György Konrad ” Partenza e ritorno “

konradPer fortuna riescono ancora a sopravvivere i piccoli editori. Io non avevo mai sentito nominare né le edizioni Keller né lo scrittore ungherese György Konrad. Ho scoperto entrambi con questo breve, interessante romanzo autobiografico. Konrad è stato una figura importante del dissenso , costretto a diversi periodi di esilio e tornato stabilmente in patria soltanto dopo la caduta del regime comunista. Qui però ci parla di un’altra esperienza, ancora più tragica: di come lui, bambino ebreo undicenne, scampò per un solo giorno, grazie ad una provvidenziale partenza dal suo villaggio natale, ad un viaggio senza ritorno ad Auschwitz. L’argomento può sembrare già ampiamente esplorato, ma qui ce ne parla uno scrittore di valore, che rivive le sue esperienze di bambino e ce le fa vivere attraverso i suoi occhi. Per esempio sentite questo brano:

” All’età di undici anni, il quindici maggio, capii che mio padre non era più mio ma della Gestapo. Uscì dal cancello del giardino fra gendarmi e ufficiali tedeschi e io vidi dal balcone la sua schiena per la prima volta leggermente curva fra le baionette. “. E ancora: ” Mio padre non guardava né a destra né a sinistra, non lo salutava nessuno e lui non  salutava nessuno. Guardare le espressioni di conoscenti che incrociano qualcuno accompagnato da persone armate è assai istruttivo. Mio padre conosceva tutti quelli che gli venivano incontro, ma non sentiva il bisogno di salutarli, camminava come se fosse una comparsa in un film. “.

Tutti i bambini del suo villaggio verranno sterminati ( bastava un gesto di Mengele, che selezionava solo gli adulti in grado di lavorare ), Konrad si salva rifugiandosi da una zia a Budapest e vivendo per otto mesi, fino all’arrivo dei Russi, in continuo pericolo. Altra riflessione che mi sembra valga la pena di  riportare:

” In caso di pericolo l’essere umano diventa pragmatico e pensa alla morte solo se si presenta concretamente, come quando gli viene puntata una pistola alla tempia. In quell’istante si rende conto che è possibile morire. Poiché si diventa adulti nel momento in cui ci si confronta con la propria morte, io sono adulto dall’età di undici anni Può succedere anche prima, o più avanti con l’età, o anche mai. “.

I Russi scacciano i nazisti dall’Ungheria nel gennaio del 1945, ma in questi otto mesi Konrad, oltre ai pericoli vissuti, ha anche visto l’indifferenza o la aperta complicità di molti Ungheresi, pronti a mandare a morte dei compatrioti ebrei e a spartirsi i loro beni. Ma beffardamente, quando a marzo torna a scuola, gli viene assegnato un tema dal titolo Perché amo la mia patria.

Nelle ultime pagine Konrad parla brevemente della sua vita dopo la guerra, di quando a volte tornava al villaggio natale in cerca di ricordi, e chiude amaramente così:

” Da bambino sapevo chi abitava in quelle case ma già allora, negli anni Settanta, i nomi sulle targhe non mi dicevano nulla e trovavo conoscenti solo al cimitero. ”

Tiresia

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