Andrea Vitali “Olive comprese”

vitaicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasino1936, la solita Bellano. Una vecchietta morta improvvisamente, forse perché ha mangiato un piccione avvelenato; il suo pasciuto gatto cucinato in salmì; la svitata moglie del podestà convinta che la sorella premorta si sia reincarnata in una donna dalla doppia identità, improvvisamente apparsa a Bellano; la apparente scomparsa nella guerra civile di Spagna del giovane Garibotti, le bravate di quattro giovani vitelloni del paese; le preoccupazioni di uno di questi, tornato sulla retta via, poiché la sorella -uno scricciolo tutto casa e chiesa- sta per sposare uno dei suoi ex compagni di bisboccia dallo spropositato membro (un chilo e due, “olive comprese”: tanto il peso misurato dai vitelloni). Continua a leggere

Andrea Vitali “Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti”

viticona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoCome già accadeva per Camilleri, io d’estate un libro di Vitali me lo leggo. Anche se questo non è tra i migliori, vale comunque la pena, perché ne rivela anch’esso il talento di ottimo narratore, dalla prosa fluida e scorrevole, condita da verve, ironia e un pizzico di malizia.

Vitali sembra divertirsi lui per primo a raccontare le sue storie, il che credo sia un buon fattore del divertimento altrui.

1915: il pigro tran-tran della eterna Bellano viene turbato da due eventi: la Grande Guerra, che si porta via un bel po’ di giovani, e la apertura di una nuova merceria, gestita dalla Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti, vale a dire Giovenca  (bellissima) e Zemia (bruttissima). Continua a leggere

Andrea Vitali “La figlia del podestà”

vit.pngBellano, 1931: un podestà -Agostino Meccia- furbo, autoritario e un po’ pasticcione come del resto si conviene a un piccolo gerarca fascista; una figlia ribelle e dal carattere assai pepato che si innamora del bel fornaio Vittorio che, oltre allo scarso lignaggio, ha il torto di essere il figlio proprio di colei che, anni prima, rifiutò il Meccia addirittura sull’altare; una zia spiccia, sveglia e vitale, che ai suoi tempi deve averne combinate più di Bertoldo, ben decisa a favorire l’amore fra due giovani; il progetto ambizioso del Meccia di fare di Bellano la prima stazione italiana di collegamento tramite idrovolanti; il segretario comunale Carrè che si oppone in modo muto quanto ostinato al finanziariamente insostenibile progetto; il falso pilota provetto Mazzagrossa; il volo di inaugurazione con banda, parroco e paese schierati…

Con perizia, vivacità e malizia Vitali confeziona un piacevole romanzo che scorre e va a passo di carica.

Poronga

Andrea Vitali “La signorina Tecla Manzi”

teclaDopo la lettura estiva di Camilleri, anche quella di Vitali è andata maluccio.Certamente questo è il suo libro più debole fra quelli che ho letto .  La storia è esilina e il romanzo non decolla.

Certo che però Vitali bravo è bravo.

Per esempio:

E allora, cosa stava succedendo? aveva insistito il brigadiere.

Succedeva, insomma che quella… aveva detto l’appuntato.

La signora…? aveva sottolineato il Mannu.

L’appuntato aveva deglutito.

La signora Tecla Manzi.

Signorina, era intervenuta lei.

Signorina Tecla Manzi.

Voleva a tutti i costi il maresciallo, aveva specificato l’appuntato.

A quel punto il brigadiere aveva guardato la signorina Manzi. Signorina per dire, sessant’anni li aveva tutti. Forse qualcuno di più. Portati né bene né male, era del tipo nata vecchia“.

Poronga

Andrea Vitali ” Pianoforte vendesi “

PianoAllora, stimolato dal dibattito sull’Asino, ho letto Pianoforte vendesi. Che devo dire? E’ una storia carina, leggibile, con tre o quattro personaggi ben delineati . Come lettura di svago ci si potrebbe anche accontentare. Però francamente mi aspettavo qualcosa di più. Provo quindi a esporre brevemente almeno due motivi della mia insoddisfazione.

Il primo riguarda la storia in sé: carina, accattivante, la magia della notte dell’Epifania ha attratto molti scrittori a cominciare da Shakespeare. Però qui mi sembra che siamo a metà fra il fantasy e il fumetto, detto senza offesa per nessuno dei due generi letterari, senza decidere bene da che parte stare. L’atmosfera magica dovrebbe essere data da una stella solitaria che sparisce, dalle nuvole, dalla neve … insomma, un po’ banale. Non che nuvole, stelle e neve non siano gli ingredienti giusti ma, come in cucina, bisogna poi saperli usare nelle giuste proporzioni e non mi sembra che Vitali ci riesca. C’è poi anche il fantasma vero e proprio, e qui andiamo un po’ meglio; ma se non si è creata l’atmosfera magica prima, con altri elementi, quando arriva il fantasma il gioco diventa troppo facile da un lato e troppo scoperto dall’altro. Insomma, per me quell’atmosfera di magia Vitali non è riuscito a crearla.

La mia seconda critica riguarda il linguaggio, che ho trovato un po’ sciatto. Non mi riferisco certo all’uso del linguaggio ” basso ” quando a parlare sono personaggi semplici e quindi va benissimo ( anzi, semmai mi sarebbe piaciuto un uso maggiore del laghéè ) ma piuttosto ad una mancanza di coerenza nell’alternanza fra le voci dei personaggi e la voce narrante. Il protagonista è un ladro detto il pianista per l’abilità delle sue mani. E qual è la prima azione che lo vediamo compiere nella prima pagina con quelle abilissime mani ? ” si sistema le palle “. Non mi scandalizzo certo, ma se la prima azione che fai compiere al tuo protagonista è quella, poi devi essere coerente nello sviluppo della sua personalità e non mi sembra che lo sia. Devo però confessare che il mio giudizio non è affatto equanime, perché quelle che il pianista si sistema a me sono girate poche pagine dopo, quando ho visto la terribile, ubiqua espressione romanesca-televisiva ” quant’altro ” per contrastare l’uso della quale io sarei favorevole a punizioni corporali. Ditemi voi cosa diavolo c’entra col linguaggio del lago di Lecco! ( per di più nel 1966, quando grazie al cielo quell’orribile espressione era ancora nella mente di Giove ).

 Insomma, per usare un’espressione milanese che credo che usino anche lassù, col quant’altro Vitali mi è andato giò de birlo e da lì è poi difficile farlo risalire. Ciò nonostante, tengo in gran conto l’opinione degli Asinisti, e una seconda chance non si nega a nessuno, quindi mi sono già comprato Una finestra vista lago. Che leggerò però rigorosamente sotto l’ombrellone.

Traddles

Andrea Vitali

vitalDefinirei Andrea Vitali come il Camilleri del Nord. Magari non ne avrà tutto il talento letterario, ma ha certamente un gran senso della narrazione e del ritmo narrativo (tra l’altro assecondato dal singolare formato dei suoi libri: capitoli brevissimi e a caratteri grossi; chissà se è una scelta editoriale: io penso di sì).

Scrive solo e rigorosamente di Bellano, ridente paese sul lago di Como, nel quale ambienta (almeno credo) tutti i suoi romanzi, pur riferiti a diverse epoche.

Sembra di leggere un Piero Chiara allegro, magari meno profondo ma altrettanto arguto, e più vivace.

Le sue sono piccole storie di piccole persone, con  gelosie, dispettucci, femmine ammaliatrici, bellimbusti,  traffici, sfaccendati, padri, madri, figli, zii, nipoti, tipi strani e spesso un po’ equivoci che vanno e vengono. Nessun sentimentalismo o quasi, però alla fin fine non succede mai nulla di veramente brutto. Davvero si respira la provincia italiana di Peppone e Don Camillo.

Mi è anche capitato (Traddles, lo so che farai un salto sulla sedia) di paragonarlo un po’ a Dickens, per il numero e la plasticità dei personaggi che popolano le sue scoppiettanti storielle.

Forse è vero che alla lunga rischia la monotonia; sarà per questo che il suo libro che mi è piaciuto di più (“Pianoforte vendesi”, considerato opera minore) è quello che ho letto per primo, mentre il più celebrato  “Una finestra vista lago” è quello che mi è piaciuto meno?

Comunque io a un Vitali all’anno, meglio se di estate, non rinuncio.

Oltre al “Pianoforte” consiglierei, in ordine (ma non proprio tassativo): “Almeno il cappello”, “La figlia del podestà”, “La modista”, “Il meccanico Landru”; beh, praticamente tutti quelli che ho letto.

Poronga

Andrea Vitali “Almeno il cappello”

vitaliAvrebbe potuto intitolarsi “Storia di un Bombardino” o “Costituzione e dissoluzione di una banda musicale”…. Insomma la musica, o meglio il “suonare” o il “fare musica” da parte di incredibili quanto divertenti personaggi di provincia dell’Italia fascista è il perno attorno al quale si sviluppa questo piacevolissimo romanzo di Andrea Vitali. 


Il romanzo si svolge nel periodo in cui il fascismo smontava il vecchio stato liberale, eliminando sindacati, opposizione e libertà di stampa e consolidandosi attraverso elezioni farsa come regime. Tuttavia a Bellano la vita dei personaggi del romanzo sembra svolgersi con minimi sommovimenti. Sono i piccoli  intrighi, le invidie, le rivalità, i vizi o le virtù, che, se ostentate, possono diventare pericolose, ad animare la vita di Bellano: la passione per la musica di Onorato Geminazzi, ragioniere, suonatore di cornetta e direttore della banda; l’alcolismo di Evelindo Nasazzi, virtuoso del bombardino; il manesco dispotismo di Noemi, la sua, nè bella nè brutta, seconda moglie di 20 anni più giovane; i giochi di potere del podestà Parpaiola e del giovane segretario della sezione del partito, Bongioanni; il buon senso del Pianìn, guardia municipale e suonatore di trombone; le mitiche tette di Armellina Banchieri. Questo incredibile contrasto che si coglie tra quanto sta vivendo l’Italia e la vita dei personaggi di Vitali meriterebbe forse una riflessione più profonda. 


Discorrevo qualche giorno fa con un’amica assai critica nei confronti appunto della superficialità e ripetitività dei romanzi di Andrea Vitali.

Dopo aver chiuso il libro sull’ultima pagina mi sono detto: forse in assoluto non ha torto …..

…..Ma immediatamente dopo mi sono tornate in mente le imprese di Evelindo, il mitico “bombardino” della banda, per raggirare la seconda moglie o i “duelli” cornetta bombardino con il Geminazzi e, senza poter fare a meno di sorridere, mi sono risposto che i personaggi di “ almeno il cappello” mi hanno sorpreso, divertito e spesso fatto sbellicare quindi meritano un bel “chissenefrega della superficialità sugli aspetti socioculturali della provincia nell’Italia fascista….”!

 

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