Bjorn Larsson “La lettera di Gertrud”

larssicona-voto-mezzoasinoAvevo molto amato Larsson dai tempi di “La vera storia del pirata Long John Silver” (1998) e poi anche “Il porto dei sogni incrociati” (2001), poi molte delusioni, una flebile speranza di recupero con “Raccontare il mare” (2015),  fino alla definitiva caduta con questo “La lettera di Gertrud” che non esito a definire offensivo per la sua superficialità.

Sembra scritto da un dodicenne con una infarinatura dei crimini compiuti dai nazisti verso gli ebrei, un dodicenne che osserva quello che si dicono i suoi genitori e cerca di metterlo per iscritto….  No, un dodicenne scrive meglio, è più spontaneo! Larsson conferma la teoria già vista per molti altri scrittori che non si può scrivere così tanto senza scadere. Ovviamente ho chiuso con questo Autore. Continua a leggere

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Björn Larsson “Il porto dei destini incrociati”

larssMarcel, capitano di una nave mercantile, è un abilissimo e imperturbabile marinaio che non ha e non vuole avere radici.

La prima parte del romanzo racconta di quattro diversi scali di Marcel in occasione dei quali incontra quattro persone: la bella, giovane e modesta barista Rosa Montero; Medame Le Grand, ancora piacente vedova di un uomo di mare che offre generosa ospitalità a tutti i marinai di passaggio e che di tutti redige una scheda per preservarne la memoria; Peter Sympson, gioielliere irlandese che vive in modo totalizzante il mondo delle pietre preziose; Jacob Nielsen, un ingegnere informatico che dopo aver fatto parecchi soldi smette di lavorare e tenta di sostituire ai rapporti reali, per lui fallimentari, quelli informatici, con lo scopo di “lasciare una traccia di sé su tutti i computer del mondo”.

Marcel li strega tutti, al punto che li ritrova tutti a quattro ad aspettarlo, ciascuno per autonoma iniziativa, in uno scalo dove essi speravano sarebbe passato.

Marcel decide di ospitarli a bordo per una crociera di una settimana che, dal successivo sviluppo dei fatti, sembra una sepcie di viaggio iniziatico di tipo esperienziale, o qualcosa del genere.

Il romanzo si chiude con Marcel che si allontana, solo soletto, su una barca a vela per destinazione ignota.

Decisamente Larsson non fa per me.

Questo romanzo, che parte bene ma poi costantemente cala,  ha un carattere fiabesco e Marcel è una creatura di sogno, come fin troppo spesso L. ci ricorda (sintomo di scarsa fiducia nella efficacia di quello che racconta e in come lo racconta?).

Complessivamente mi è sembrato una libro abbastanza goffo e banale, nel quale i risultati rimangono molto al di sotto delle intenzioni.

Poronga

Björn Larsson “Il Cerchio Celtico”

cercUlf, uno skipper svedese che vive a bordo della sua barca a vela, il Rustica, in una fumosa e algida notte invernale incontra a bordo di un traghetto uno scozzese di nome McDuff; questi gli parla di uno skipper finlandese di nome Pekka che a bordo del suo catamarano solca i mari del Nord in compagnia di una misteriosa donna.

Raggiunta la sua barca, Ulf convince Torben, suo imperturbabile amico, raffinato enologo ma a corto di esperienze marinare, a imbarcarsi con lui in un giro per i procellosi e pericolosi -specie di inverno- mari del Nord per far luce sulla strana e oscura vicenda che il misterioso McDuff gli ha accennato.

Correndo seri rischi personali Ulf e Torben scoprono l’esistenza di una organizzazione segreta, il Cerchio Celtico, che si sta armando con il sogno di ridare autonomia e indipendenza ai popoli celtici di Scozia, Galles, Irlanda, Francia e Galizia, oppressi e in lotta per mantenere la loro cultura e identità.

Al centro vi è la bella Mary, dal celtico fanatismo, amata da McDuff di un contraccambiato ma impossibile amore (che bene non ho capito perché sia impossibile), che rischia più volte la vita per poi andarsene verso un nuovo amore e una nuova esistenza.

Il pregio del romanzo mi è parsa la presenza del Rustica, che ne è uno dei protagonisti principali, insieme ad alcune descrizioni di Ulf/Larsson, che su una barca ha veramente vissuto per alcuni anni, circa la vita di mare: “Essere lontani da tutto come si è solo in mare e l’attimo dopo sentirsi forse più a casa che in qualsiasi altro posto“; “Dopo una mezz’ora sono entrato nel ritmo della navigazione notturna, con quella strana sensazione di trovarsi in uno spazio vuoto di emozioni”; “Tra il sole e l’isola di Coll si ammassavano nuvole pesanti, illuminate dal basso in tutte le sfumature del rosso. Anche il mare aveva il colore del sangue. Le isole erano croste bruno-rossastre. Era dolorosamente bello”.

Per il resto il libro mi ha deluso: in particolare la trama, con tanto di decapitazioni, riti esoterici, cupe congiure, mi è parsa alquanto scombiccherata e decisamente poco avvincente.

Come giallista Stieg Larsson batte Bjorn Larsson 4 a 0.

Poronga

Björn Larsson “Raccontare il mare”

larsPer chi, come me, vive in una cittadina di mare e ha imparato fin da bambino ad andare a vela più o meno come i bambini terraioli imparano ad andare in bicicletta, i romanzi di Larssson ( permettetemi: quello vero ) sono una gioia. In molti di essi la navigazione ha un ruolo importante, come in Il cerchio celtico o Il porto dei sogni incrociati, per non parlare ovviamente di La vera storia del pirata Long John Silver. Ma a me piace provocare i miei amici, e allora ho scelto il meno amante del mare e delle barche di tutti, gli ho dato da leggere un libro in cui Larsson non si limita a usare il mare come sfondo delle sue storie, ma scrive un vero manuale di navigazione ( La saggezza del mare ) e persino questo mio amico scettico e terraiolo come pochi ha dovuto ammettere che Larsson ha una capacità quasi senza uguali di descrivere e fare amare il mare.

Questo libro è una raccolta di prefazioni che Larsson ha scritto a libri che parlano di mare, ma è anche l’occasione per riassumere molti anni di meditazioni e di ricerche sulla letteratura di mare, e non solo. Larsson è un personaggio davvero curioso ed eclettico: oltre che uno scrittore, è professore di letteratura e grande giramondo, tanto che ha vissuto per anni su una barca divenuta in tutto e per tutto la sua casa. Come professore ama la letteratura ma ne sa parlare in modo semplice e non accademico; come navigatore, ama il mare ma non lo mitizza e fa scelte pragmatiche ( ad esempio, confessa senza pudori che nei momenti di difficoltà avrebbe pagato qualunque cifra per essere al sicuro in porto e, divenuto padre, ha preferito tornare a vivere sulla terraferma ).

Raccontare il mare è interessante soprattutto perché demolisce alcuni luoghi comuni diffusissimi sulla letteratura di mare, a partire addirittura dall’Odissea. In realtà, dopo molte ricerche, Larsson conclude, con un apparente paradosso, che contrariamente all’opinione comune il mare non è una grande fonte di ispirazione per l’immaginario degli scrittori, almeno non quanto dovrebbe per l’importanza che ha avuto la navigazione nella storia umana. A parte le ovvie eccezioni – Melville, Stevenson, London, Conrad e anche questi con diversi distinguo – pochi scrittori si sono davvero ispirati al mare. Con molte migliaia di cargo che navigano su tutti i mari, e molte centinaia di migliaia di marinai o lavoratori portuali, perché la letteratura non sembra essere interessata? E ancora, ” il settore delle navi da crociera ha avuto una crescita mai vista. Perché non si dovrebbe scrivere un romanzo che racconti questa vita, magari mettendo in scena un capitano tristemente romanzesco come Schettino? ” E perché i resoconti degli avventurosi navigatori di oggi, solitari o no, generalmente non sono letteratura ma cronache spesso noiose?

Fino a qui ho parlato solo di quella che Larsson chiama ” Prefazione alle prefazioni ” perché è provocatoria e stimolante. Poi ci sono le prefazioni, tutte interessanti. Vengono esaminate opere di Conrad, Maupassant, Childers, e fin qui ci siamo. Poi una vera delizia: un’analisi del diario di bordo di Cristoforo Colombo. Segue Joshua Slokum, un navigatore solitario che però, al contrario di molti altri, sa anche scrivere. Poi un’altra delizia, un’analisi della pirateria classica e di quella odierna. Seguono due scrittori che non avevo mai sentito: uno italiano e ligure, Biamonti, e l’altro svedese, Martinson. Quest’ultimo ha vinto il Nobel e dalle cose che dice Larsson sembra veramente un peccato non leggerlo, ma purtroppo nemmeno una riga è stata tradotta in italiano. E si finisce con un altro classico del genere, Alvaro Mutis. In chiusura, c’è una postfazione che è anch’essa un gioiello: la descrizione, senza retorica, di una tremenda tempesta vissuta fortunatamente in porto, ma non per questo priva di pericoli, e tutti gli accorgimenti che decenni di esperienza hanno suggerito a Larsson ( e una critica garbata ma decisa a chi non sa come comportarsi non solo in mare, ma neppure in porto ).

Insomma, ci sono almeno due categorie di lettori che dovrebbero leggere questo libro: chi ama il mare – ed è disposto a scoprire che forse la letteratura ama il mare meno di quanto lui creda – e chi ama la letteratura.

Tiresia