Enzo Bianchi “Il pane di ieri”

bHo iniziato questo breve libro senza sapere nulla dal suo autore, godendomi la rievocazione viva e plastica di un mondo umile ed autentico, quello della campagna del Monferrato negli anni dal ’40 al ’60.

Bianchi parla di cose umili e semplici: la vigna, il pane, il vino, il Natale, la gastronomia, le rare feste, i detti. Il tutto compone una saggezza e una sapienza semplici quanto profonde, sedimentate nel corso di generazioni succedutesi senza lasciare alcuna traccia se non, appunto, questa sapienza e saggezza collettive.

Non è per nulla una operazione nostalgica, ma piuttosto di verità, tanto più giustificata e preziosa in quanto legata a un mondo che oramai si è perso, almeno nella dimensione in cui l’ha conosciuto lo scrittore.

Al servizio di tutto ciò Bianchi mette la sua sincera, profonda e meditata partecipazione per il mondo degli umili, e lo fa in modo autentico ed essenziale. Per esempio: “fortunatamente ogni tanto un soffio di gratuità ci riporta il gusto e il sapore di una sapienza contadina che sapeva essere creativa e generosa per fare anche della propria ristrettezza un’occasione festosa di condivisione, perché da sempre i poveri sono quelli che sanno donare con gioia”.

Dopo di che ho scoperto che Enzo Bianchi e una figura forse unica: un grande uomo di fede, di testimonianza e di meditazione, capace di parlare anche a quelli che, come me, non credono.

Davvero un bel libro, che probabilmente solo uno con il retroterra del suo autore –sto ben alla larga dalla parola “background”, qui ridicola – avrebbe potuto scrivere.

Poronga

Enzo Bianchi “Raccontare l’amore”

biHo iniziato a conoscere Enzo Bianchi, priore di Bose, attraverso la trasmissione radiofonica “Uomini e profeti” a cura di Gabriella Caramore. Pur non essendo credente, ho apprezzato molto la capacità di Enzo Bianchi di commentare i Vangeli, la vita di Gesù Cristo, le sue parabole, attraverso una modalità coinvolgente, affascinante, aperta verso tutti, un linguaggio universale e mai astruso, da cui traspare la passione verso l’amore per il prossimo e verso tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, verso tutte le persone…..

Recentemente l’avevo sentire parlare alla radio del nuovo libro, “Raccontare l’amore”, dedicato al commento di  alcune parabole utilizzate da Gesù Cristo per spiegare le cose alla gente in modo chiaro, semplice e tuttavia profondo,  e non offensivo per nessuno.  Parabole che tutti conosciamo, le abbiamo ascoltate o lette decine di volte, il buon samaritano, il fariseo e il pubblicano, e simili: eppure, commentate da Enzo Bianchi, mi sembravano così nuove, così infinitamente più profonde e coinvolgenti.

Le sue  parole  facevano davvero  (ri)pensare a un modo di interpretare le cose nuovo e diverso da quello che avevo sempre frequentato e ascoltato, ovviamente in modo molto superficiale.

E quando ho visto il libro appena uscito,  ho dovuto comprarlo e leggerlo subito: certo, sentire dalla viva voce di un grande narratore  è diverso, ma le parole, la precisione martellante,  l’approccio laterale che mi avevano colpito erano  gli stessi, e così  la critica della religione in quanto fine e non mezzo, la critica dei benpensanti,  bencomportanti  o autopresunti  tali, l’apprezzamento verso i sinceri, i semplici, pur se peccatori. E poi l’amore per il prossimo,  “ma chi è il prossimo?” domanda Bianchi, costringendomi a pensare,  e chissà, a cambiare qualche volta i miei atteggiamenti e comportamenti. Certo, non in modo drammatico, però ad esempio mi sono accorto che in questi ultimi giorni, quando incrocio persone che chiedono l’elemosina, li guardo, li vedo, indipendentemente dal dare loro una moneta o meno. Prima non li guardavo.

Silver 3