Colson Whitehead “I ragazzi della Nickel”

Il terreno adiacente al riformatorio Nickel Academy comincia a restituire ossa umane. Vengono effettuati scavi ed accertamenti e si verifica che quelle ossa appartengono a dei ragazzi neri con i quali i “metodi correttivi” utilizzati nel riformatorio sono stati spinti all’estremo.

Parte di qui questo bel romanzo, per il quale Whitehad ha ottenuto il secondo  premio Pulitzer nel giro di 3 anni, entrando in una ristrettissima élite, se non sbaglio comprendente solo Tarkington, Faulkner e Updike.

Continua a leggere

Charles Bukowski “Taccuino di un vecchio sporcaccione”

Anche la lettura di questo libro, che non ho neppure terminato, conferma che, tranne che per rare eccezioni, il Bukowski narratore a me non dice nulla di particolare, anzi, non mi piace proprio.

B. attraverso una serie di rapidi quadri illustra il suo disgusto per il vivere: una condizione perennemente abbrutita, triste e depressa, senza un futuro che non sia quello delle scommesse ai cavalli, regolarmente perse. Il punto è che tutto ciò viene rappresentato in modo greve, ripetitivo, senza mai un’impennata; e l’insistito e meccanico richiamo al bere, vomitare, cagare diventa solo noioso, e fastidioso.

Poronga

Bernardine Evaristo “Ragazza, donna, altro”

Fate che state sdraiati su un comodo lettino con il mare luccicante davanti, il sole ancora caldo e l’aria fresca oppure seduti su una bella sdraio di fronte a una verde vallata con le montagne intorno, con un libro in mano. Ecco, questo  libro: “ragazza, donna, altro” di Bernardine Evaristo, ovvero il piacere puro della lettura, così raro.

Continua a leggere

Patrick Radden Keefe “Non dire niente”

I libri sono un po’ come i figli che una volta lasciati liberi di girare per il mondo si formano indipendentemente da quale fosse in origine l’idea del loro “autore”.

E così, se con il suo nuovo saggio Patrick Keefe voleva raccontarci il sequestro mortale di Jean McConville e il dramma dei suoi tanti figli rimasti orfani, il libro finisce invece per rivelarci invece la storia di un’altra ennesima straordinaria figura femminile  del ‘900, storia che, mio limite, conoscevo poco.  

Continua a leggere

Pelham G. Wodehouse “Love among the chickens”

Jeremy Garnet, giovane scrittore di insicuro successo, mentre è alle prese con problemi di ispirazione, viene travolto dal vulcanico quanto scervellato Ukridge, un suo vecchio conoscente, che lo coinvolge di imperio in una strampalatissima impresa imperniata sull’allevamento di polli, dei quali entrambi non sanno assolutamente nulla.

Mentre viaggia in treno verso la sede che Uckridge ha scelto per l’allevamento, si trova seduto davanti alla dolce Phyllis della quale si innamora seduta stante, anche perché la ragazza, inaspettatamente, ha in mano una copia del suo unico libro finora pubblicato (sul quale ovviamente, si produrrà del tutto inconsapevolmente in giudizi non molto lusinghieri).

Continua a leggere

Richard Powers “Il sussurro del mondo”

Ne ho letto metà, poi sono passato ad altro, poi ne ho letto un altro po’. Non si può dire quindi che non ci abbia provato.

Il libro è un estremo e disperato allarme sull’enorme e irripetibile patrimonio boschivo e forestale, frutto di millenni, che la insensata cupidigia dell’uomo sta rapidamente distruggendo. Ed è anche un atto d’amore verso la natura. È inoltre un libro molto pensato, preceduto da un ammirevole sforzo informativo e di ricerca, fortemente “militante”. Però tutto questo non basta a fare un buon libro.

Continua a leggere

Primo Levi “La chiave a stella”

Un libro di sorprendente bellezza. Due tecnici si trovano per caso insieme in Russia per motivi di lavoro. Uno è un chimico, e, anche se non lo dice, si chiama Primo Levi; l’altro è un montatore di ponti, gru, strutture metalliche ecc., e si chiama Faussone.

Faussone racconta, Levi annota. Faussone è un tecnico super specializzato, di grande competenza e perizia, dallo stile “sobrio e composto”. È uno spirito indipendente, un giramondo  (di sè dice: “… dove mi mandano  vado, anche in Italia, si capisce, ma in Italia mi mandano di rado perché io so il mestiere troppo bene”; e ancora: “in città non mi trovo. Perché vede, io sono uno che non tiene il minimo. Sì, come quei motori con il carburatore un po’ starato, che se non stanno sempre su di giri si spengono, e allora c’è pericolo che si bruci la bobina. Dopo un po’ di giorni mi vengono tutti i mali…“).

Continua a leggere

Carmen Korn “Figlie di una nuova era” di Carmen Korn

Se avete amato la saga della Ferrante non fatevi scappare questa straordinaria trilogia che seguendo, come nell’amica geniale, l’intera vita di due amiche d’infanzia ci racconta il Novecento tedesco invece di quello italiano, sostituendo l’ambientazione napoletana con quella di Amburgo, perché, come scrive Alessandra Fontana nel sito web La lettrice controcorrente è: “Uno strano destino, quello delle donne nate nel 1900: avrebbero attraversato due guerre mondiali, per due volte avrebbero visto il mondo crollare e rimettersi in piedi, stravolgersi per sempre sotto i loro occhi”.

Continua a leggere

Nadine Gordimer “Racconti di una vita”

Rimasto tempo fa abbastanza deluso dalla raccolta di racconti “Il Salto”, stante la caratura di questa autrice ho voluto riprovare con questa ulteriore raccolta; non è andata meglio, anzi.

Tutti i racconti che ho letto mi sono sembrati opachi, freddi, lontani. Non me ne è piaciuto neanche uno, e quindi giunto a circa due terzi ho deciso di passare ad altro.

Ulteriore caso di assegnazione del Nobel per la letteratura che trovo incomprensibile, salvo che per ragioni latu sensu politiche, ossia la volontà di premiare il soggetto di cui questa scrittrice si è sempre occupata: l’aparthied in Sudafrica.

Poronga