José Saramago “Tutti i nomi”

saramicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Il signor José ha da poco superato i 50 anni. Lavora quale “scritturale ausiliario” -una specie di ultima ruota del carro- presso la Conservatoria Generale dell’Anagrafe, un triste ufficio fuori dal mondo, ridicolmente gerarchizzato, “dove per tradizione si scrive ancora con il pennino da intingere nel calamaio” (la avversione di S. per la burocrazia ha qui modo di esprimersi appieno in una grottesca e serafica descrizione, che è forse la cosa migliore del libro, specie nella irresistibile resa del Gran Capo).

Il signor José  un uomo solo, umile e timoroso, anche se “non certo strisciante e servile”, e senza speranza nel futuro; “vuole e non vuole, desidera e teme ciò che desidera, tutta la sua vita è stata così”. Continua a leggere

Gian Arturo Ferrari “Ragazzo italiano”

ferrariicona-voto-asino2icona-voto-asino2Nell’Italia anni ‘50 si racconta del piccolo Ninni, vezzeggiativo usato da nonna e madre in luogo dell’ingombrante Pieraugusto. Figlio della piccola borghesia, vive in paesotto lombardo, salvo che nelle lunghe pause estive, dove assieme alla famiglia torna nel luogo di origine sulla collina emiliana.

E’ un bambinetto tristanzuolo, un po’ rachitico, linfatico, balbuziente, che vive nell’abbraccio protettivo e ansioso della madre e della nonna e nella lontananza di un padre cupo e autoritario, che non ama. Continua a leggere

Gianfranco Carofiglio “La misura del tempo”

coroficona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoGianrico Carofiglio è piuttosto presuntuosetto e parecchio narcisista, però mi è simpatico…sono difetti accettabili per chi se li può permettere e, lui, se lo può permettere.

Non avevo mai letto niente di suo ed ho iniziato con “La misura del tempo”, che ho trovato notevole.

Si tratta di un romanzo in cui più generi si intersecano in modo equilibrato.

Lo definirei di massima un romanzo giudiziario (che in realtà ha poco a che fare con il classico legal thriller di matrice anglosassone), ma anche in parte un romanzo di formazione, in cui la riflessione esistenziale non è per niente secondaria. In fondo, già il titolo ce lo rivela. Continua a leggere

Paul Auster “4321”

austicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoComplice la forzata clausura da Coronavirus me lo sono letto tutto (trattasi di mattone di circa 1000 pagine) ma, devo dire, senza sforzo, il che ai miei occhi è sicuramente un merito.
Auster scrive un romanzo di formazione -anzi ne scrive quattro- il cui protagonista è sempre lo stesso, Archie Ferguson (che, abbastanza curiosamente, anche da bambino viene quasi sempre chiamato per cognome). Continua a leggere

Celeste Ng “Quello che non ti ho mai detto”

ngdownloadicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoIncipit fulminante: “Lydia è morta. Ma questo ancora non lo sa nessuno. 3 maggio 1977, 6:30 del mattino, nessuno sa nulla se non una semplice cosa: Lydia è in ritardo per la colazione“.

Parte da qui l’ovvio calvario per la famiglia superstite: Marylin, la madre, il padre James, il fratello minore Nath e la sorella piccola Hannah. Ma all’interno di questa tragedia che domina il libro e i suoi protagonisti, e di questa assurda e lancinante mancanza, resa ancora più inaccettabile dal dubbio che Lydia possa essersi suicidata, si fa piano piano strada la storia di questa famiglia, che tutti direbbero felice, ma che non ha affatto una storia semplice. Continua a leggere

Mario Vargas Llosa  “Il richiamo della tribù”

vargasicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoSegnalo questo libro del Nobel peruviano,  a mio avviso uno dei maggiori scrittori viventi, anche se guardando negli archivi dell’Asino vedo che Poronga aveva messo in dubbio che meritasse il Nobel. Non si tratta di un romanzo, ma, come ci dice l’editore in copertina, è ” l’autobiografia intellettuale e politica ” di Vargas Llosa. Al momento, la definizione non mi sembrava corretta in quanto, almeno formalmente, non è affatto una autobiografia ma sette saggi biografici e politici su sette pensatori che hanno fortemente influenzato l’autore ( per la precisione: Adam Smith, Ortega y Gasset, Hayek, Popper, Aron, Berlin e Revel ). Come si vede, sono tutti maestri del pensiero liberale, dei quali Vargas Llosa dà un’interpretazione personale e molto godibile, dialogando con loro e, in perfetto stile liberale, non risparmiando anche critiche. Continua a leggere

Sebastian Barry “Giorni senza fine”

berryicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoChe ci fanno due gay nel Far West, arruolati per fame nell’esercito nordista, nel pieno del conflitto con i pellerossa prima, e poi nel cuore della guerra di secessione? Esattamente quello che ci fanno tutti gli altri uomini: soffrono, resistono, lottano contro ogni tipo di avversità, a partire da un clima ostile, quasi sempre o torrido o gelido.

S.B. addotta il punto di vista di uno dei due, Thomas Mc Nully che con un linguaggio semplice e diretto racconta le vicende che passa assieme all’amato Jhon Cole; vicende un po’ di tutti i colori, compreso un periodo in cui i due, per sbarcare il lunario, si esibiscono in abiti femminili in un saloon, suscitando gli irrefrenabili e spesso molesti appetiti degli avventori. Continua a leggere

Paolo Nori “I russi sono matti”

noriicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoSottotitolo: “Corso sintetico di letteratura russa 1820-1991”.

Come forse ho già detto Paolo Nori ha un modo tutto suo di pensare e di scrivere che a me piace. Conosce la Russia (ha scritto anche “La grande Russia portabile” già recensito), il russo e la sua grande letteratura, che legge e traduce (da ultimo “Oblomov”: mi piacerebbe vedere cosa ha combinato). Continua a leggere

David Szalay “Turbolenza”

turboicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoPer caso, ciondolando in libreria, attirato più che altro dall’immagine di copertina di questo piccolo gioiello. Ve lo propongo:

David Szalay nel suo “Turbolenza” sostiene che il volo è in fondo una metafora della precarietà dell’esistenza umana.

In effetti, quando in volo percepiamo una turbolenza, nonostante la nostra conoscenza delle statistiche degli incidenti aerei, una parte di noi non può che provare almeno una lieve sottile preoccupazione. Continua a leggere