Alberto Arbasino “La bella di Lodi”

arbaAmbientato nella opulenta provincia lombarda degli anni ’60, questo romanzo racconta la scabra storia di sesso (sicuramente) e di amore (in fondo anche quello) fra la bella, ricca e volitiva Roberta e l’altrettanto bello, povero, ingordo, impunito Franco.

Il quale Franco viene colto mentre fruga nella borsetta della addormentata Roberta per prendere -dice lui-una sigaretta. La sigaretta si trasforma presto in ripetute e memorabili scopate (scusate, ma altro termine renderebbe meno), spesso consumate dove capita.

Arbasino è bravissimo nel raccontare il ribollire e la frenesia di quegli anni che i giovani spendono fra corse in auto, ricevimenti, feste, ville di mare e di campagna, ma anche dimostrando (e Roberta ne è un campione) un robusto e intraprendente senso pratico e degli affari. In questo contesto si colloca il rapporto fra Franco, che dopo la prima notte ruba all’amante tutto quello che può, e Roberta, che tratta l’amato come un bambino, quale effettivamente è, coccolandolo e viziandolo dall’alto della sua superiorità, anche intellettuale.

Arbasino marra attraverso tocchi rapidi, velocissimi, colorati “Vaste prospettive d’Autostrada del Sole da tutte le parti con ponti, viadotti, Pavesini, raccordi, svincoli, cartelli di ‘coupons’. Macchine che passano velocissime. Anche camion: tutto uno sfrecciare. Rimorchi, polizia stradale, famigliacce euforiche, lettori del  ‘Giorno’ e di ‘Tempo’, turisti esteri in shorts. Figure in tuta sparse nel paesaggio, celesti, gialle, bianche, verdi, piuttosto agitate”.

Simili sono i dialoghi, apparentemente per nulla curati ma in realtà, come tutto, curatissimi, svelti, spezzati, per nulla letterari, quasi ai limiti dell’intelligibilità ma in realtà chiarissimi.

Un libro singolare, sorprendente e, alla fine, decisamente bello.

Poronga