Patrick O’Brian “Caccia notturna”

paLa trama mi pare inutile accennarla: dico solo che l’ho trovata stanca, lenta, poco articolata e ancor meno avvincente. È curioso anche il finale, o meglio il non-finale, quasi che O’Brian si sia stancato di andare avanti, poco persuaso lui stesso del suo lavoro.

Non salvano il romanzo alcuni pur gustosi quadri di vita marinara: i frenetici e abilissimi carpentieri di bordo che riparano i danni subiti dalla nave mentre infuria la battaglia; la cavalleria squisita fra ufficiali nemici dopo essersi sparati addosso per due giorni; il ferreo e deliziosamente anacronistico rispetto di alcuni riti, come la lucidatura dell’argenteria del capitano Aubrey nonostante il naufragio; la straordinaria abilità di questi marinai, capaci di tirar fuori una nave nuova da un relitto.

E neppure lo salvano le descrizioni dell’intrepido e quasi fanciullesco entusiasmo di Maturin per l’osservazione naturalistica, che stavolta lo porta addirittura a rischiare la pelle per la puntura di un ornitorinco.

Insomma, lettura sconsigliabile.

Che abbia ragione Silver 3 che molti autori alla lunga stufano? Con le debite eccezioni, naturalmente.

Poronga

Patrick O’Brian

obrianL’ingresso del dr. Maturin fra i recensori dell’Asino mi induce in una tentazione cui non provo a resistere neppure un minuto.

Patrick O’Brian è, o meglio fu, un gentiluomo irlandese dedito alla narrazione di romanzi ambientati nella marineria militare britannica dell’800, i cui protagonisti sono invariabilmente il capitano Jack Aubrey e il medico e naturalista Stephen Maturin.

I due nel corso delle traversate si dilettano anche di musica suonando, se non sbaglio, violino e violoncello, rigorosamente nell’alloggio del capitano.

La cosa più rilevante è la cultura, davvero impressionante, di cui O’Brian fa sfoggio con riguardo a tutto ciò che concerne la tecnica dell’andar per mare, ovviamente a vela, del tempo. Ed è gustoso vedere gli stoici e durissimi marinai dell’epoca, che conducevano mirabilmente imbarcazioni che richiedevano una grandissima perizia, eterne vittime di venti che non arrivavano mai, o che quando arrivavano lo facevano nel momento sbagliato o nella direzione sbagliata.

Altrettanto godibile è la descrizione della vita di bordo, dei suoi ritmi, costumi, riti, regole.

In mezzo a tutto ciò Maturin, che non è possibile definire “pesce fuor d’acqua” unicamente per il contesto; contesto cui peraltro non potrebbe essere più estraneo.

Il ciclo conta circa una ventina di romanzi; alcuni hanno il difetto di essere parecchio lenti.

Dei quattro che ho letto, a me sono partocolarmente piaciuti “Duello sullo Ionio” e “Ai confini del mare”.

Poronga