Alberto Moravia “Gli indifferenti”

mor.pngil romanzo si svolge quasi interamente nella lussuosa villa di una famiglia formata da madre (Mariagrazia), figlia (Carla) e figlio (Michele).

La casa è stata ipotecata da Leo, amante di Mariagrazia, che tiene in pugno tutta la famiglia.

Leo insidia sotto gli occhi di Mariagrazia (gelosissima quanto ottusa, e che forse nella sua grottesca e penosa caratterizzazione è il personaggio più riuscito del romanzo) la figlia Carla, che riesce facilmente a circuire. Carla gli si dà “per cambiare vita”, ma senza alcuno slancio.

Il vero protagonista è però Michele, che odia Leo, ma di un odio inetto e fiacco, che quando riesce a manifestarsi è addirittura patetico: emblematico il tentativo di omicidio con una pistola scarica, che lo stesso Leo prende così poco sul serio da farlo addirittura passare sotto silenzio in società.

Il romanzo descrive dunque i rapporti falsi, esangui, quasi ripugnanti, fra i suoi protagonisti, ed in effetti riesce a dare una sensazione di vuoto. I protagonisti, oltre a essere “indifferenti” sono persone inutili e amorali.

Detto questo il romanzo mi è sembrato molto datato, non privo di un certo dandysmo (possibile che M. scriva solo di ricchi decadenti?), e fastidiosamente atteggiato e letterario.

Più o meno le stesse sensazioni mi ha dato “La noia”, comunemente considerato l’altra opera maggiore di Moravia, il che mi ha indotto ad astenermi da altre letture (d’altra parte, con tutto quello che c’è da leggere, leggere due opere poco convincenti di uno stesso autore è già troppo) e a ritenere che Moravia sia forse lo scrittore italiano più sopravvalutato della seconda metà del Novecento.

Poronga

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