Amos Oz “Altrove, forse”

ozicona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoNon sembra neanche un libro scritto da lui.

Il soggetto è interessante, poiché descrive la vita in un kibbutz, dove in effetti Oz  è stato per alcuni anni; una comunità improntata e principi del socialismo, dove il lavoro intellettuale si mescola a quello manuale, vi sono continui momenti collettivi, dal refettorio comune agli incontri, ricorrenze, assemblee, feste ecc., la proprietà privata è limitata, la vita è improntata a una sobria severità. Oz dice, con un certo divertimento, che si spettegola anche molto, e che questo è anzi il passatempo più praticato. Continua a leggere

Jeanette Winterson “Frankissstein”

franicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Con la scrittrice Jeanette Winterson ho avuto un rapporto difficile ed ambivalente dal suo esordio fino ad ora. Mi rifiutai di leggere “Non ci sono solo le arance” per il troppo parlare che se ne era fatto, però poi mi feci coinvolgere in modo malsano da “Scritto sul corpo” e mi angosciai leggendo quelle che mi sembravano somiglianze strettissime con la storia d’amore tormentata che stavo vivendo.

Nel 2011 mi regalarono “Perché essere felice quando puoi essere normale?” Lo trovai interessante e divertente grazie alla fortunata distanza tra l’esperienza familiare che vi era descritta e la mia. Infine, pochi giorni fa, da una vetrina vedo spiccare “Frankissstein”. Il titolo è un bel gioco e mi incuriosisce anche se – penso – strizzare l’occhiolino a Mary Shelley è diventato di moda da che il 2018 ha visto compiersi il duecentesimo compleanno di Frankenstein. Continua a leggere

José Saramago “Le intermittenze della morte”

saramicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoIncipit: “Il giorno seguente non morì nessuno. Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento, cosa del tutto giustificata, ci basterà ricordare che non si riscontrava notizia nei quaranta volumi della storia universale, sia pur che si trattasse di un solo caso per campione, che fosse mai occorso un fenomeno simile, che trascorresse un giorno intero, con tutte le sue prodighe ventiquattr’ore, tra diurne e notturne, mattutine e vespertine, senza che fosse intervenuto un decesso per malattia, una caduta mortale, un suicidio condotto a buon fine, niente di niente, zero spaccato“.

Non si è un genio letterario per niente. Continua a leggere

Cecilia Ferrari “Ottonari psicoanalitici. Filastrocche semiserie sulla psicoanalisi”

ottonicona-voto-asinoicona-voto-asinoicona-voto-asinoConosco Cecilia da quando era una ragguardevole personcina di sei anni, allorché divenne l’amica del cuore di mia figlia Giulia. Insieme le ho viste diventare adolescenti, ragazze, donne e infine, senza neppure chiedermi il permesso, madri.

Quindi questa non è, non può, non vuole essere una recensione imparziale.

Le due sunnominate a un certo punto hanno incominciato a comunicare sui soggetti più vari tramite filastrocche, presto contagiando il loro gruppo di amiche. Dai e dai sono diventate piuttosto bravine. Continua a leggere

Zadie Smith “Denti bianchi”

zsicona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoAcclamato prima ancora di essere pubblicato, questo romanzo di Zadie Smith, allora (anno 2000) venticinquenne, è una lunga storia che trae origine dall’incontro fra i due protagonisti, Samad originario del Bangladesh, e l’inglese Archie, che si incontrano giovanissimi commilitoni nella seconda guerra mondiale e che radicano una amicizia che, coinvolgendo le rispettive famiglie, prosegue negli anni.

Il racconto è prevalentemente ambientato negli anni ’70 e tratta soprattutto il problema della integrazione multiculturale, che anche nella “swinging London” è tutt’altro che privo di difficoltà e mai completamente superato, tant’è che il tradizionalista Samad a un certo punto manda d’imperio uno dei figli a studiare nel Paese di origine (paese di origine di Samad, visto che il figlio è nato e cresciuto in Inghilterra). Continua a leggere

Sandro Veronesi “Il colibrì”

veroicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoI temi di questo romanzo sono l’infelicità e il dolore. Infelicità per non riuscire a realizzare, almeno sul piano dei rapporti personali, nulla di buono. Dolore per una serie di sciagure che il fato, sempre in agguato, procura al protagonista.

Eppure Marco Carrera (il Colibrì), non tanto per un colpo di fortuna, ma perché ancora una volta il fato -un fato oscuro e vagamente soprannaturale- vuole così, scampa da giovane a una morte sicura. Ma per il resto è sempre e solo infelicità: nasce in una famiglia infelice, forma una famiglia infelice, ama tutta la  vita di un amore infelice una donna che non avrà mai. Per non dire delle disgrazie che lo colpiscono, all’esito delle quali rimane “in piedi nel cratere fumante”. Continua a leggere

Luis Sepulveda “La fine della storia”

storiaicona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoJuan Belmonte  è un ex guerrigliero che desidererebbe tanto essere lasciato in pace a invecchiare con la sua compagna Veronica, che porta ancora i segni fisici e soprattutto psichici delle tremende torture inflittele dagli aguzzini di Pinochet, che la hanno letteralmente privata della parola.

Juan ne viste di tutti i colori: fedelissimo fino all’ultimo di Allende, ha in seguito combattuto in Bolivia, Nicaragua e in ogni luogo in cui occorresse sostenere la causa della libertà e del riscatto degli oppressi. Continua a leggere

Brett Easton Ellis “American psycho”

eeicona-voto-asino2Questo romanzo non è affatto scritto né costruito male, ma mi ha nauseato. Spiego.

New York, anni  ’80. Lo yuppie Pat Bateman, 26 anni, bello, straricco, in forma fisica apparentemente smagliante, racconta una vita fatta esclusivamente di: aperitivi, cene, locali notturni, ragazze preferibilmente bionde e dalle grandi tette, palestra, massaggi, shopping compulsivo, cocaina, alcool, cura maniacale del corpo, cura nell’abbigliamento. Questi due ultimi aspetti occupano largo spazio: la descrizione della cosmesi di Pat, che dice di bere 20 litri di acqua Evian al giorno (salvo poi strafarsi di droghe e alcolici) lascia allibiti, mentre non c’è incontro che non si apra con la descrizione di ciò che ciascuno indossa e della relativa griffe (dico, si tratta complessivamente di centinaia di elenchi). Continua a leggere

Paul Auster “La notte dell’oracolo”

austicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoSid è uno scrittore trentacinquenne miracolosamente scampato non si sa se a una malattia o a un incidente, e da poco tornato a casa dove l’aspetta l’amata moglie Grace, che di mestiere fa l’illustratrice.

Ha il dubbio se sarà ancora in grado di scrivere. Due eventi lo inducono a farlo: l’ispirazione tratta dal ritrovamento di un’opera inedita di una delle sue scrittrici preferite e l’acquisto di un bellissimo taccuino blu in una cartoleria gestita da un enigmatico signore cinese. Continua a leggere

Sybille Beford “Una visita a Don Otavio”

otavioicona-voto-asino2icona-voto-asino2Nonostante la entusiastica introduzione di Bruce Chatwin questo libro/romanzo di viaggio non mi ha appassionato. Scritto negli anni ’50 racconta un viaggio fatto in Messico da due signore americane, una delle quali, la Bedford, fa da narratrice. Non si può dire che il libro sia scritto male, tutt’altro, e talora contiene anche osservazioni acute ed intelligenti. Però queste due signore sicuramente benestanti, pur disposte a sottoporsi ai disagi e agli imprevisti che un viaggio del genere comporta (anche se la fissazione sulle precarie condizioni igieniche è stucchevole: cosa mai pensavano di trovare?) , sembrano più delle turiste che delle viaggiatrici “alla Chatwin”, che si prendono tutte le loro belle comodità servite e riverite, per quanto possibile, dalla ruspante popolazione locale, intrecciando di preferenza relazioni con le persone altolocate del luogo, siano esse locali o stranieri ivi trasferiti. Sembra in definitiva di assistere a delle atmosfere alla Scott Fitzgerald, più che alle atmosfere di viaggio “militante” alla Chatwin, alla Least Heat Moon ecc. Continua a leggere