Pedrag Matvejević “Breviario Mediterraneo”

pe.pngLa lettura del bel libro di Rumiz mi ha ricordato questo straordinario libro che parla del Mediterraneo; di tutto ciò che concerne il Mediterraneo.

È un’opera caratterizzata da un grande e genuino cosmopolitismo -balsamico, in questo periodo  dagli inquietanti nazionalismi- e da un’insaziabile interesse per tutte le culture dei popoli mediterranei: si veda per esempio la vertiginosa serie di domande, così svariate ed eterogenee da essere quasi impensabili, che l’autore mette assieme alle pagine 67 e 68 dell’edizione Garzanti che io possiedo (quella della collana “Gli Elefanti” con la copertina blu).

M. riesce a dare del concetto di cultura una versione straordinariamente vitale, dandole il massimo di spessore ed estensione; cultura non è quindi solo la letteratura, le scienze, le arti che un popolo riesce ad esprimere, ma anche la lingua, gli usi, i costumi, le dicerie, le tecniche quotidiane (di pesca, panificazione, estrazione del sale, coltivazione dell’olivo o dell’arancio, produzione del catrame per le barche); è qui che M. dimostra una curiosità onnivora e una conoscenza enciclopedica.

Le rotte marinare, i traffici, gli scambi di informazione, le lingue ed in genere tutto ciò che si è evoluto e poi sedimentato in millenni viene rievocato con grande efficacia e in una dimensione (ancora) vitale.

In questo zibaldone di domande, ricordi, digressioni, si innesta -ed è forse la cosa più bella del libro- una atmosfera fatta di riflessioni assorte, e che talora assurge a livelli autenticamente poetici. M. racconta di onde, porti, isole, venti, fari, spuma del mare, bussole e altre decine di cose facendone dei soggetti viventi, ed in tale narrare, esporre, spiegare, infila considerazioni, riflessioni, commenti che meravigliano, al punto da chiedersi se queste cose M. se le è pensate prima, per i fatti suoi, in anni e anni, o -e sarebbe quasi sovrumano- in funzione del libro.

La lettura è impegnativa, e bisogna fare uno sforzo per entrare nel particolarissimo clima di quest’opera.

La parte che ho di gran lunga apprezzato di più è la prima metà (il “Breviario”); la seconda metà del libro (“Carte” e “Glossario”) mi ha interessato decisamente meno, essendo per me troppo specialistica, ma soprattutto priva di quella speciale ispirazione e poesia che caratterizzano la prima parte.

In ogni caso si tratta di un libro davvero unico nel suo genere, talora davvero splendido, imperdibile.

Poronga