Daniel Defoe “Robinson Crusoe”

DefoeChe dire di questo famoso romanzo che forse non avevo mai letto? Fondamentalmente che racconta una storia bellissima: l’irresistibile richiamo per l’avventura di uomini che, come Crusoe, partivano per viaggi che duravano anni e dai quali avevano buone possibilità di non tornare; le alterne vicende del protagonista, che neppure il raggiungimento di una discreta fortuna in Brasile arresta;  il naufragio;  la lunga, tenace ed inesausta lotta per conquistare pezzetto per pezzetto dei minimi ma essenziali agi, che induce Robinson a considerare che “Tutta la nostra scontentezza per ciò che non abbiamo mi parve derivare dall’ingratitudine per ciò che abbiamo”; gli enormi sforzi con i quali Robinson si inventa cacciatore, muratore, contadino, sarto, vasaio, fornaio, pellettiere, pastore ecc.; l’incontro con Venerdì e lo svilupparsi del rapporto umano con questi; la liberazione dall’isola dopo quasi trent’anni, la gran parte dei quali passati in assoluta solitudine.

Oserei dire che è decisamente più bella la storia di come essa viene raccontata, né sembra che a Defoe neppure importasse granché raccontarla “bene”; la sua grande vocazione giornalistica si vede anche qui, anche se a dire il vero in certi punti il libro è un po’ naif (esempio: “ In breve impallidii e mi sentii venir meno; e se il vecchio capitano non fosse corso a prendermi un cordiale, credo che l’improvviso impeto della gioia avrebbe sopraffatto la Natura ed io sarei morto sul colpo”).

Ho trovato un po’ stucchevoli le insistite riflessioni di ordine religioso del protagonista (Provvidenza in primis), per quanto più che comprensibili nel contesto narrativo. Nonostante questo Defoe non ha remore nel raccontare le serie difficoltà incontrate da Crusoe nell’illustrare a Venerdì i dogmi religiosi (Venerdì gli fa delle domande cui Robinson non sa rispondere), e dimostra una grande intelligenza e coraggio nell’illustrare che non esistono uomini superiori e inferiori, come testimonia il passaggio di Venerdì dalla condizione di selvaggio antropofago a quella di uomo civilizzato.

Poronga

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