Mercè Rodoreda “La piazza del diamante”

rodoredaNatalia è una giovane e bella popolana che vive a Barcellona negli anni ’30. Protagonista indiscussa del romanzo, è una figura addirittura memorabile, pur non essendo certo la sola (Quimet, Antoni, Rita sono altri personaggi di resa assai felice).
Rodoreda utilizza il punto di vista di Natalia (l’io narrante), e centra una scrittura semplice, elementare, propria di una persona umile. Disegna in tal modo un personaggio e uno stile che fanno tutt’uno: fresco, vivace, dolce e sbrigativo insieme, di grande intensità ed efficacia.
È un romanzo sulla vita degli umili, sulle cose semplici, belle e brutte, sulla pace e sulla guerra, sulla gioia e sulla disperazione, che talora assurge ai vertici espressivi altissimi, come quando Natalia porta il figlio in colonia. Natalia descrive la resistenza disperata del bambino, la altrettanto disperata sua fermezza, e racconta quando, lasciandolo, si gira a guardare e lo vede “in piedi, dall’altro capo della terrazza, tenuto per mano dalla maestra, senza piangere e con la faccia da vecchio”.
Una menzione speciale anche per Marco Lodoli, autore di una bellissima recensione del libro, in cui tra l’altro scrive che: “Chi ha capito di più, scrive meglio. Chi sa, sa raccontare”.
Gabriel Garcia Marquez dice che questo è il più bel romanzo libro spagnolo dalla guerra civile in poi; e se lo dice lui…

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