Victor Hugo “Notre-Dame de Paris”

hugoicona-voto-asino2icona-voto-asinoicona-voto-asino2Sull’onda dell’emozione per il tragico incendio, ripesco nella memoria – la mia copia
del libro è, come quasi sempre, introvabile – le impressioni suscitatemi molto tempo fa dalla lettura di Notre-Dame.

Voglio cominciare però dicendo qualcosa su Victor Hugo. Perché io in genere non amo molto gli scrittori francesi dell’Ottocento, e ancor meno il Romanticismo; e Hugo è il capofila degli scrittori francesi di quel secolo, ed è unanimamente considerato il padre del Romanticismo francese, del quale ha scritto quello che ne è sostanzialmente il manifesto. Eppure, ho simpatia per Hugo, per la sua vita
coraggiosa e per il suo impegno civile e politico, che ne fanno lo scrittore tuttora più
amato in Francia. Non solo romanziere, ma poeta, drammaturgo e scrittore civile,
impegnato in battaglie di libertà, attivista contro la pena di morte – bellissimo il suo
romanzo-pamphlet “L’ultimo giorno di un condannato a morte” – è senza dubbio il
miglior rappresentante dell’intellettuale impegnato a 360 gradi nella società
francese ed europea del diciannovesimo secolo. Il suo impegno nelle battaglie
anticlericali e per la secolarizzazione hanno esercitato un influsso durevole nel fare
della Francia una società laica. Continua a leggere

Victor Hugo “I miserabili”

mis.jpgicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Questo romanzo ha esattamente gli stessi pregi e difetti de “L’uomo che ride“, ma secondo me distribuiti in modo diseguale, cioè a tutto vantaggio dei secondi.

Hugo è trombonesco, debordante, insistente, ma qui lo è oltre misura. Soprattutto quando si tratta di preparare e sottolineare gli snodi narrativi e i “punti forti” H. è quasi impossibile da leggere: fluviale, interminabile, gigionesco al punto di risultare a volte molesto se non proprio mortifero, bombarda il lettore con tirate gonfie ed eloquenti, bersagliandolo con raffiche di aggettivi  e elenchi interminabili, processioni di domande retoriche; in una parola, estenuante. Continua a leggere

Victor Hugo “L’uomo che ride”

hu.jpgicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoNon perdetevi questo romanzo che secondo me costituisce il capolavoro, decisamente superiore al pur più noto e celebrato “I miserabili”, di un vero gigante della letteratura mondiale.

Dalla scrittura debordante e abnorme, compiaciuto, torrenziale, autoreferenziale, innamorato di sé: in una parola, insopportabile. Insopportabile se non fosse stato il genio che fu.

Lento, lentissimo, costruisce però un plot da fare invidia al più consumato e geniale dei giallisti.

Il romanzo, ambientato nell’Inghilterra a cavallo fra il 6 e il ‘700, inizia con toni drammatici e scuri (altra caratteristica del Nostro e l’incapacità di usare, o meglio l’aborrire, i mezzi toni: tutto è sublime o orrendo). In una notte da tregenda dei misteriosi e inquietanti personaggi si imbarcano su una nave: sono degli avventurieri di varie nazionalità, tipi loschi e cattivi. Nell’imbarcarsi lasciano a terra un inerme bambino di 10 anni: il capo dei manigoldi semplicemente scalcia via la passerella e lascia lì il piccolo, solo, al freddo e alla fame. Continua a leggere