Barbara Balzerani “L’ho sempre saputo”

bal“La donna raccontava e io scoprivo”.

Una fiaba moderna che narra l’incontro immaginario tra due detenute.

Un incontro folgorante nello squallore di una cella tra due donne “nate su sponde opposte del mediterraneo” e che restano entrambe travolte dall’emersione di una “memoria che porta impresse altre modalità di esistenza”. Quella della “lenta storia millenaria prima della grande corsa” che si fa largo in modo del tutto inaspettato durante la gravidanza di una delle due, quella che è “a suo modo una donna in affari, capace di agire nel mercato globale tra i più remunerativi”. L’altra, cui invece era capitato di “vivere un tempo per giovani, donne, vecchi e malandati, tutti insieme e nessuno escluso”, dovrà scoprire l’inservibilità di una critica razionale ai modelli sociali ridotta “al solo aspetto economico” e quanto siano immiserite anche “le conquiste del pensiero che avevano liberato dagli assoluti della religione” dalla forza distruttrice di una “segregazione in confini angusti di un orizzonte breve”.

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Barbara Balzerani “Compagna Luna”

steccaQuesto libro è un romanzo autobiografico, e come tutti quei romanzi autobiografici che di sovente escono il libreria, ci si potrebbe limitare, dopo averlo letto, a darne un giudizio certamente più che positivo, non foss’altro che per la prosa molto accattivante con cui è stato scritto, e per lo stile narrativo davvero originale.

Però questo non è un romanzo autobiografico come tutti gli altri, perché è stato scritto parecchi anni fa da una donna che stava scontando l’ergastolo, e neppure la donna è una donna come tutte le altre, perché si tratta di uno dei principali dirigenti delle Brigate Rosse, anzi dell’ultimo di loro ad essere arrestato, dopo oltre 10 anni di clandestinità.

Anche la stessa stesura di questo libro, volendo, non è stata proprio come quella di tutti gli altri, visto che la autrice ci ha messo più di 15 anni di carcere per decidere di mettere per iscritto i tanti frammenti recuperati della propria storia da libera, e quindi sarebbe stato sciocco e riduttivo non sottolineare in premessa tutte queste peculiarità di questo particolare libro.

Ma se la genesi e la storia di questo romanzo non è stata come quella di tutti gli altri, neppure la successiva storia di questo libro è stata a sua volta come quella di tutti gli altri.

Pubblicato nel 1998 dalla importante casa editrice Feltrinelli, il libro trovò immediatamente un inaspettato e persino diffuso apprezzamento che fu tuttavia altrettanto immediatamente sbaragliato da una veemente quanto autorevole stroncatura alla persona della scrittrice prima ancora che al suo lavoro, nientepopodimeno che sulla prima pagina del più diffuso quotidiano nazionale, e così, ad onta dell’insperato successo di vendite, la Feltrinelli si decise per il pronto oblio sia del libro (che non ebbe più ristampa) sia della autrice, costretta in seguito a pubblicare i propri successivi lavori con altri ed assai meno distribuiti editori.

Ecco perché Compagna Luna riappare solo oggi in libreria, e a distanza di 15 anni dalla sua prima edizione, e solo grazie ad una piccola casa editrice indipendente (DeriveApprodi) che già in precedenza aveva pubblicato altri due suoi libri, l’ultimo dei quali, Cronaca di un’attesa, scritto proprio in coincidenza con la sua intervenuta e definiva liberazione, dopo circa 25 anni di prigione.

Perché questo libro “vecchio” di 15 anni e che narra di vicende “vecchie” di 40 anni, è ancora oggi attualissimo è presto detto, e sono le medesime ragioni che ai tempi ne contrassegnarono il suo editoriale destino.

Barbara Balzerani non ha scritto, anche se ai tempi si trovava per questo reclusa dietro quelle che sembravano imperiture sbarre, la storia delle Brigate Rosse, come ebbe immediata contezza di preliminarmente avvisare il lettore di turno, magari “attratto” da “quella” firma, esattamente come respinto da “quella” medesima firma, ebbero certamente ad essere, ai tempi, molti altri lettori di turno.

Compagna Luna è la storia di una ragazza degli anni settanta che si è trovata coinvolta come molte altre ragazze degli anni settanta in quel gigantesco conflitto sociale che ha scosso per più di 10 anni l’Italia intera (ma anche il mondo), e che ad un certo punto, a differenza di molte altre ragazze degli anni settanta, ha deciso di militare nella più importante organizzazione armata di quegli anni, e dentro la quale è rimasta fino al momento del suo arresto, anche quando oramai quel periodo storico e sociale si era da tempo concluso, come lei per prima rivela di essere stata pienamente consapevole.

Quindi è un faticoso e sofferto recupero a ritroso di sensazioni provate e vissute tanti anni prima quando l’Italia ed il mondo erano profondamente diversi, e dopo avere avuto tantissimi anni a disposizione per meditarle e rivisitarle dal chiuso di una cella, ma senza, ed è questo il maggior pregio del libro, che la parte più avanti meditata si sovrapponga mai alla parte in allora percepita.

Non riproponendosi alcuna finalità diversa da quella di una profonda e complessa auto-riflessione prima su se stessa e quindi su quel generale fenomeno politico in cui ebbe a partecipare, questo libro non poteva dunque assolvere ad alcuna aspettativa diversa da quella di fare conoscere quale fosse in allora da combattente e anni dopo da prigioniera il suo punto di vista su quanto era accaduto in primis a lei, e quindi all’intero paese.

Ha fatto bene a non avere la ambizione, seduzione da molti altri ex lottarmatisti invece inesorabilmente attinta, di raccontare la storia delle Br, perché se è vero che ogni diretto protagonista di una storia avrebbe sulla carta più titoli per riportarci quella storia, è anche vero che molto spesso sol chi quella storia non l’ha direttamente vissuta può trovare la giusta chiave per successivamente ricostruirla. Ma così facendo in realtà Barbara Balzerani, e sempre sulla carta, avrebbe fornito il migliore dei contributi possibili ai successivi “storici” di professione, perché non vi può essere miglior modo di riferire di una storia accaduta che quello di farsela raccontare ANCHE da chi contribuì a farla.

Ma questo ovviamente solo se si ha davvero voglia prima di capire e quindi di riferire cosa è successo ed in Italia, come noto, questa voglia è venuta a ben pochi.

Nel corale racconto che successivamente è stato fatto dai cantori di quel gigantesco conflitto è prevalsa, come sempre, la rivisitazione dei vincitori, e così Compagna Luna, una delle poche sincere e sofferte testimonianze di chi sin dalla prima riga non ha il timore di presentarsi come uno “sconfitto”, siccome non comprende anche una solenne e contrita auto-abiura ex tunc, a quell’uopo non serviva.

Chi invece ha ancora voglia di capire qualcosa su quegli anni importanti e su come siano potuti accadere certi percorsi personali e collettivi che pur sono accaduti e che oggi ci paiono incomprensibili, lo legga, non foss’altro che perché, come si diceva all’inizio, e come prima della scomunica di Antonio Tabucchi sul Corrierone avevano riconosciuto tutti, si tratta in ogni caso e comunque di un libro bellissimo.

davide steccanella