Daniel Pennac “Il caso Malaussène. Mi hanno mentito”

malLo dico subito, una delusione.

Di questo romanzo, del quale è protagonista l’ultima generazione dei Malaussène, se ne poteva proprio fare a meno.

Si riconosce Pennac ma è come se lo si sentisse parlare chiuso in un barattolo di vetro: arrivano solo bisbigli.

Non racconto niente della trama -dall’andamento zigzagante e che in un contesto tutt’altro che brillante diviene solo faticoso seguire- salvo che il libro si apre con il rapimento a scopi sociali del solito top manager che dopo aver preso in mano un’azienda licenziando a destra e a manca se ne va con una liquidazione da nababbo (c’è anche un certo Alceste che ce l’ha con i genitori adottivi che gli hanno mentito ma me lo sono perso per strada).

L’idea è anche buona, ma ha uno sviluppo che la banalizza (va da sé che il “secondo me” è sempre e comunque implicito in tutto quello che scrivo).

L’allegra, colorata, originale brigata dei Malaussène è tutta presente, ma sbadita assai. C’è anche un che di autocelebrativo. L’unica che esce un po’ dal grigiore è Verdun-giudice Talvern.

L’ispirazione latita, non c’è ritmo e, francamente, sembra uno di quei sequel fatti per tirare su un po’ di grana.

Contravvenendo al catalogo pennacchiano sui diritti del lettore me lo sono letto tutto per filo e per segno (non garantisco però di avervi dedicato la massima attenzione), forse indotto anche dalla affettuosa presentazione del libro fatta da Maylis De Kerangal su “La lettura” di alcune settimane fa, decisamente più bella del romanzo.

Non ho neppure ben capito come va a finire.

Con ciò non voglio dire che questo libro sia proprio una boiata, e forse il mio giudizio sarebbe più favorevole se l’avesse scritto uno sconosciuto; però a chi non avesse letto Pennac consiglierei vivamente di leggere i primi libri della saga Malaussène, di cui questo è solo lontano parente.

Poronga

Se desideri acquistare questo libro, puoi cliccare questo link: Il caso Malaussène: Mi hanno mentito (Il ciclo di Malaussène)

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