Mario Vargas Llosa “La casa verde”

casaNella foresta amazzonica peruviana, in un tempo non ben definito, si svolge questo romanzo che parla dei difficili rapporti fra le tribù indigene e i colonizzatori: quelli che fanno incetta delle ricchezze locali, perlopiù caucciù e pelli, quelli civilizzatori (fra loro un manipolo di missionarie), quelli che lì si sono stanziati e in qualche modo vivono.

Il racconto è fluviale ma si fa veramente fatica a seguirlo, sia perché la descrizione degli eventi e dei personaggi che ne sono protagonisti è affidata a repentine indicazioni narrative, che rimangono però annegate nel fluire delle parole; sia perché si passa continuamente da un piano narrativo a un altro, al punto che talora nella stessa pagina si alternano, senza alcun avvertimento, conversazioni diverse, intarsiate fra di loro.

Insomma, si richiede al lettore un grande sforzo di attenzione che però secondo me non è premiato dai risultati raggiunti, al punto che, giunto quasi alla fine del romanzo, non ho proprio avuto più voglia di continuarlo.

In definitiva tutto mi è sembrato abbastanza nebuloso, non ho neppure ben capito che cosa ho letto, e comunque non ho trovato in questo romanzo nulla di veramente bello, tranne forse una certa atmosfera ipnotica e febbrile che credo sia la ragione per la quale mi sono comunque sciroppato trecento pagine.

Era andata decisamente meglio con “La città e i cani”, considerato il capolavoro di V.L., che se avevo apprezzato, non mi aveva certamente mandato in estasi.

Forse un altro premio Nobel mal dato.

Poronga

Annunci

Mario Vargas Llosa “Il sogno del celta”

celtaQuesto libro è uscito ormai cinque anni fa. Pur apprezzando Vargas Llosa e avendo letto la maggior parte delle sue opere, questa l’avevo lasciata stare, forse perché appartiene a un genere – la biografia romanzata – che non amo troppo. L’occasione per prenderla in mano mi è stata offerta da Björn Larsson, che ne parla nel suo recente Raccontare il mare. Devo dire che il libro non mi ha convinto, anche se Vargas Llosa è certamente un grande scrittori e lampi della sua arte appaiono spesso anche qui.

Siamo nel 1916. Il protagonista, l’irlandese Roger Casement, personaggio storico reale, è rinchiuso nella Torre di Londra ( nel 1916!? pensavo non fosse più usata come prigione dai tempi di Shakespeare! ) in attesa di esecuzione per il ruolo avuto nelle rivolte irlandesi contro la Gran Bretagna.Mentre gli amici lo vanno a trovare e gli assicurano che faranno di tutto per annullare la condanna a morte, riviviamo la vita di questo personaggio formidabile. Arriva in Africa ventenne, lavora con Stanley ( quello di Dr. Livingstone, I suppose? ) poi resta nel Congo belga per venti anni, facendosi paladino dei diritti degli indigeni e mettendo a nudo i disastri del colonialismo. Sarà che, essendo in Congo, ce l’ha soprattutto con i Belgi, ma gli Inglesi, che pure non sono innocenti in fatto di colonialismo, lo nominano console e gli danno addirittura il titolo di Sir. Nel frattempo conosce Conrad, che lo stima molto – vero: ci sono delle lettere a dimostrarlo – e dichiara addirittura che Roger deve essere considerato come il co-autore di Cuore di tenebra – questo credo che sia frutto della fantasia di Vargas Llosa.

Dopo essere diventato una celebrità per le sue denunce del colonialismo, e dopo una breve parentesi nell’Amazzonia peruviana come rappresentante del governo britannico, Casement torna in patria e diventa un attivista della causa irlandese, fino al suo arresto e alla condanna. Come detto, il personaggio è formidabile, la sua biografia è appassionante, appaiono diverse figure di rilievo – fra le altre, il maggior poeta irlandese, Yeats – ma a mio avviso come romanzo non decolla. Non che Vargas Llosa non abbia scritto dei bellissimi romanzi, ma qui, forse proprio per l’impegno politico, mi sembra che non riesca a fondere bene le due parti di biografia e di narrazione. Mi costa dirlo, perché io apprezzo molto Vargas Llosa, e forse questo libro è la prima delusione che provo, ma credo che questo sia un romanzo in qualche modo incompiuto. Detto volgarmente: né carne né pesce.

A fronte di ciò, va detto anche che ci sono comunque aspetti apprezzabili. Dal punto di vista letterario, a me è piaciuto molto il rapporto fra il condannato e il suo carceriere, lo sheriff. Inizialmente quest’ultimo disprezza Roger, lo considera un traditore e si dichiara felice del fatto che finirà sulla forca; poi, poco a poco, vengono fuori gli aspetti umani e la relazione assume caratteri profondi e commoventi. E in ogni caso la biografia di Roger Casement è veramente affascinante, e chiunque sia interessato alla storia dell’Africa – e dell’Irlanda – nel periodo a cavallo fra ‘800 e ‘900 potrà leggere senz’altro con piacere Il sogno del celta.

P.S. scusate la mia solita pignoleria, ma certa sciatteria da parte di editori rinomati grida davvero vendetta. In quarta di copertina si parla di ” Un’avventura che inizia in Congo nel 1903… ” In realtà, Casement arriva in Congo nel 1884, altrimenti non avrebbe potuto passarci tutto quel tempo. L’equivoco nasce dal fatto che naturalmente chi scrive le quarte di copertina non ha il tempo di leggere i libri, e uno dei primi capitoli comincia così: ” Il viaggio del console britannico Roger Casement sul fiume Congo, cominciato il 5 giugno 1903… “. Faccio un appello agli scrittori: non usate mai la tecnica del flash-back, potreste trarre in inganno i poveri redattori!

Tiresia

Mario Vargas Llosa “L’eroe discreto”

VargaCinquanta anni dopo quello che resta probabilmente il suo capolavoro, ” La città e i cani “, Vargas Llosa riesce ancora a scrivere un libro che, anche se non ha la freschezza delle sue opere giovanili, ha ancora la capacità di sorprendere, divertire e commuovere.

In questo libro abbiamo due storie che procedono in parallelo per buona parte della narrazione, e solo verso la fine si intrecciano. La prima storia ci parla di un uomo semplice ma dalla volontà fortissima, che non cede alla richiesta di pagare il pizzo, e da lì vede la sua vita sconvolta, deve prendere atto che molte cose sono diverse da come credeva che fossero, ma resta fermo nella sua determinazione di non cedere al ricatto. Lo fa per rispetto della memoria del padre, contadino analfabeta che si è sottoposto a enormi sacrifici per assicurargli un avvenire, e gli ha lasciato come eredità questo insegnamento: non permettere mai a nessuno di metterti i piedi in testa.

Nella seconda storia gli eroi sono addirittura due: uno per niente discreto, anzi volitivo, e l’altro invece discreto come appunto richiede il parallelismo fra le due storie. Il primo è un anziano e ricco imprenditore che, disgustato dalla rapacità e dissolutezza dei due figli gemelli, sposa la sua cameriera e lascia a lei il suo patrimonio; il secondo è un suo amico e collaboratore, uomo colto e dai gusti intellettuali raffinati. All’inizio cerca di dissuadere l’amico, ma quando capisce che lo scandaloso matrimonio non è dovuto a demenza senile ma a veri sentimenti, coraggiosamente lo aiuta, sopportando una notevole e prevedibile serie di guai, ma senza mai rimpiangere di averlo fatto, per puro senso di amicizia e perché ritiene giusto punire i due sciagurati gemelli.

Le due storie sono entrambe molto ben scritte, potrebbero benissimo articolarsi in due romanzi separati, ma è interessante il loro svolgimento parallelo e il loro fondersi in un finale che possiamo leggere in modi diversi sul perché il romanzo è impostato su questa struttura duplice. Io scelgo la spiegazione più semplice: Vargas llosa aveva due belle storie da raccontare, due personaggi che, seppur diversi per formazione e ambiente sociale, hanno ambedue un corretto senso morale, e ci vuole mostrare che seguire i propri  princìpi può portare, almeno qualche volta, a un esito pieno di ottimismo e di speranza. Il tutto scritto molto bene e con grande ironia. Per uno scrittore quasi ottantenne, che potrebbe riposare appagato sugli allori del Nobel, non è poco.

P.S. Aggiungo una piccola soddisfazione personale, che voglio condividere con chiunque abbia la casa piena di libri ( ” piena di libri “, ahimé, può voler dire qualsiasi numero superiore a 50 ). L’eroe della seconda storia ha suo malgrado a che fare coi gemelli, i quali oltre che malvagi sono stupidi, e non è mai riuscito a capire chi dei due sia il più stupido. Quando, con fare fra il mellifluo e il minaccioso, si recano a casa sua, si sente fare da uno dei due la fatidica domanda che ogni amante dei libri – in era pre-digitale – si è sentito fare: ” Quanti libri! Li hai letti tutti? “, e decide con sicurezza ” Il più idiota è questo. “.

Traddles