ego di Oz (“Il principio che mi anima … è che c’è già abbastanza sofferenza nel mondo, guai a ad aggiungerne altra”). Continua a leggere

Michail Bulgakov “Il Maestro e Margherita”

bulgaicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoAmmaliato dalla recente recensione di “La guardia Bianca” di Poronga, mi sono deciso a cimentarmi con il Monumento, di cui avevo solo una vaga idea per sentito dire. Dire che sono stato catturato, frastornato, trasportato, in un mondo rutilante, fantastico e reale al contempo, e che non sono riuscito a mollarlo fino alla fine, credo che renda bene l’idea del fascino della scrittura di Bulgakov. Se è impossibile seguire i personaggi, con i loro triplici nomi russi, le loro professioni e i loro ordinati incarichi nella burocrazia sovietica post rivoluzione, resta sempre teso il filo di un racconto che non si riesce ad abbandonare, in cui tutto si tiene, sotto la dominante aura di Woland, alias Satana, alias il diavolo in persona. Un diavolo intelligente e buono, che, insieme ai suoi sodali/collaboratori, fanno sempre il bene, “una parte di quella forza che vuole costantemente il male e opera costantemente il bene”. Continua a leggere

Ernest Hemingway “I quarantanove racconti”

downloadicona-voto-asino2icona-voto-asino2Decisamente nessuno di questi racconti mi ha entusiasmato, e molti anzi  li ho trovati piuttosto incolori e inutili (ad esempio “Dieci indiani”, “Un canarino in dono”).

Ricorrono comunque i motivi classici del mondo di Hemingway: il cimento virile, la corrida, il safari, la caccia, la natura, i cavalli, la guerra, il coraggio, la pesca, l’alcol.

Posto per le donne, mero contorno rispetto al protagonismo maschile, pochissimo. Continua a leggere