Henry James “Indignazione”

indiConfesserò subito che non sono un grandissimo estimatore di Henry James, pur capendo benissimo perché molti lo ritengano uno dei grandi della letteratura di tutti i tempi. Ma i gusti sono gusti, e comunque non sto dicendo che alcune sue opere non mi siano decisamente piaciute ( molte non le ho lette, del resto ha scritto tantissimo ). Questo Indignazione è il suo ultimo libro pubblicato in vita, ebbe e continua ad avere un enorme successo, ma chissà perché fu tradotto in Italia solo nel 2006 col titolo La protesta, sempre da Fazi, che adesso lo ripubblica cambiandogli titolo ( misteri del marketing letterario. Quanto poi al creare confusione nei lettori, poco importa: che paghino e tacciano. )

Troviamo molti temi cari a James, a cominciare dallo scontro di mentalità fra aristocratici inglesi e ricchi borghesi americani. Lo spunto è dato da un fatto di cronaca reale, riguardante la contestata vendita di un quadro esposto alla National Gallery. Qui abbiamo invece un nobile inglese che si trova nella necessità di dover vendere un quadro per pagare i debiti di gioco di una figlia scriteriata, e un ricco americano a cui, più che la qualità del dipinto, importa che costi molto per sfoggiare la propria ricchezza. C’è poi un altro nobile, più giovane, che sponsorizza la causa dell’americano, e a cui l’anziano Lord vorrebbe far sposare la seconda figlia. Questa invece è innamorata di un giovane critico d’arte che si batte per non far perdere all’Inghilterra il patrimonio artistico. Nel rapporto fra la figlia – non la sperperatrice, quella non appare mai – e l’anziano padre aristocratico vediamo in modo trasparente diversi richiami a Re Lear. Per finire la galleria dei personaggi, c’è una matura aristocratica molto interessata a unire la propria vita a quella dell’anziano nobile –  che se non l’ho già detto è vedovo – ma  deve  raggiungere l’obiettivo col dovuto riserbo britannico, e naturalmente l’immancabile maggiordomo. James è certamente molto abile nell’ usare questa storia, piuttosto semplice, per mettere in risalto con grande ironia le differenze fra lo stile inglese e quello americano, senza risparmiare sferzate sulle notevoli dosi di ipocrisia di cui entrambi gli stili abbondano. In questo, James raggiunge livelli simili a quelli di un suo grande contemporaneo, Oscar Wilde. Due esempi per tutti:

” Lord Theign si mostrò a questo punto un maestro della magnifica arte dei rendere giustizia a se stessi, quasi non avesse avuto torto. ”

E sempre l’anziano aristocratico, in dialogo con la figlia:

” Ciò che abbiamo a cuore è agire per l’Inghilterra. ” ” E, di grazia, cosa diamine è l’Inghilterra? – gridò stupefatto – se non io? ”

La storia è senz’altro divertente, e anzi questo è considerato il romanzo più divertente di James. Quello che non ho detto sinora è che Indignazione nasce come opera teatrale, e solo dopo è stata rielaborata in forma di romanzo. Secondo alcuni pareri, questo dà immediatezza e vivacità ai dialoghi. Io mi permetto di dissentire. Sarò un tradizionalista, ma per me il teatro è una forma di letteratura, e il romanzo un’altra, e rispondono a criteri diversi. Qui si vede troppo la derivazione dal teatro, con apparizioni e uscite di scena pilotate, con ritmi a volte da vaudeville che sono sì divertenti ma anche un po’ forzati. Ci sono opinioni diverse, e mi interesserebbe quella di altri Asinisti, anche perché fra loro ci saranno senz’altro estimatori di James. E nonostante la mia relativa freddezza, non c’è dubbio che qui stiamo comunque parlando di un maestro.

Tiresia

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