Eduardo De Filippo “Le voci di dentro”

edoardoParlare di teatro; della scrittura teatrale, perché no?

È letteratura, per sua natura, agita…che non lascia spazio agli orpelli della descrizione; punta dritta all’essenziale, come se dovesse scavarsi fino a raggiungere una forma pura.

Eduardo è uno di quelli che più riesce in questo: dall’azione del banale quotidiano, da un ragù sul fuoco, o da un presepe in costruzione, riesce a evocare mondi profondi dell’essere.

Con Le Voci di Dentro va oltre: qui il punto che fa muovere l’azione è addirittura un sogno, qualcosa che non c’è, che non si vede; eppure la sua forza ha un riverbero tanto grande da far traballare due famiglie, e i singoli componenti di esse.

Eduardo lima le parole, misura i silenzi e gli sguardi in maniera tanto precisa che riesce a rendere la visione del suo spettacolo sulla pagina scritta.

Questo è un testo che rimbomba dentro, che colpisce.

Alberto Saporito, protagonista della vicenda, accusa la famiglia Cimmaruta (sua vicina di casa) di aver commesso un delitto atroce. Colpo di scena.

La famiglia in questione viene portata in commissariato e di lì a pochi minuti, il dubbio: Alberto non sa più dire se il delitto è solo frutto di un sogno.

Questo secondo colpo di scena è raggelante, quasi ironico, paradossale…tant’è che da vita a una divertita processione dei singoli membri della famiglia Cimmaruta che si accusano l’uno con l’altro parlando con Alberto.

La critica è chiara, e viene portata presto al suo estremo: nessun delitto è stato realmente compiuto, ma il fatto ha scatenato l’odio represso di persone comuni che, per mantenere la loro fragile stabilità familiare, preferiva tenere tutto dentro.

Ma le voci di dentro sono ben altre: sono i corpi invecchiati che, avendo troppo ascoltato, non vogliono più parlare (bellissimo il personaggio dello zio di Alberto Saporito: ha deciso di smettere di parlare e si esprime solo scoppiando petardi); e quelle voci che vengono dai sogni, voci che dicono il vero (anche se il vero è tramutato, traslato), voci che possiamo ascoltare o zittire.

Eduardo ci parla di voci, e della loro assenza; Eduardo ci parla di sordità, e della paura di ascoltare.

Leggere De Filippo arricchisce perché è un vero autore classico, un artigiano della parola semplice e grezza che sa vestire di tanto, tanto altro.

michele