Antonio Pennacchi “Canale Mussolini”

canNon avrei letto questo libro se non lo avessi trovato in offerta a 4 euro; e invece è un libro  decisamente bello.

Innanzitutto Pennacchi è un ottimo narratore; in secondo luogo racconta una grande epopea familiare, dai primi del ‘900 fino al termine della seconda guerra mondiale, interessante e avvincente.

La famiglia protagonista sono “i Peruzzi”, mezzadri nel ferrarese, che come tutti gli umili dell’epoca conducevano una vita così costretta nel bisogno e nella fatica che parole come “libertà” o “diritti” erano, per l’appunto, solo parole.

Come altre centinaia di famiglie contadine del nord-est italiano i Peruzzi vengono trasferiti nell’agro pontino appena bonificato (in effetti un’opera quasi titanica e che viene raccontata molto bene); a ogni famiglia viene assegnato un lotto con la prospettiva di poter diventare proprietari di una terra ora fertilissima.

È ovvio che ciò provochi la totale adesione di questa gente al fascismo (“sia chiaro che eravamo fascistissimi”, dice il narratore, che solo alla fine si scopre quale membro della famiglia Peruzzi sia), il che determina l’aspetto più interessante del romanzo, ossia la narrazione di un ventennio conclusosi in modo dolorosissimo da parte di gente che fu fascista e fedele al fascismo fino all’ultimo. “Ognuno ha le sue ragioni” è la frase ricorrente del libro, e la narrazione ne dà continuamente conto.

Pennacchi è un tipo ruvido e senza peli sulla lingua; in certi punti è anche troppo spiccio, ai limiti del qualunquismo. Però è uno coraggioso, documentatissimo sui fatti, sia quelli comuni (magistrali sono ad esempio certi racconti sull’arte contadina o su quella di costruire strade), sia quelli storici, ed è capace di raccontarli con un’efficacia tale da farli quasi rivivere -compreso il tantissimo sangue che scorse- anche a noi che, per fortuna, a quell’epoca non c’eravamo.

E poi ci sono una serie di piccole ma grandi figure: il nonno e la nonna (la protagonista principale del romanzo) Pericle, la Armida, Temistocle, Paride, la Bissola e una serie di altri personaggi di questa famiglia patriarcale, che si incrociano con figure storiche, compresa quella di Mussolini e di altri importanti gerarchi fascisti, realmente esistiti; per esempio a un certo punto Pennacchi racconta di una inaugurazione cui era presente un gerarca che per un incidente era tutto bendato (“sembrava Tutankamen”): sono andato a cercare su Internet le foto dell’evento dove in effetti si vede benissimo un tizio in alta uniforme fasciato come una mummia.

Poronga