Jennifer Egan, “Il tempo è un bastardo”

eganUn romanzo insolito e originale.
Non c’è un protagonista vero e proprio, quanto una serie di personaggi che vengono colti, senza nessun ordine cronologico, in alcuni momenti delle loro vite.
Il tempo (ma poi in fondo è così bastardo?) viene dalla autrice spostato avanti indietro senza molti complimenti, talora con improvvise e vertiginose accelerazioni narrative. La storia, in fondo, è quella di una rock-band il cui leader (il fuoriclasse e pazzo Scotty) finisce per condurre una vita grama, e il cui membro più sfigato (Bennie) raggiunge ricchezza, successo, agi. Molto spazio è dedicato alla musica, presenza quasi costante.
Ci sono due capitoli magistrali e bellissimi: il 6° che descrive l’incontro fra Bennie e Scotty nel sontuoso ufficio del primo, e il 9° che racconta l’incontro fra un giornalista e una stellina del cinema. C’è anche un capitolo stranissimo, il 12°, dove un difficile e delicato rapporto genitori/figli è raccontato attraverso parole e grafici.
Una citazione: “… capivo una cosa che quasi nessuno sembrava afferrare, che c’è una differenza infinitesimale, una differenza che quasi non esiste, se non come invenzione della mente umana, tra lavorare in un grattacielo di vetro verde in Park Avenue e raccogliere spazzatura in un parco. Anzi, forse la differenza non esiste proprio”.
Degno premio Pulitzer 2011.

Poronga

Annunci