David Grossman “Applausi a scena vuota”

grossL’ultimo romanzo di Grossman è piuttosto diverso dai precedenti, ma ne conferma senz’altro la statura come uno dei massimi scrittori contemporanei. Di Grossman ho letto diversi libri, senza mai esserne deluso, a cominciare da quello che molti considerano il suo capolavoro, Il libro della grammatica interiore, ma a me è piaciuto anche di più Qualcuno con cui correre. In qualche modo Applausi a scena vuota è anche un gioiello di virtuosismo letterario: si svolge tutto in un’unica sera in un teatro, dove un comico dall’affabulazione debordante parla per ore, raccontando di tutto, alternando barzellette, ricordi personali, giudizi politici ed episodi della vita sua e della sua famiglia in un incalzante monologo. Tutto all’insegna di una sfrenata scorrettezza politica, sessuale, razziale; ma il segno del grande scrittore sta proprio nel fare queste cose senza mai cadere nella volgarità. Del resto sappiamo benissimo quanto Grossman sia impegnato nel dialogo fra Israeliani e Palestinesi, e dunque le battute razziste, contro gli uni e gli altri, assumono piuttosto un significato di monito; e lo stesso vale per le battute sessiste. Come poi Grossman riesca a non superare quel confine che farebbe cadere molti altri nella volgarità becera, è il segreto delle sfumature letterarie.

Un altro aspetto interessante di Applausi a scena vuota è che abbiamo un doppio punto di vista: oltre a quello del comico, c’è quello di un suo vecchio compagno, giudice in pensione, che non lo vedeva da quarant’anni. Il comico gli ha telefonato, pregandolo di venire a vedere il suo spettacolo. Il giudice, sorpreso, accetta l’invito e all’inizio è disorientato, ma mano a mano che lo spettacolo va avanti capisce che sul palco va in scena la vita stessa del suo vecchio amico, e con questa anche la propria. Questo secondo punto di vista, che interviene di meno ma non è meno importante, dà al libro un fascino particolare e come ho già detto è segno di grande virtuosismo letterario. Del resto, a ben vedere, i punti di vista sono addirittura tre: Il nostro comico ha imparato fin da bambino a camminare sulle mani, e l’ha fatto spesso anche nei momenti meno opportuni, suscitando le ire dei normali deambulanti sulle gambe. Vedere le cose da questa prospettiva rovesciata è una metafora trasparente di un mondo dove non è che vada proprio tutto bene, e anche qui Grossman sa incuriosirci e farci pensare.

Insomma, un libro profondo, ironico, struggente, malinconico che offre diverse chiavi di lettura. Io l’ho finito da 48 ore e continuo a pensarci e a trovare nuove idee stimolanti e possibili interpretazioni alternative. Infatti preferisco fermarmi qui e non entrare troppo nel dettaglio, nella speranza che altri Asinisti lo leggano, offrano le loro interpretazioni e se ne possa discutere. Comunque leggetelo, non resterete delusi. Al minimo, anche solo a una lettura superficiale, sarà almeno come aver passato una serata in un cabaret di qualità, uno Zelig delle serate più riuscite.

traddles

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