Paula Hawkins “La ragazza del treno”

ragaAlcuni giorni fa leggevo di un saggio che spiegherebbe i motivi alla base del successo dei best-seller. A giudicare dall’articolo mi è sembrato che il libro non spieghi un bel nulla, riuscendo solo ad allineare una serie di banalità che, per di più, i fatti spesso smentiscono.

A me comunque le ragioni del successo dei best-seller, specie quelli degli ultimi anni, diventano sempre più oscure e imperscrutabili, come mi ha confermato la lettura di questo romanzo, cui mi sono accinto su consiglio di una mia amica.

Rachel è una sfiorita ragazza trentenne: ha un matrimonio fallito alle spalle, una speranza di maternità frustrata, ha perso il lavoro (ma nessuno lo sa), ha serissimi problemi di alcol, sta finendo i suoi pochi risparmi, vive da ospite mal tollerata presso una amica, è sola solissima. Insomma, un disastro.

Finge di andare al lavoro prendendo tutti giorni il treno per Londra. Il treno, ovviamente puzzolente e sempre in ritardo, si ferma spesso davanti a una casa molto vicina a quella in cui Rachel ha abitato con il marito Tom. Durante queste soste Rachel vede una coppia di giovani che le appaiono felici, sereni e belli, e si inventa per loro tutta una storia, a partire dai loro nomi.

Dal lento sviluppo della narrazione si apprende però che i due non sono felici affatto, come non lo è l’altra coppia che entra nel romanzo, formata dall’ex marito di Rachel e dalla sua nuova compagna, che naturalmente gli ha dato quel figlio che Rachel non ha avuto, e che tra l’altro è anche molto più bella di lei.

Nel corso di tutto il romanzo non vi è nulla non dico di bello, ma di appena decente: solo donne fallite, tradite e traditrici e uomini lontani, violenti, falsi e predatori; e coppie che si detestano, spiandosi di nascosto nelle rispettive caselle di posta elettronica.

La resa psicologica dei personaggi mi è sembrata alquanto grossolana, il racconto lento e insistito, la trama avventurosa (si può uccidere qualcuno con un cavatappi?) il tono lagnoso (questa per me la cosa peggiore), il pathos inesistente, al punto che i pur truci e raccapriccianti fatti che avvengono cadono nell’indifferenza (si intende, la mia).

Insomma, una palla pazzesca.

Premesso che ho orrore dello snobismo intellettuale, che non so se trovare più irritante o ridicolo, non riesco però minimamente a spiegarmi come questo romanzo, complessivamente triste e pesante, possa essere piaciuto non ad alcuni -cosa sempre possibile- ma a un sacco di persone.

Qualche suggerimento?

O non ci ho capito nulla io?

Poronga

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