Ho difficoltà a parlare di questo libro.
Dico subito che, comunque sia, Albert Cohen è un grande scrittore: efficace, fantasioso, smagliante.
Cohen mette su un mattone di oltre 800 pagine che, ripensandolo a posteriori, è proprio sconcertante: in qualche momento francamente noioso (il monologo col quale Solal conquista Ariane, oppure la descrizione del preagonico languire del loro amore: meglio saltare, una volta capita l’antifona); tutto sommato abbastanza squilibrato (la pur bellissima prima parte rimane abbastanza isolata dal resto del romanzo; le parti dedicate agli zii di Solal, anche se quantomai gustose, non si capisce bene cosa ci stiano a fare nella complessiva economia del libro); e, come se non bastasse, svolgente tesi banalotte (il “normalizzarsi” dell’amore nella quotidianità; l’importanza in amore della bellezza fisica; l’impossibilità di vivere un amore non socialmente approvato). Continua a leggere