Jeffery Deaver “La luna fredda”

je.pngDi Deaver avevo letto “Il collezionista d’ossa”, trovandolo un capolavoro del genere giallo-poliziesco. I medesimi protagonisti agiscono anche in questo libro: si tratta del criminologo tetraplegico Lincoln Rhyme e della detective Amelia Sachs, che “presta” il suo corpo e i suoi sensi a Lincoln per svolgere indagini su crimini praticamente irrisolvibili, ma non per loro.

In questo caso si tratta di un serial killer che uccide le proprie vittime in modi lenti e crudeli, lasciando sulla scena del delitto un particolare orologio.

Ai due inquirenti si aggiunge una terza figura assai felice, ossia Kathryn Dance: così come Lincoln e Amelia sono due draghi nel ricercare e interpretare gli indizi fisici -anche quelli apparentemente più tenui e insignificanti- che sempre rimangono sul luogo del delitto, Kathryn è straordinariamente brava nel condurre interrogatori di imputati e testimoni, ossia proprio le fonti di prova che Lincoln ha sempre rifuggito ritenendole scientificamente inattendibili e fuorvianti.

Ma è proprio attraverso un approccio scientifico che K. riesce ad ottenere risultati sorprendenti: si tratta della analisi cinesica che, previa una mappatura delle caratteristiche salienti del soggetto intervistato, studia e correla fra loro una serie di indizi (la postura del corpo, i movimenti delle mani e degli occhi, il tono della voce, le parole scelte, i concetti espressi ecc.) per poi, grazie a una capacità di ricezione, analisi e sintesi che Kathryn possiede in misura eccezionale, comporre una specie di libro aperto. Se qualcuno mente, Kathryn se ne accorge, individuando con certezza il punto su cui si è mentito.

Deaver fa di K. una figura emblematica che si basa innanzitutto su “ l’arte dimenticata di ascoltare”; al punto che  “Kathryn non capiva certi genitori che sembravano convinti che occorressero la magia o la psicoterapia per scoprire che cosa volevano i loro figli. Bastava chiederglielo e ascoltare attentamente le loro risposte“.

Raccontare la trama significa rovinare il gusto della lettura, perché il romanzo è interamente basato sulla creazione di realtà tanto evidenti quanto apparenti, nel rincorrersi di una spettacolare serie di colpi di scena.

Su questo punto Deaver è veramente geniale. Si tratta però di una genialità della quale mi è parso che Deaver finisca per rimanere in qualche modo vittima. Non siamo in altre parole di fronte alla perfezione che mi è parso contrassegnasse “Il collezionista”.

Mostruoso infine è il livello di conoscenza e approfondimento di fatti e nozioni che l’autore e la sua équipe (alla fine vi è un elenco di ringraziamenti che lascia attoniti) dimostrano.

La trama del romanzo non si chiude. Posso sbagliarmi ma mi paiono evidenti le ragioni commerciali di un sequel. Ho quindi trovato la cosa un po’ irritante.

Poronga

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