Melania Mazzucco “Io sono con te. Storia di Brigitte”

mac.pngSi legge come un romanzo, ma è la storia vera di uno di quei migranti che arrivano in Italia con una storia di immensa sofferenza alle spalle e si ritrovano costretti a inventarsi una vita in un luogo di cui non sanno nulla, dove non hanno più nulla, né la famiglia, né i figli, né, spesso, il proprio senso d’identità o la coscienza di ciò che li aspetta.

Brigitte è fuggita dal Congo ed è arrivata in Italia in un gelido giorno di gennaio senza nemmeno sapere dov’è finita, vestita per altri climi, senza un soldo in tasca e soprattutto sconvolta dalle torture subite per due lunghi mesi in cui la crudeltà degli uomini le ha rubato tutto. Tutto. La sua clinica medica, il fratello, ucciso davanti i suoi occhi, i figli che ha dovuto abbandonare da un momento all’altro e della cui sorte da mesi non sa più nulla, la salute del corpo e quella della mente.

È fortunata (come usare una parola così, per una donna che ha subito quello che che è successo a lei?): qualcuno che la vede aggirarsi allucinata per la Stazione Termini e le parla del Centro Astalli di Roma, dove troverà chi la aiuterà nella sua odissea per il riconoscimento di statuto di rifugiato politico e, pian piano, a trovare alloggio, cibo, assistenza medica. A ricominciare.

Un libro sincero e commovente, cristallino nella sua precisione e franchezza, ma anche empatico, emozionato. Un libro che per una volta racconta cosa succede dopo. Dopo la fuga, dopo il viaggio, dopo l’arrivo in Italia, quando la fatica e le difficoltà invece di trovare fine sembrano accanirsi con rinnovata virulenza e non dare respiro, né speranza.

Un libro in cui Melania Mazzucco non è solo autrice ma anche personaggio, perché è possibile guardare, e raccontare la nudità di Brigitte, solo mettendosi a nudo, accettando di esporsi a propria volta.

Una prova di grande sensibilità letteraria ma anche di coraggio, passione, profonda umanità.

la signora nilsson

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Melania Mazzucco “Il museo del mondo”

mazzMi piace tenere un libro in soggiorno, sul tavolino accanto al divano. È diverso da quelli che si raccolgono sul mio comodino o sulla libreria accanto al letto (e vengono messi in ordine soltanto quando la pila è troppo disordinata per non essere fatta crollare ogni volta che viene sfiorata da uno dei tanti gatti di casa). È, questo, un volume che spesso rimane a lungo su quel tavolino perché viene letto solo di tanto in tanto, perché è lì proprio per essere a portata di mano quando cerco nelle pagine compagnia per pochi minuti soltanto.

Da qualche giorno quel libro è «Il museo del mondo» di Melania Mazzucco. Ha in copertina un’opera enigmatica di Piero di Cosimo che ritrae un giovane fauno mentre carezza con un dito la fronte di una fanciulla distesa a terra, senza più vita. Commovente l’espressione di rimpianto del giovane, e il niveo pallore del volto lunare della fanciulla. È ‘La morte di Procri’, uno dei cinquantadue dipinti che compaiono in questa raccolta di articoli  già pubblicati su «La Repubblica» (un articolo, ovvero un’opera, a settimana, per un anno).

La cosa che tutti li accomuna è la prospettiva da cui vengono osservati, vale a dire il punto di vista di una  scrittrice, ovvero di una  narratrice di storie.  Non a caso l’esergo cita Munch: «Il racconto è lo scopo di ogni arte». E così, al centro della narrazione ci sono riflessioni, fantasie, considerazioni che di volta in volta mutano, legate come sono all’occasione da cui scaturiscono, ma sempre finiscono per dare vita a qualcosa che può essere definito un piccolo racconto visivo. Piccolo solo perché i testi (corredati di bellissime illustrazioni) sono brevi, di un paio di pagine appena.

Consigliato non solo a chi ama la pittura (e gioirà di trovare una così rigogliosa consonanza tra immagini e parole),  ma anche a chi crede di non subirne il fascino. Perché scoprirà la ineludibile forza di seduzione che possiede ogni quando «diventa presenza – specchio di un pensiero, indelebile emozione, scintilla di un significato del mondo».

la signora nilsson

Melania G. Mazzucco “Limbo”

Mazzucco-LimboNon avevo letto nulla di questa autrice, ne ho sentito parlare bene (ma non da un asinista ahimè) e ho incautamente acquistato questo “Limbo”… anche perché la protagonista era reduce dalla guerra in Afghanistan ed io, avendo da poco terminato la bella, e coinvolgente lettura de “Il corpo umano di Paolo Giordano, mi aspettavo qualcosa di altrettanto interessante.

Nulla di tutto questo, delusione completa… Per quel che mi riguarda, il commento a questo libro potrebbe limitarsi a quello che disse Fantozzi a proposito della Corazzata Potemkin… Una galleria di personaggi senza spessore, dialoghi schematici incapaci di suscitare qualsiasi emozione, dove la banalità e il fastidio derivante da questa scrittura piatta sono le uniche sensazioni che ho provato…

Va beh, confesso che sono arrivato solo a pag. 116 prima di abbandonare, può darsi che nelle restanti 356 qualcosa di buono ci fosse, ma ho seri dubbi in proposito. Ho invece il fondato sospetto che questo romanzo abbia vinto o abbia buone possibilità di vincere il Premio Strega (nell’accezione di Poronga naturalmente).

La cosa ancora più sorprendente è che, nella nota finale, la Mazzucco cita una dozzina di testi sul conflitto afghano che a suo dire “le sono state molto utili”. Io però, almeno nelle 116 pagine che ho letto non ho trovato praticamente nulla di nuovo rispetto alle cronache riportate nei principali mezzi di informazione di massa (Bah!)

Silver 3