Catherine Dunne “Il viaggio verso casa”

viaFamiglia, famiglia, famiglia. Sentimenti, sentimenti, sentimenti. Brava. Ma che noia.

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Catherine Dunne “Quel che ora sappiamo”

duPatrick e Ella, coppia -soprattutto lui – non più giovane, al ritorno da un giro in barca trovano il loro figlio Daniel impiccato (non vi rovino nulla: sono le prime tre pagine del libro).

Da qui C.D. prende l’abbrivio per raccontare la lunga storia di Patrick, l’amore per la prima moglie, i rapporti difficili e talora burrascosi con le tre figlie (specie la prima, una vera rompiballe), l’incontro con  Ella, la insperata e inattesa nascita di Daniel, ragazzo gentile, sensibile e di talento, con la passione per la musica, il disegno, la fotografia, la natura, le uscite in barca a vela.

Come può un ragazzo del genere essersi lasciato andare a un gesto così estremo e, a prima vista, incomprensibile?

Lo scopriremo insieme ai due genitori, in un percorso doloroso ma per loro necessario.

Devo dire che non ho trovato questo romanzo un granché: cioè Dunne è una brava scrittrice, attenta e sensibile narratrice di sentimenti e relazioni personali, soprattutto all’interno della famiglia e nelle vicinanze immediate.

Però questa alla lunga trovo sia una dimensione troppo chiusa, insistita, e alla fine ombelicale: tutto si svolge un po’ come entro una bolla, e quello che succede fuori (nei paesi, nelle città, nel mondo) viene escluso, sembra quasi non interessare, al punto che a stento si capisce che il libro è ambientato in Irlanda, più o meno ai nostri giorni.

Si piange un sacco, e sarebbe interessante tenere la contabilità delle volte in cui Patrick si ritrova con il fazzoletto in mano.

Comunque la parte migliore del romanzo è senz’altro l’ultima.

A meno che non mi pervengano segnalazioni entusiastiche da persone di cui mi fido, credo che sia largamente sufficiente leggere di C.D. il celebre “La metà di niente”, molto più riuscito e senz’altro consigliabile.

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