Aldo Busi “Le consapevolezze ultime”

busicona-voto-asino2Torna il Barabino/Busi del bellissimo “Seminario della gioventù”, già recensito.

È sempre linguacciuto e incontenibile, ma visibilmente appesantito dagli anni e soprattutto a corto d’ispirazione.

Busi è un uomo decisamente colto e intelligente (lo vidi per caso qualche anno fa ad “Amici” di Maria Filippi tenere al giovane pubblico una dissertazione letteraria bellissima e che mi lasciò a bocca aperta, soprattutto per il contesto), ma qui mi sembra rimanga prigioniero e vittima del suo personaggio e delle sue manie. Continua a leggere

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Aldo Busi “Seminario sulla gioventù”

busiTrovo sul “Corriere” di oggi una quasi entusiastica recensione di Aldo Grasso all’ultimo libro di Aldo Busi “Vacche amiche” e mi viene in mente questo romanzo letto anni fa.

La gioventù descritta è quella di Barabino, il nomignolo dato da bambino al protagonista del romanzo che si svolge tra il paesino natio di Montichiari, Milano, Parigi, con qualche puntatina in altri luoghi famosi.

Dopo lo splendido capitolo di apertura, nel quale in una ruspante provincia campagnola Barabino scopre e subito ostenta la propria omosessualità, Busi proietta il sé narrante in una girandola caotica di incontri, rapporti, avventure e sventure.

Gli ingredienti sono tanti e ben assortiti: una specie di gran macedonia colorata e gustosa con un che di irrequieto e febbrile che a me ha ricordato (addirittura) certe atmosfere celiniane.

E così si segue il protagonista nei suoi molteplici e improbabili lavori (cameriere, fattorino di banca e fotocopiatore, ballerino), nei suoi incontri da eterno mantenuto col pittore Macigna, il “faraone” Adel, il misterioso “Comare Volpe”, fino allo stranissimo ménage a trois con Arlette, Genevieve e Suzanne, tutte e tre in odore di lesbismo. In particolare spicca il rapporto con Arlette, sorta di bambina-mantide che, innamorata di Barabino, lo ospita per lungo tempo costringendolo a notti insonni nelle quali lo fa parlare e vagare per Parigi, cercando di circuirlo.

In questa atmosfera, sovraeccitata ed eternamente fuori dalle righe Barabino-Busi esibisce la sua natura genuina di checca disincantata, vitale ed ironica fin dai suoi giovani anni; ma anche di persona straordinariamente colta, acuta e profonda.

Busi si dimostra comunque un eccellente narratore -i capitoli 1 e 7 ne sono eloquente testimonianza-, capace di fulminanti ed eleganti aforismi, e rende con grande efficacia e senza vittimismo alcuno una condizione certamente difficile, specie trent’anni fa, nella quale trova il coraggio di sbertucciare la normalità e, al contempo, di rievocare gioiosamente le proprie disavventure, quali ad esempio il sequestro nello sgabuzzino zeppo di fagioli in scatola di Macigna.

Il libro mi è decisamente piaciuto e, chissà perché, non ne ho letti altri.

Poronga