Valerie Martin “La governante del dottor Jekill”

jCalma, ” Jekill ” è scritto così nel titolo, anche se poi in tutto il libro è scritto correttamente ” Jekyll “. Una raffinata scelta di differenziazione dell’editore, o una topica clamorosa? Chiedetelo alla Bompiani, certo non è una scelta dell’autrice, perché il titolo originale è semplicemente il nome della protagonista, Mary Reilly. ( E questo è anche il titolo del film tratto dal libro, con attori di prestigio come Julia Roberts, John Malkovich e Glenn Close). Per finire con la Bompiani, Mary non è precisamente la governante, ma solo una aiuto-cameriera, anche perché è molto giovane.

Ricominciamo: quando la signora nilsson ci ha parlato di quel libro raffinato e divertente che è Longbourn House di Jo Baker – una rivisitazione di Orgoglio e pregiudizio visto dalla parte dei servitori – mi è tornato in mente che una mia amica ( che non riesco a convincere a scrivere sull’Asino, ma che dice di leggerlo: adesso vedremo! ) mi aveva parlato di un’altra piacevole parodia, appunto il Jekyll di Stevenson visto dalla sua cameriera. Il libro è divertente, meno complesso e raffinato di quello di Jo Baker, ma anche qui c’è un tentativo ben riuscito e credo storicamente attendibile di farci vedere oltre ai piani nobili anche le cucine e le soffitte di una casa lussuosa, in questo caso quella dell’alta borghesia vittoriana. La Martin miscela bene aspetti comici e aspetti drammatici: da un lato, c’è la crescente curiosità e le ipotesi più bizzarre della servitù su ciò che accade nel misterioso laboratorio e su chi sia quell’inquietante assistente ( ” non sembra affatto un gentiluomo! “). Dall’altro lato, non c’è solo la parodia: Mary è un personaggio che assume spessore, è interessante il suo rapporto con Jekyll, nel cui carattere gentile e tollerante trova la figura paterna che può compensare il suo vero padre, alcolizzato e sadico. Fra i due ci sono anche momenti di garbata tensione erotica, che fortunatamente restano solo allo stadio psicologico. Intanto, in parallelo con la vera storia, il dramma si avvia verso la sua inevitabile conclusione, ma noi lo vediamo da una prospettiva insolita.

L’idea del libro è molto bella, e la Martin ha la giusta dose di ironia per realizzarla. In una postfazione, l’autrice prende direttamente la parola e,ricorrendo al solito espediente de manoscritto ritrovato, ci dà la sua opinione: se lo sdoppiamento psicologico è plausibile e ben comprovato, è difficile credere allo sdoppiamento fisico. Un’ipotesi che avanza è che Jekyll fosse un tossicomane e Hyde il suo pusher! Naturalmente Utterson avrebbe coperto tutto per salvare la reputazione dell’amico.

Insomma, come altre riscritture, non pretende di essere un capolavoro, ma è soprattutto un omaggio a un grande libro, e il risultato è godibile e divertente. Credo che Stevenson avrebbe apprezzato. E a me ha fatto venir voglia di rileggere, dopo tanti anni, l’originale.

Tiresia

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