Paolo Giordano “Divorare il cielo”

giord.jpgicona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoTeresa, che vive a Torino, passa parte delle vacanze nella masseria pugliese di famiglia. Qui, in occasione di una loro bravata, conosce tre ragazzi del luogo. Questo incontro le cambierà la vita, al punto da determinarla a vivere lì, trasformandosi in una sorta di contadina dalla forte coscienza ecologista.

Attraversano il romanzo un amore forte e un po’ primitivo, la vicinanza con una specie di setta religiosa raggruppata attorno a un guru che crede nella reincarnazione, il desiderio di un figlio che non viene, una oscura relazione fra i tre ragazzi e una ragazza dall’improbabile nome, la vita in una quasi comune agricola, l’impegno ecologista super-militante e che sfocia in immane tragedia. Anche il finale, non meno tragico, mi è sembrato forzato ed esageratamente simbolico, e quindi poco riuscito. Continua a leggere

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Paolo Giordano “Il nero e l’argento”

gioricona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Paolo Giordano è un bravo scrittore. Dopo il degnissimo “La solitudine dei numeri primi” e il coraggioso, e ancor più bello, “Il corpo umano” si cimenta in questo breve romanzo che, con sincera umanità e essenziale scrittura, rievoca la figura della domestica di casa, la signora A.

La signora A., ribattezzata forse a sua insaputa “Babette”, si impossessa del giovane nucleo familiare composto dal narratore, dalla moglie e dal piccolo figlio, diventandone il nume tutelare; e di vera tutela si tratta, al punto che la coppia, appassionata cliente di una dubbia rosticceria che la signora A. disapprova, acquista di nascosto cartocci di anelli di totano e seppie in pastella per consumarli a sua insaputa. Continua a leggere

Paolo Giordano “Il corpo umano”

giordanoGiordano narra -e anche la scelta del tema è meritoria- di un gruppo di soldati italiani in Afghanistan, e ne caratterizza alcuni: un tenente medico  intimamente confuso  e sofferente; un sergente   diviso fra la sua vita di soldato serio e affidabile e quella di gigolò; uno stentoreo caporale; un soldato predestinato; una soldatessa vittima di un ambiente ostile; e altri ancora.

È un romanzo corale e assorto: una malinconica narrazione della -e una amara riflessione sulla- guerra moderna, con tutte le sue noie, disagi, dinamiche al limite del patologico, drammi, lutti.

Giordano scrive veramente bene, e imbrocca dall’inizio alla fine uno stile e un ritmo narrativo felice ed efficace, che trova il suo culmine nella descrizione di una imboscata che ho trovato addirittura emozionante; come lo è il seguito di sensi di colpa, rapporti, complicazioni, che sull’onda di quell’evento vengono a determinarsi.

Un romanzo forte, maturo, e anche coraggioso; decisamente superiore all’acclamato “La solitudine dei numeri primi”.

Poronga