Michael Cunningham “La regina delle nevi”

cunniNon mi ricordo un romanzo che abbia come protagonisti due fratelli. Qui li abbiamo: sono Barrett e Tyler Meeks, ultraquarantenni di ex belle speranze. Tyler si barcamena come cantautore di incerto successo, mentre a Barrett è andata anche peggio: fa il commesso in un negozio, per quanto molto elegante e naturalmente carissimo, e per far quadrare il suo magro bilancio è costretto a vivere da Tyler.

Poi ci sono Beth, malatissima moglie di Tyler, Liz, matura mangiauomini, il suo boy-toy Andrew, che Barrett si divora con gli occhi, e qualche altro personaggio di contorno. Aleggia la presenza anche della madre di Barrett e Tyler, morta in un modo imperdonabile, ossia folgorata da un fulmine su un campo di golf.

Non è che succeda molto, onde il poco che succede evito di raccontarlo.

Dico solo che è un romanzo dominato da una malinconica nota di fondo; un romanzo anche nuovayorkese, seppur per questo aspetto non fastidioso come invece accade in taluni libri di Paul Auster.

Tutti i protagonisti sono ben lontani da quelle “profondità del tran tran domestico, dal modesto e affidabile brivido del familiare, che come quasi tutti tranne Liz sanno, è stata la via maestra per la felicità sin dall’inizio dei tempi”.

Ed è significativo che Cunningham faccia dire proprio a Andrew quella che forse è la cosa principale che il romanzo vuole esprimere:

Penso che la gente si preoccupi troppo. Penso che dovremmo correre rischi e commettere errori. Tipo: dovremmo sposarci. Dovremmo avere figli. Anche se, sai, le nostre ragioni potrebbero non essere così nobili e pure. Penso che si potrebbe essere nobili e puri per tutta la vita e finire, bè, praticamente soli”.

È ben difficile immaginare un futuro di felicità per tutti vari protagonisti del romanzo, tranne forse solo Barrett che, regolarmente piantato dai suoi fidanzati, può darsi che abbia alla fine trovato la persona giusta.

Questo è l’ultimo romanzo di Cunningham: non raggiunge i fasti del raffinato ed elegante “Le ore” nè tantomeno quelli del travolgente e geniale “Carne e sangue”: però stravale ugualmente la pena di leggerlo.

Poronga

Michael Cunningham “Le ore”

leoreE’ difficile parlare di “Le ore” di Cunningham.

E’ un romanzo stupendo che gli ha fruttato il Pulitzer del 1999, ma è difficile parlarne perchè è

estremamente ambivalente.

Il tema è il suicido (importato dall’omonimo romanzo di Virginia Wolf) ma è anche l’amore per la

vita . Come questi due aspetti si fondino e si intreccino è il senso profondo di questo mirabile

romanzo.

Cunningham ci narra le ore cruciali di tre donne, che vivono in epoche diverse e che affondano nel

significato più intimo della vita, nel corso di tre esperienze profondamente diverse. Lo fanno in

tempi e contesti diversi e talvolta opposti, eppure in tutte e tre percepiamo un simile senso di senire

la vita e coglierne il suo significato.

Percepiamo attraverso il loro pensiero e le loro relazioni con gli altri il dramma dell’esitenza, gli

amori, il dolore, l’intensità del desiderio, l’incapacità di comunicare e la solitudine. Percepiamo

anche la violenza dei sentimenti che ci legano agli altri e che determinano la nostra esitenza.

Come dicevo una delle tre donne è Virginia Wolf. Un’altra ricorda la protagonista di un suo

romanzo. Non ho potuto fare a meno di andare a leggermi anche quello e soprattutto di andarmi a

vedere il bellissimo film di Stephen Daldry The hours , tratto dal romanzo e uscito nel 2002 e

magistralmente intrpretato da Meryl Streep, Julianne Moore e Nicole Kidnam.

Mr. Maturin

Michael Cunningham “Carne e sangue”

carneNon capita spesso di rallentare la lettura verso la fine di un libro, di dispiacersi perché è finito, di avere subito voglia di rileggerlo…
Succede con Carne e sangue, un meraviglioso libro che racconta la vita.
Cento anni di storia americana, a partire dal 1935 (sì, l’ultimo capitolo è il 2035). Cinque generazioni toccate nei capitoli che si succedono con la sola indicazione dello scorrere degli anni. Almeno otto personaggi centrali: Constantine e Mary; i figli Billy (che poi cambierà il nome in Will), Susan e Zoe; il figlio di Susan, Ben; il figlio di Zoe, Jamal; Cassandra. Tanti altri personaggi che ruotano intorno ai protagonisti. La personalità di ciascuno emerge a poco a poco e solo alla fine tutto si ricompone. Desideri e aspettative si infrangono contro l’incomprensione altrui ma anche l’inquietudine individuale sembra montare di pagina in pagina per poi dissolversi nel dramma ma anche arrestarsi, più semplicemente, di fronte allo scorrere della vita, al suo mistero, alla sua bellezza.

Oleandro