Lydia Davis “Osservazione sulle faccende domestiche”

Il racconto? scherzo? aforisma? miniatura? che dà il titolo a questa raccolta consiste in ciò: “Sotto tutto questo sporco il pavimento è davvero pulitissimo”.

Per scrivere e pubblicare una cosa del genere i casi sono due: o sei matto o sei un genio. Lydia Davis è un genio (com’è che questo termine è declinabile solo al maschile?), non a caso indicata come autrice di culto da David Foster Wallace, e non solo da lui.

Per decidersi a comprare i suoi libri basta dare un’occhiata alle sue foto, anche recenti (ha 75 anni), dalle quali spesso sbuca quel suo sguardo birichino e ironico che è tutto un programma.

Intendiamoci: non tutto è allo stesso livello; molti micro racconti in sé e per sé dicono poco e alla lunga stancano pure, ma vale davvero la pena entrare nel particolarissimo mondo di questa scrittrice, che non so paragonare a nessun altra/o, fatto di dettagli, osservazioni acute, angolazioni insolite, arguzia, ironia, gusto di raccontare cose che non interessano nessuno ma che diventano interessanti per il modo col quale sono raccontate; ad esempio “Mangiare pesce da sola” o “Storia circolare”, che, tanto per dare un’idea, dice così: “Il mercoledì mattina presto c’è sempre un gran baccano per strada. Mi sveglio e mi domando sempre cosa sia. È sempre il camion della spazzatura che passa a prendere la spazzatura. Passa ogni mercoledì mattina presto. Mi sveglia sempre. Mi domando sempre cosa sia“.

Talora ironica e lunare  (per esempio “Idea per un cartello“, “Sveglia la notte”), talaltra surreale e spassosa (“Una storia di salami rubati” o “I peli del cane”, o “Lettera a una ditta di caramelle alla menta”), altre volte capace di autentici virtuosismi (“Le mucche”), quando decide di far sul serio scrive cose meravigliose, come nel racconto lungo “Le foche” dove, ricordando la madre, dice “Dopo che se ne è andata, ogni ricordo è diventato improvvisamente prezioso, persino quelli brutti, persino le volte in cui ero arrabbiata con lei, o in cui lei era arrabbiata con me. A quel punto essere arrabbiata è sembrato un lusso“.

Poronga

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