Halldór Laxness “La base atomica”

base2Come, credo, tutti gli Asinisti, sono un lettore dilettante, e non ho quindi il riflesso dei lettori professionisti di incasellare le mie letture in schemi precostituiti. Così, ho dovuto leggere parecchie pagine di questo libro prima che mi si accendesse una lucina: ma questo è un romanzo di formazione! Poi però ho almeno in parte capito le ragioni della mia lentezza: i protagonisti dei romanzi di formazione, almeno che io mi ricordi, sono sempre uomini, mentre qui finalmente è una donna. Anzi, a ben vedere  si può dire che c’è anche la formazione di uno Stato che aveva appena raggiunto l’indipendenza dopo 700 anni di dominazione straniera.

Halldór Laxness è il grande maestro della letteratura islandese del ‘900, la sua vita copre tutto il secolo, dal 1902 al 1998, e ha meritatamente vinto il Nobel nel 1955. Di lui avevo già letto 4 romanzi, con interesse ma senza mai esserne pienamente soddisfatto. Rivedendo le mie note di lettura, avevo scritto per esempio, di Il concerto dei pesci ” la storia non è appassionante ma è scritto eccezionalmente bene “; di Gente indipendente avevo scritto addirittura ” non mi è piaciuto, ma è un capolavoro “. Forse mi darete dello schizofrenico, ma credo che a molti lettori sia capitato qualcosa del genere, e che siate in grado di capirmi.  Nel concreto, quel libro non mi era piaciuto come romanzo in sé, ma riconoscevo la sua importanza come opera di letteratura storica e sociale e la maestria nella scrittura.

Finalmente con La base atomica trovo un libro che è allo stesso tempo un’opera che continua l’impegno patriottico di Laxness ma anche un bellissimo romanzo. E lo è grazie alle due affascinanti protagoniste, la giovane Ugla e la giovane nazione islandese. Il libro è stato scritto a caldo, siamo nel 1946-47, è da poco finita la guerra mondiale ed è iniziata la guerra fredda, l’Islanda ha finalmente conquistato l’indipendenza e gli Stati Uniti vogliono arruolarla nella Nato e installarvi una base atomica. Ugla è una ragazzina che arriva a Reykjavik dalle sperdute valli del Nord, con poca istruzione formale ma una brillante intelligenza, viene in città per guadagnarsi da vivere come domestica, ma soprattutto per imparare a suonare l’harmonium. E’ proprio grazie a questa sua passione che viene in contatto con ambienti intellettuali ed anticonformisti, sullo sfondo della protesta popolare contro gli insediamenti nucleari in Islanda. Intanto lei, da ingenua contadina diventa una giovane donna consapevole del mondo che le sta intorno.

Il personaggio di Ugla è molto affascinante, sembra davvero uscita dalle antiche saghe nordiche, il libro mantiene dopo quasi 70 anni la sua attualità, affronta con grande modernità  tematiche femministe, politiche e sociali  ma allo stesso tempo si sente il richiamo alle antiche saghe islandesi che, almeno su di me, hanno sempre esercitato un forte fascino.  Il tutto filtrato dalla grande abilità di scrittore di Laxness, che sa lanciare frecciate anticonformiste e fustigare con grande ironia la classe dirigente, quello strano miscuglio di alta borghesia e aristocrazia che dominava un piccolo paese. E che è terrorizzata dai comunisti ma ancor più dalla cultura ( ” non sarai una di quelle che stanno sempre immerse nei libri, spero. ” Ovviamente lei ammette candidamente di sì ). O pensate all’impatto, nel 1947, di frasi come queste: ” Non esiste altra perversione sessuale che il celibato ” ” Ti amo, ecco perché non pretendo niente da te ” ” Ti amo, ecco perché non voglio sposarti “. Infatti Laxness ha subito non poche censure in patria e all’estero, ma ciò non gli ha impedito di vincere il Nobel dando lustro alla sua piccola ma fiera nazione.

Traddles

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