Peter Cameron “Il weekend”

cameronQuesto Peter Cameron più lo leggo e più mi piace.

John e Marian attendono per il weekend nella loro bella villa di campagna l’arrivo di  Lyle, critico d’arte newyorkese, nell’anniversario della morte di Tony, fratellastro di John e per molti anni compagno di  Lyle; Lyle però si presenta con Robert, sua nuova e giovane fiamma.

È un breve libro scritto nel 1994, molto americano, nel senso che mi pare ben rappresenti la società statunitense opulenta e matura,  con tracce di marcescenza.

Non è certo un libro allegro, però non è affatto pesante, e mi ha anzi colpito il tratto leggero ma molto sicuro e preciso con il quale Cameron rappresenta la condizione di precarietà esistenziale che i protagonisti, ciascuno a suo modo, vivono: la depressione strisciante di Miriam, la fragilità di Lyle, la ricerca di fuga e isolamento di John, la cinica e malinconica solitudine di Laura, la antica amicizia cui tutti cercano di aggrapparsi, anche per sfuggire alla tensione che serpeggia fra loro.

Alla fine l’unico che, credo,  ha qualche possibilità di salvarsi è Robert, ma non dico di più per non rovinare il piacere della lettura a chi voglia provare.

A tratti è un libro, oltreché decisamente ben scritto, anche a suo modo divertente. Per esempio ecco un dialogo fra Lyle a Tony (ogni tanto ci sono dei flashback):

“-Hai dei brutti piedi, fece Tony.

Lui non rispose.

-I piedi, secondo me, sono brutti in generale, ma i tuoi lo sono in modo particolare.

-Ma no, fece Lyle.

-Si, se li guardi da vicino, si.

-Allora non li guardare da vicino.

-Forse qualsiasi cosa da vicino è brutta.

-Non è vero.

-Cioè, le cose brutte diventano più brutte e quelle belle più belle. Scommetto però che certe cose brutte diventano belle, e viceversa. Quali sono le cose brutte che diventano belle a guardarle?

-Non lo so, disse Lyle alzando lo sguardo. –Gli insetti?

-Sì, esatto, rispose Tony, -gli insetti. A dire il vero, i tuoi piedi a me piacciono. Sono autentici, un po’ Vecchio Mondo, e biblici.”

Poronga

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“Quella sera dorata” di Peter Cameron

cameronQuesto è il secondo libro di Cameron che leggo, il primo è stato Andorra: anche in “Quella sera dorata” Cameron scrive molto bene, con naturalezza direi, sa creare situazioni e personaggi che viene voglia di approfondire, andare avanti per “vedere cosa succede”.

Il protagonista è un simpatico giovane dottorando che vuole a tutti i costi scrivere la biografia di un poeta morto suicida dopo una vita a dir poco complicata: per cercare di ottenere  l’autorizzazione dei familiari per scrivere una biografia ufficiale (il che gli consentirebbe di ricevere una cospicua borsa di studio), Omar si reca in Uruguay dove entra in contatto con gli strambi, ma alla fine molto prevedibili “eredi” del poeta, il fratello, la ex moglie e l’amante con figlia al seguito,  che vivono tutti in un strana comunità in cui non sanno bene cosa  ci fanno e perché sono lì.

Il racconto è piacevole, un po’ irreale, e si conclude secondo i migliori canoni della fiaba, peraltro un po’ amara.

Tutto sommato, un libro di cui si può benissimo fare a meno ma che dà un certo piacere a leggerlo….

Una curiosità: per oltre 300 pagine ho inutilmente aspettato di trovare la spiegazione del titolo italiano e alla fine mi sono chiesto dove fosse o quale fosse quella specifica sera che dà il titolo al romanzo. L’ovvia illuminazione è stata andare a vedere il titolo originale, che è tutt’altra cosa, e quello sì spiega il destino di Omar… “The city of your final destination” .  Vai a capire il senso di questa traduzione…

Silver 3

Peter Cameron

CameronNon ho letto “Andorra” e quindi non sono in grado di parlarne (ma sicuramente lo leggerò).

Trovo però che Peter Cameron sia un ottimo  scrittore che racconta storie particolari in un modo tutto suo, fine e delicato.

Io ho letto due libri, “Quella sera dorata”, che mi è decisamente piaciuto, e il più famoso “Un giorno questo dolore ti sarà utile” (bellissimo titolo), che mi è piaciuto meno. Il protagonista, il diciottenne James, è un ragazzo alle prese con complicati problemi e con complicate persone, che non comprende il mondo e che il mondo non comprende. Alla fine però l’ho trovato un personaggio passivo, un po’ lagnoso e anche un po’ rompiballe.

Però ovviamente sono gusti.

Desidero anche segnalare la bellissima postfazione che Cameron ha scritto per “Stoner”, di cui già si è parlato nel sito.

Poronga

Peter Cameron “Andorra”

andorraDi  Peter Cameron ( USA, 1959 ) Adelphi sta pubblicando diversi romanzi e raccolte di racconti, a cominciare da ” Un giorno questo dolore ti sarà utile ” ( un ” giovane Holden ” scritto 40 anni dopo , molto più bello – tanti si scandalizzeranno – dell’originale. Anzi molto più bello – quasi tutti si scandalizzeranno – di quel mediocre romanzo che è Il giovane Holden ).

Adesso viene pubblicato ” Andorra “, scritto nel 1997 , che consiglio per diversi motivi. Anzitutto ha una storia forte – spesso si dimentica, ma è un ingrediente quasi sempre indispensabile per un romanzo -; poi i personaggi sono tutti, dai principali a quelli minori, molto ben delineati e psicologicamente approfonditi. La scrittura di Cameron scorre senza sforzo perché il suo pensiero è lucido e sa cogliere l’essenziale dei comportamenti e dei sentimenti senza mai cadere nei luoghi comuni.

Oltre ad una storia importante e a personaggi credibili e interessanti, Cameron sa anche padroneggiare molto bene le tecniche letterarie: il libro è pieno di simbolismi e richiami, ma, al contrario di molti scrittori americani che sembrano applicare in modo meccanico le tecniche imparate alle scuole di scrittura ” creativa “, Cameron lo fa in modo garbato  e non artificiale.

Un altro motivo per cui chi ama i libri dovrebbe amare ” Andorra ” è la presenza discreta ma costante dei libri, che saltano fuori in continuazione come un sottile filo che unisce storie e personaggi diversi. Fra tanti bei libri c’è anche un fumetto pornografico, ma a leggerlo, neanche a dirlo, è un poliziotto !

La scorrevole ma intensa scrittura di Cameron viene resa bene da una traduzione ottima, pur con qualche sbavatura: ad un certo punto, il protagonista mangia una truce insalata di finocchi e arance ” sanguinolente “; pensateci, la prossima volta che bevete una spremuta di arance sanguinelle !

In conclusione, non voglio dire che questo è il più bel libro uscito negli ultimi anni e probabilmente non è neppure il più bel libro di Cameron ( ma leggete prima o dopo questo almeno ” Un giorno questo dolore … ” e ” Coral Glynn ” ) però è un romanzo che si legge con grande piacere e che lascerà una traccia dentro di voi.

L’abilità e la cultura letteraria di Cameron si vedono anche in vari richiami sparsi nel romanzo in modo non forzato o narcisistico, ma sempre appropriato  e utile . Ne citerò solo uno, che è facile riconoscere come parafrasi di un famosissimo incipit : ” Viene spontaneo pensare che un bel giovanotto in viaggio da solo sia scapolo. E’ una verità universalmente riconosciuta. ” ( Non barate: con Google qualunque Asino-che-non-legge sarebbe capace di trovare la risposta, ma allora che gusto c’é ? )

Traddles