Dominique Manotti “Oro nero”

ma.pngPer gli amanti del poliziesco questo Natale doveva essere dedicato all’ultimo libro di Don Wislow. Io l’ho lì, ma ho preferito vedere la prima uscita di Dominique Manotti con Sellerio.
Manotti è autrice francese di polizieschi definiti economico-finanziari, a me piace per lo stile asciutto e le influenze latine nelle descrizioni di luoghi e personaggi. C’era poi il fascino dell’ambientazione marsigliese, dove il commissario Daquin è trasferito dal Libano.
È una specie di prequel (rispetto ai precedenti del commissario), perché la storia è ambientata nel 1973, con l’esplosione della crisi petrolifera, il blocco dei prezzi imposto dalle 7 sorelle, il ruolo dell’Opec e dei non allineati. Quello che succede da quell’anno in avanti è Storia, ma è anche lo spunto per la storia del poliziesco.
L’oro nero del titolo è proprio il petrolio, intorno alle cui vicende si muovono omicidi che sembrano regolamenti di conti, o meglio che tutti, polizia, stampa, governo, vogliono far credere tali.
La postfazione spiega molto di alcune vicende della storia, concentrata nel mese di marzo del 1973 (dall’1 marzo all’1 aprile).
Daquin, commissario omosessuale nella polizia marsigliese degli anni ’70, è un bell’investigatore, acuto, razionale, che mette insieme le cose e ha qualche necessario colpo di fortuna.
La descrizione di Marsiglia non ha la passione di Izzo, ma fa capire gli intrecci tra delinquenti con un passato nella resistenza (molti di origini e con radici ben salde in Corsica – anche in Caccia al ladro, il film, i delinquenti della costa azzurra sono corsi che avevano partecipato alla resistenza), l’origine del traffico di stupefacenti, gli affari commerciali nel mediterraneo e, appunto, il traffico di petrolio.
In tutto questo un giovane commissario capisce tutto e …
Confesso che nei polizieschi/gialli i francesi mi appassionano più degli italiani, mi sembrano più “strutturati”, con più conoscenza e riflessione.
Questo ne è un bell’esempio
Estemp